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venerdì 21 novembre 2008

Tutti Pazzi per Obama? Sicuri Sicuri?!?!

Trento, 14 novembre 2008

Barack Obama è un uomo fortunato: ha una bella famiglia, un carisma evidente, ed un pregevole eloquio. Alcuni, mentre predicava dal palcoscenico, dicono di averlo visto tremolare in una luce irreale, avvolto da un intenso profumo di rose. Senza contare che è un uomo sportivo, con una buona professione ed un’esperienza di vita guadagnata sulle strade delle periferie americane. Mica bazzecole. Come se non bastasse gode incondizionatamente dell’appoggio e dell’ammirazione innamorata di tutta la stampa mondiale che conta.

Manca dunque la canonizzazione, poi il quadro sarà completo: Barack Obama potrà librarsi nel cielo di Washington su ali d’angelo, con il beneplacito di tutti gli osservatori europei. I quali, spesso, delle vicende politiche d’oltreoceano, non c’indovinano molto. Ma, coerentemente, ora che il pupillo ha stravinto le elezioni, non perdono occasioni per innalzargli un qualche inno. E dunque, via, con la beatificazione completa del neo – eletto presidente, con la fiumana di lettere di lode al Cielo per il cambiamento epocale, i discorsi di Barack in prima pagina dei quotidiani, striscioni e la solita accolita di rockstar che strapazza una chitarra festeggiando la fine della tirannia. Curioso che un politico si veda erigere monumenti ancor prima di aver emanato un solo provvedimento.

Giustamente, mi permetto di dissentire dinanzi a quest’orgia di entusiasmi. Innanzitutto perché credo sia prematuro ed ingenuo lodare la presidenza che deve ancora iniziare. In secondo luogo perché la memoria talvolta gioca brutti scherzi.

Era infatti il 2000, quando Bush, per una manciata di voti, superava Al Gore e veniva proclamato Presidente degli U.S.A. A costui, dagli stessi giornali che ora vanno in brodo di giuggiole a sentire nominare Obama, veniva rimproverato, su tutto, il suo consenso alla pena capitale.

Eppure, non s’è mai letto su queste testate una semplice verità: Obama è tendenzialmente favorevole alla pena di morte. Ovviamente, nessuno ha levato alcuna critica a tale proposito…

Ma è soltanto una delle tante notizie passate in sordina dalla stampa europea, così come la non contrarietà del neoeletto presidente al commercio libero delle armi in piena tradizione a stelle e strisce, come il suo approccio aggressivo in politica estera. Tanto aggressivo che il Washington Post (schierato, tanto per cambiare, pro – Obama) ha dovuto riconoscere che se esso fosse stato seguito in Iraq, si sarebbe andati incontro ad un massacro ben peggiore di quello causato dalla “surgery” (la tattica che, lentamente, sta dando dei risultati tangibili in tema di pacificazione) del gen. Petraeus, sostenuto da Bush.

Sono conscio di incorrere nel medesimo errore contestato poc’anzi: il giudizio prima del fatto. Ma credo sia doveroso mettere in luce che, come spesso accade, il “quarto potere” faccia credere l’incredibile a molti. Come ritengo doveroso riconoscere che, a parere mio, l’elezione del primo presidente nero è un fatto altamente positivo. E’un segno di cambiamento ed un deciso passo verso l’integrazione e la soluzione del problema razziale, ancora incandescente pochi anni fa negli U.S.A.

Mi auguro solo che fra quattro anni si possa scrivere bene di questa entrante presidenza. Che non si debba constatare amaramente che solo la crisi economica abbia istillato la voglia di cambiamento nell’elettorato U.S.A.

Il giudizio sulla Presidenza Obama lo si darà dunque sui fatti.

I quali, finora, non sono certo rassicuranti. Verso la minaccia atomica di Ahmadinejad, infatti, i toni utilizzati non divergono per nulla da quelli consueti di Bush. Per non parlare della dissennata iniziativa che circola negli ambienti vicini ad Obamaland, ossia quella volta a togliere qualsiasi limite alla sperimentazione sugli embrioni. Senza contare che con il paventato “Freedom of Choice Act” si introdurrebbe la liberalizzazione completa dell’aborto, anche in forme abominevoli, tipo l’aborto parziale. Insomma, non c’è che dire una vera soluzione da macellai. Macellai democratici, ed affascinanti, ma sempre macellai.

Se un buon giorno si vede dal mattino, c’è da preoccuparsi seriamente.



                  Cons. Pino Morandini

lunedì 6 ottobre 2008

L'esclusione (temporanea) dell'UDC

Trento, 2 ottobre 2008

Ok che l'esclusione (almeno fino a contrari pronunciamenti del T.A.R.) dell'U.D.C. dalla competizione elettorale ha suscitato, persino nei neo – alleati una ventata di risate mica da ridere. Non lo diranno mai, chiaro, ma con ogni probabilità ciò è successo...

Ok che un po' di sano umorismo alleggerisce l'anima, ma umoreggiare come fa il Principe Vescovo Dellai dalle pagine de “L'Adige” di mercoledì scorso, mi pare eccessivo.

Quantomeno, manca del dono della sintesi: per riassumere ciò che il suo esecutivo (non) ha fatto di buono in politica famigliare, si potevano usare sei lettere, anziché quella lunghissima teoria di righe. Bastava dire “niente”, ed ecco bella pronta un'esaustiva radiografia dell'ultimo paio di legislature.

Ad essere sinceri, temo d'essere eccessivamente drastico. Non è stato fatto proprio “niente”. Sono stati fatti danni con comportamenti commissivi, che è anche peggio.

Prescindo del tutto dalla concezione dellaiana che porta a bollare come “propagandistiche” certe manifestazioni popolari volte non solo a manifestare delle situazioni d'oggettivo disagio, bensì anche a proporre una cellula di società in contro tendenza rispetto a ciò che va tanto di moda al giorno d'oggi. E senza discriminare alcuno per le sue inclinazioni affettive e/o sessuali, ci mancherebbe altro!

Dellai, tuttavia, pare troppo intimamente intriso d'una concezione ideologizzata della famiglia, per ammetterlo. E qui temo molto pesino certe alleanze atrofizzate un pochino troppo a sinistra...

Il Governatore, comunque, non molla l'osso, e pacatamente, serenamente, tesse un idilliaco fotogramma della società tridentina. Brama di voti? Ottimismo ingiustificato?

Il sottoscritto vede con molta poca fiducia una Provincia che da brava pioniera delle mattanze, ha introdotto il veleno contrabbandato sotto la scritta “R.U. 486” . Dove la Giunta ha, ripeto per l'ennesima volta, abolito di fatto la pensione alle lavoratrici ed ai lavoratori casalinghi. Dove sono stati sistematicamente respinti tutti i miei provvedimenti volti a garantire le cure dentarie ai meno abbienti, un'assistenza socio – sanitaria di migliore qualità agli anziani...Dove ci s'è fatti beffe dei provvedimenti presentati dal sottoscritto, unitamente a molti colleghi, in materia di prevenzione dell'interruzione volontaria della gravidanza, in piena attuazione di quella sgangherata legge che è la 194/78. E molto altro ancora...

Forse, se si guardasse alle vittime del sabato sera, al consumo di droga, al numero degli aborti, alla solitudine in cui sono costrette coloro che intendono portare a naturale compimento una gravidanza difficile, la drammatica solitudine degli anziani, il menefreghismo che circonda plumbeo coloro che soffrono la crisi o a malattia, la vecchiaia, l'emarginazione in un modo che non è portato alla ribalta dagli stregoni dell'informazione...forse il quadro non sarebbe così ottimistico.

E credo che ciò abbia radici in si contingenze culturali, economiche, sociali. Ma ritengo che anche la classe politica abbia le proprie responsabilità. Chi ignora i provvedimenti urgenti a favore della popolazione per offrire consulenze a pioggia o per edificare faraonici templi della tecnica, per inondare gli occhi di fumo, implicitamente offre ipso facto un modello culturale. Rafforzato in più dall'affermazione d'un individualismo sfrenato che si fa beffe della tutela della vita umana e della dignità della persona, in ogni campo. E contrabbanda sotto un edulcorato pietismo socialdemocratico la mannaia del boia.

Per smentire ciò non basta un poco significativo dato sull'associazionismo giovanile, o su altri ammenicoli...Perché qui 'ode fin troppo forte l'inquietante affermazione dello storico Marc Bloch, allorquando sentenziava che “Se le i fatti contrastano con le idee, tanto peggio per i fatti..”.

Ed i fatti non sono proprio quelli elencati dal Governatore. Chi ha lottato con me in Consiglio, nel mondo associazionistico, per le strade, a contatto con i soggetti dimenticati negli ultimi dieci anni di dellaiana oligarchia, lo sa bene.

E sarebbe l'ora che si lacerasse questo menzognero velo.

Oppure gli illusionisti del “quarto potere” continueranno ad appiattirsi e ad appiattirci sulla “profezia” di Bloch?

Cons. Pino Morandini


Solidarietà a Dal Rì

Trento, 29 settembre 2008

La vicenda U.D.C. rappresenta davvero il paradigma di ciò che una certa gestione ha provocato all'interno del mio ex partito.

Non solo. L’epilogo, o quasi, sembra sia l’ora del regolamento di conti. Si sa, la struttura antropologica del capro espiatorio è da sempre presente nelle vicende umane, e Renè Girard ne sa qualcosa...Uomini fra gli uomini, alcuni esponenti U.D.C. non si sottraggono alla tentazione di scaricare addosso a qualcuno la responsabilità di quanto è avvenuto.

E così, è stato accusato il segretario Paolo Dal Rì d'aver distrattamente omesso l'autentica che ha dato causa all'invalidità della presentazione della lista.

Personalmente, non ho per nulla condiviso la gestione politica di Dalrì, apparsa complice di un’oligarchia che di fatto ha dominato il partito sino a condurlo ai recenti ben noti accadimenti.

Quando quell’oligarchia ha deciso il salto della quaglia, s'è accorto pure lui che il limite della decenza era stato oltrepassato. Da un bel pezzo, a dire il vero...

Probabilmente dopo le consultazioni di ottobre egli si sarebbe dimesso da segretario. Rimane, certo, il mistero di chiedersi come mai non lo abbia fatto prima.

Ma da qui ad accusarlo di un sabotaggio, sia pure involontario, alle liste del partito, ce ne passa. Ed è un passaggio molto eloquente a proposito di certi sistemi.

Voglio comunque manifestare solidarietà, sincera e non ipocrita, a Paolo Dal Rì.

Personalmente, non credo ad una parola delle accuse che gli ha mosso chi di lui s'è servito fino a ieri. Non ci credo per nulla.

Tutto ciò non fa che avvalorare la scelta compiuta dal sottoscritto e dai suoi amici: quella di abbandonare quell'U.D.C ridotto a parodia di se stesso. Certo, non è stato indolore abbandonare il simbolo bianco - scudato a me caro da sempre.

Ma, dato che l'alternativa era vestire quel simbolo assieme a chi non fa che tradirne gli ideali, – al punto da aver fatto ingresso in una coalizione che si è spesso dimenticata dei principi che per decenni hanno incendiato gli animi dei militanti dello scudocrociato – oppure, scegliere di continuare a perseguire gli ideali in un partito dove sia concretamente possibile metterli in atto, non ho avuto esitazione.

Giacché le coalizioni non sono che strumenti per attuare un programma, e quest'ultimo è una sintesi delle anime delle stesse, è evidente come, in questo frangente, scegliere il centro – destra od il centro – sinistra non sia una scelta neutrale. E' una scelta di merito.

Ho scelto il centro – destra non per ideali astratti. Parlo infatti di tutela della vita umana in ogni condizione, della tutela della famiglia, dei lavoratori, degli anziani; dello sviluppo e delll'effettività dell'assistenza sociale, di una sanità a misura di persona sofferente... Tra un partito che ha tradito la propria storia e la possibilità concreta di continuare a lottare per questi valori, be’...non ho avuto dubbi.

E' per questo che ho scelto di candidare nel centro – destra. Convinto che l’apporto del sottoscritto e dei suoi amici e sostenitori possa giovare ad una coalizione che si propone alla guida del Trentino. Se premiato dal voto popolare, il centro – destra farà di tutto per invertire la rotta. Tutelando la vita umana, la famiglia, il lavoro, gli anziani, i malati, le casalinghe, gli ospedali periferici, le comunità esistenti nelle vallate; ...e non nel chiuso dei programmi o nei proclami. Bensì andando incontro alle reali esigenze della popolazione della nostra Provincia.

Per un Trentino più democratico.

Cons. Pino Morandini

venerdì 12 settembre 2008

L'UDC e Dellai: il perché d'un'unione impossibile e profondamente sbagliata

Trento, 20 agosto 2008



1. La storia, la cultura, l’identità dell’U.D.C.

E’ la storia, ben rappresentata dal simbolo dello scudo crociato, di chi ha inteso dare rilevanza pubblica, attraverso la politica, ai valori cristiani, nella convinzione della loro positività per tutti. E’ la cultura della centralità della persona umana, fin dal concepimento e in tutte le altre fasi difficili della sua vita: da quella centralità si misura la reale solidarietà verso i più piccoli e i più deboli. E’ la collocazione dell’U.D.C., decisa dalla gente nelle ultime elezioni provinciali, nella coalizione di centro – destra ed alternativa al centro – sinistra, che a tuttoggi resta tale, – tant’è che è alleato col PD – nonostante le mutate apparenze. Collocazione non geografica, ma di contenuti: che fa della tutela e promozione dei valori non negoziabili il punto di partenza includibile per costruire una società più umana e più giusta. E da qui, a cascata, ricevono beneficio tutti gli altri settori: economia, sanità, anziani, turismo,ecc.

Credere nella vita umana e nella famiglia, attraverso cui passano l’educazione, la cultura ed il vincolo tra le generazioni – valori universalmente laici – è dare un carattere di laicità all’ispirazione cristiana: cioè non imporre né la fede né l’ideologia, ma semplicemente riconoscere che i valori che incontriamo nella vita del popolo sono stati generati da una fede viva.

Questo è sempre stato il percorso ed il metodo dell’U.D.C. e dei cattolici impegnati in politica che hanno inteso restare fedeli alla loro appartenenza ed alla loro identità. E su questo si sono trovati uniti cattolici e culture non ostili al pensiero sociale cristiano, considerata la laicità dei suoi valori di riferimento.

2. E’ possibile questo con Dellai ed i suoi alleati? No, per una serie di motivi.

a) In primo luogo, perché la gestione delle Giunte da lui guidate ha posto seriamente al Trentino un problema di democrazia, ingabbiando la comunità dentro una ragnatela che sta minando la stessa libertà politica. Lo dimostra, ad esempio, il PATT, i cui vertici scelgono il carro di chi governa per non perdere posti al sole, mentre la base è in gran parte alternativa al centro – sinistra. Lo dimostrano le scelte di futuri candidati, anche qualche Sindaco, che, pur di sedere accanto a chi detiene il potere rinnegano la propria appartenenza ed il proprio pensiero. E grande onore ai pochi Sindaci che si dissociano da ciò.

b) In secondo luogo, per aver portato al governo del Trentino una sinistra (la Cogo capofila) connotata fin troppo spesso da una mentalità fortemente ideologica (v. ad esempio il caparbio sostegno alla RU 486); accentratrice, come testimonia la legge sulla cultura e connotata da sperpero di pubblico denaro attraverso inaugurazioni, rinfreschi, ecc.

Il tutto ben sorretto – a partire dalla bocciatura di provvedimenti tesi a servire i valori non negoziabili – dal sostegno della Margherita (oggi UPT, ma non cambia la sostanza) come quelli diretti a ridurre gli aborti (Consiglio provinciale, 17/05/06); a sostenere la famiglia di cui agli art. 29 e segg. Costituzione (Consiglio provinciale, 05/12/07); a proporre il buono scuola (Consiglio provinciale, 26/07/06); a contrastare i PACS (Consiglio regionale, 13/02/07).

Per non parlare della trasformazione di I.T.E.A , ente da sempre a carattere sociale, in Società per Azioni! Della condizione degli anziani nelle R.S.A., dove il lodevole personale di assistenza non viene incrementato, nonostante l’enorme necessità; dell’assistenza sanitaria ed ospedaliera; degli ospedali periferici (v. Borgo Valsugana); delle difficoltà delle piccole e medie imprese artigianali, commerciali, turistiche, ecc. Per giungere alla Regione, ormai ridotta a larva istituzionale e lasciata in agonia con pochissime competenze.

c) Per avere, da Sindaco di Trento, distrutto il gruppo DC; poi il PPI ed oggi la Margherita.

Oggi la coalizione che ha governato il Trentino (e la Regione) si ripresenta sotto mentite spoglie: UPT al posto di Margherita, PD la posto di DS o SDR. Cambiano le sigle ma non la sostanza e le alleanze e soprattutto il modo di concepire il Trentino. Concretando in tal modo un grande inganno per la comunità. Anche perché l’alleanza che viene proposta oggi all’U.D.C. da Dellai è solo elettorale, non reale, in quanto Dellai alle europee andrà con il PD.

d) Per aver distribuito consulenze a pioggia, (53 milioni di euro nei soli 2006 e 2007); istituito 35 Agenzie con altrettanti Consigli di amministrazione ed altrettanti Presidenti, accontentando gli amici e gli amici degli amici, e soprattutto generando una moltiplicazione della spesa del tutto ingiustificata. Per non parlare dei capitolati di spesa sottratti alla previdenza sociale, con la sostituzione dell’originario Pacchetto Famiglia con un provvedimento che di famiglia non ha quasi più nulla.

3. Perché riteniamo che l’U.D.C. debba stare nel centro – destra .

Per la coerenza con il proprio percorso politico e per fedeltà agli elettori che nelle “regionali” di 5 anni fa hanno votato l’U.D.C. nella coalizione di centro – destra.

Per una società in cui i più deboli vedano a loro favore delle tutele sostanziali e reali, in cui i lavoratori e le lavoratrici, anche domestiche, abbiano garanzie di tutele previdenziali e di sostegno al reddito, in cui gli anziani possano godere in maniera dignitosa dei loro anni, in cui i figli possano nascere e crescere in una famiglia che l’ente pubblico non continui a vedere come un peso, ma come una risorsa da promuovere e valorizzare; per una sanità più giusta; per la difesa degli Ospedali periferici; per il sostegno all’economia, a partire dalle piccole e medie imprese artigianali, commerciali, turistiche, ecc.....




Perché non posso dare il mio appoggio a Dellai

Trento, 20 agosto 2008



Non posso dare il mio appoggio a Dellai. Non posso.

Non certo per dei problemi di antipatia personale o di inimicizia, anzi: al Governatore riconosco lealtà ed intelligenza politica. Il mio disappunto concerne piuttosto ciò che ho visto accadere alla Provincia durante gli anni della gestione delle Giunte da lui guidate, le sue alleanze, il modo di concepire il governo del Trentino in modo assai diverso rispetto a quello che rivendico appartenermi.

In primo luogo, perché quella gestione ha posto seriamente al Trentino un problema di democrazia, ingabbiando la comunità dentro una ragnatela che sta minando la stessa libertà politica. Lo dimostra, ad esempio, il PATT, i cui vertici scelgono il carro di chi governa per non perdere posti al sole, mentre la base è in gran parte alternativa al centro – sinistra. Lo dimostrano le scelte di futuri candidati, anche qualche Sindaco, che, pur di sedere accanto a chi detiene il potere rinnegano la propria appartenenza ed il proprio pensiero. E grande onore ai pochi Sindaci che si dissociano da ciò.

In secondo luogo, non condivido il fatto di aver portato una sinistra (la Cogo capofila) connotata fin troppo spesso da una mentalità fortemente ideologica (v. il caparbio sostegno alla RU 486), accentratrice, come testimonia la legge sulla cultura e connotata da sperpero di pubblico denaro attraverso inaugurazioni, rinfreschi, ecc.

Il tutto ben sorretto – a partire dalla bocciatura di provvedimenti tesi a servire i valori non negoziabili – dal sostegno della Margherita (oggi UPT, ma non cambia la sostanza) come quelli diretti a ridurre gli aborti (Consiglio provinciale, 17/05/06); a sostenere la famiglia costituzionale (Consiglio provinciale, 05/12/07); a proporre il buono scuola (Consiglio provinciale, 26/07/06); a contrastare i PACS (Consiglio regionale, 13/02/07).

Per non parlare della trasformazione di I.T.E.A , ente da sempre a carattere sociale, in Società per Azioni! Della condizione degli anziani nelle R.S.A., dove il lodevole personale di assistenza non viene incrementato, nonostante l’enorme necessità; dell’assistenza sanitaria ed ospedaliera; degli ospedali periferici; delle difficoltà delle piccole e medie imprese artigianali, commerciali, turistiche, ecc. Per giungere alla Regione, ormai ridotta a larva istituzionale e lasciata in agonia ormai con pochissime competenze.

Oggi la coalizione che ha governato il Trentino (e la Regione) si ripresenta sotto mentite spoglie: UPT al posto di Margherita, PD la posto di DS o SDR. Cambiano le sigle ma non la sostanza e le alleanze e soprattutto il modo di concepire il Trentino. Concretando in tal modo un grande inganno per la comunità.

Non condivido per nulla la distribuzione di consulenze a pioggia, (53 milioni di euro nei soli 2006 e 2007); l'aver istituito 35 Agenzie con altrettanti Consigli di amministrazione ed altrettanti Presidenti, accontentando gli amici e gli amici degli amici, e soprattutto generando una moltiplicazione della spesa del tutto ingiustificata. Per non parlare dei capitolati di spesa sottratti alla previdenza sociale, con la sostituzione dell’originario Pacchetto Famiglia con un provvedimento che di famiglia non ha quasi più nulla.

Il tutto in silenzio , celato sotto la magniloquente melassa delle magnifiche sorti e progressive che avvilupperebbero il Trentino in quest'aurea età del sultano Lorenzo. Lo sberleffo si fa forte quando si constata che per questioni propagandistiche, tipo le vessazioni ai plantigradi del progetto “Life Ursus”, il tempo ed il denaro si sono trovati.

Senza parlare dei valori inviolabili legati all'esistenza umana. Proprio quelli di cui il Cons. Lunelli, capofila della Margherita che li ha voluti negare (v. date di cui sopra) proprio non vuol sentir parlare. Di cui non si parla forse per mettersi un po' l'anima in pace e dimostrarsi “tolleranti”. E poi, “occhio non vede, cuore non duole”...

Non riesco a concepire come da troppe parti in buona fede si consideri come lungimirante il salto della barricata in favore di Dellai. Non vedo come potrebbe aprirsi un lustro diverso sotto la sua egida.

Ciò, a mio avviso, vale primariamente per l’U.D.C., attesa la sua storia, la sua cultura, la sua collocazione. E’ la storia, ben rappresentata dal simbolo dello scudo crociato, di chi ha inteso dare rilevanza pubblica, attraverso la politica, ai valori cristiani, nella convinzione della loro positività per tutte le persone. E’ la cultura della centralità della persona umana, fin dal concepimento e in tutte le altre fasi difficili della sua vita: da quella centralità si misura la reale solidarietà verso i più piccoli e i più deboli. E’ la collocazione dell’U.D.C., decisa dalla gente nelle ultime elezioni provinciali, nella coalizione di centro – destra ed alternativa al centro – sinistra, che a tuttoggi resta tale nonostante le cennate mutate apparenze. Collocazione non geografica, ma di contenuti: che fa della tutela e promozione dei valori non negoziabili il punto di partenza includibile per costruire una società più umana e più giusta.

Questo sarà il punto di partenza del programma che sottoporremo al candidato Presidente Divina. All’accettazione scritta di esso condizioniamo il nostro appoggio. Per una società in cui i più deboli vedano a loro favore delle tutele sostanziali e reali, in cui i lavoratori e le lavoratrici, anche domestiche, abbiano garanzie di tutele previdenziali e di sostegno al reddito, in cui gli anziani possano godere in maniera dignitosa dei loro anni, in cui i figli possano nascere e crescere in una famiglia che l’ente pubblico non continui a vedere come un peso, ma come una risorsa da promuovere e valorizzare.

Cons. Pino Morandini

mercoledì 4 giugno 2008

Sul Museo d'Arte a Bolzano

Trento, 3 giugno 2008

SUL MUSEO D’ARTE A BOLZANO

Mi stupisco che il denaro pubblico, (30 milioni di euro) finisca per finanziare degli obbrobri tipo quelli che stanno “ornando” il nuovo museo bolzanino: rane crocifisse in luogo di Gesù Cristo e, all’interno, riproduzioni che evidenziano la solita sessuomania che, nonostante la veste intellettuale che tenta di cucirsi addosso, non si rivela altro che un “alter ego” volgare del tipo “seni e sederi al vento”.
Insomma, un orrore “al cubo”, non soltanto “Nel cubo”.
E sì che il nome, museion, vocabolo greco, lasciava bene sperare, specie per Bolzano, città incrocio di lingue e di culture
C’è invece da vergognarsi delle cialtronate che troppo spesso godono dei pubblici finanziamenti.
Tanto più che, guarda caso, per le reali necessità della gente in carne ed ossa, i denari non si trovano mai. Tanto per concentrarsi solo sull'ultimo episodio di questa
triste saga del pubblico scialacquare, non più tardi di qualche giorno fa, è stata ostinatamente rifiutata una mia proposta volta a garantire un sussidio economico a partire dal primo figlio anche per gli anni (2005, 2006, 2007) nei quali era stato escluso con la cancellazione dell’originario Pacchetto Famiglia, avvenuta nel 2005. La ragione elevata a pretesto di detto rifiuto è stata la classica e pilatesca scusa buona per tutte le stagioni: mancano i fondi! Assurdo. L’ostruzionismo che ho intrapreso mirava proprio ad indurre la Giunta a ripensare quell’ingiusta esclusione.
Perché, mentre si strapagano rane che vanno a morire in croce, membri esorbitanti che additano il vuoto dentro ad un cubo che ha reso felice finora solo ( o quasi) il patrimonio del suo progettista, migliaia di famiglie si sono viste sbattere la porta in faccia, di fronte a loro reali necessità? E spesso si tratta di famiglie formate dalla sola madre col proprio figlio, e dunque esposte forse più d'ogni altra unione alle tempeste della vita. Non importa se ad esse ed a chi come loro son stati tolti dei contributi preziosi!
La Provincia ha ben altro cui pensare. Si cura di pagare ed inseguire una rana crocifissa da chi, oltre al rispetto per la religione, l'uomo e gli animali, manco sa più da che parte stia il senso del bello.
Dostoevskij affermava: “La Bellezza salverà il mondo”. Cosa avrebbe pensato del monolite bolzanino sarebbe facile intuirlo...


dott. Pino Morandini
Consigliere regionale