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venerdì 23 ottobre 2009

Risposta a Casanova, a proposito di un certo schematismo ecologista...

Caro de Battaglia,
leggo dal suo interessante “diario” un interevento di Casanova, prigioniero degli schematismi “razzisti” nel rappresentare la realtà politica.

La sua argomentazione è la seguente: il centrodestra (di cui sono parte, non essendo in alcun modo parte di una “destra”) caricaturale cui si fa riferimento, anche se a livello locale difende l’ambiente, non può essere un soggetto con il quale gli ambientalisti debbono avere a che fare, perché la cultura ambientalista c’è solo a sinistra. Anche se la sinistra sostiene l’inceneritore, non si può, per postulato, sostenere il centrodestra…e solo a pensarlo…fa schifo.

Ci sarebbe da sbellicarsi dalle risate…

Come candidato a sindaco per il centrodestra alle ultime elezioni amministrative, ma, da sempre, nel mio attivismo socio – politico, mi sono battuto per la difesa dell’essere umano, degli animali, dell’ambiente sia che lo si voglia chiamare “creato”, sia che si lasci il campo ad un più politicamente corretto “ecosistema”. Ahimé, spesso nella coalizione che governa ormai da tre legislature con un sistema di potere difficilmente scalzabile, ho visto e sto vedendo forti disattenzioni sia verso la persona che verso il creato.

Per l’inceneritore, poi, avendo a lungo studiato il problema, ho personalmente prospettato un’alternativa reale, che considero ecologica ed economica. Ma chi governa il Comune ha fatto orecchie da mercante. E l’amministrazione, non mi pare di centro – destra!!

Certo, nella caricatura della situazione politica che la livorosa penna del mio interlocutore ha vergato, vi entrano aspetti e questioni diversissime tra di loro. Personalmente, ad esempio, considero assai importanti la salvaguardia della fauna e quella dell’ecosistema in tutte le sue forme, in modo che gli insediamenti umani possano integrarsi armonicamente con l’ambiente, come dovrebbe essere…

Ma ritengo che fulcro di tutto debba essere l’essere umano. Ad esempio, sperperare risorse pubbliche nel progetto “Life Ursus” è una prassi che si commenta da sola, specie poi quando, da parte della Giunta, ci si sente rispondere spesso che dindini per gli esseri umani…non ce ne sono.

A volte, poi, è accaduto che un certo conservatorismo ambientalista si opponesse ad una strada di fondovalle – oggi unanimemente lodata - e lasciasse ingolfarsi i paesi di smog e le strade d’incidenti mortali, causando effetti ben più deleteri di quelli d’una strisca d’asfalto. Il che più che conservatore in senso stretto è francamente pazzesco.

Ciò che mi preme più di tutto, tuttavia, è porre in luce come non si possa lasciare uccidere gli esseri umani per salvare uno scoiattolo, come paventerebbe invece il mio interlocutore. Credo che la via da seguire sia quella di tutelare entrambi, in un’armonica convivenza. Che poi ciò sia proprio della sinistra con il suo industrialismo feroce o della destra con il suo capitalismo, almeno storicamente, è una favoletta cui è francamente impossibile credere, a meno che non si contempli accanto a ciò una visione antropologica svalutativa dell’essere umano.

E che sia così mi pare è sotto gli occhi di tutti.

D’altronde, rifiutare coloro che in Trentino difendono l’ambiente soltanto perché gli stessi partiti nel resto d’Italia si comportano diversamente, non ha alcun senso. In primo luogo perché tale ragionamento potrebbe esser agevolmente ribaltato in danno alla sinistra, ma soprattutto perché se si ha a cuore l’ambiente, bisognerebbe cercare di dare una mano a chi realmente lo tutela, non a chi lo tutelerebbe secondo un ordine cosmico personale e del tutto avluso dalla realtà.

Ma, si sa, è un vetusto problema della sinistra, ben espresso dal marxista Marc Bloch: “Se i fatti contrastano con le teorie, peggio per i fatti”.

Pino Morandini

mercoledì 14 ottobre 2009

A proposito del povero Dante in trincea

Il povero Alighieri nella piazza che da lui stesso prende il nome ne ha viste di ogni genere. Tra guerre mondiali, sommosse, gestioni disastrose della Provincia insediata a due passi da lì, il toscanaccio con la manona puntata a nord ne sa una più di Bertoldo.

Sarà per questo che è stato messo in castigo?

Infatti che una trama di sacchi di sabbia, impalcature e scandali metallici è sorta, sotto forma d’installazione ed a spese del contribuente, tutt’intorno alla statua del poeta ed ai gironi infernali ivi richiamati.

Dante è in trincea, e noi paghiamo, insomma.

Sono passati circa novant’anni da quando gli ultimi trentini scontarono l’orrore ammassati nelle trincee, ed il contribuente, al solito, pagava..

Del resto, oggi come allora, il mondo è scosso da crisi globali che, con accenti drammatici spettrali vagano per i continenti.

La disoccupazione sale, la povertà cresce, i redditi medio – bassi sono falcidiati, bombardati da tutt’una congerie di fattori, le strutture socio – assistenziali reclamano più sostegno e mancano di personale, la previdenza sociale è sottoposta a cesoie e….udite, udite… una parte del gettito fiscale raccolto nella nostra Provincia serve per rinchiudere un monumento fra impalcature e sacchi di sabbia.

Un altro bel giro nell’assurdo, insomma. Ma, forse che tutto quel fiorire di trinceramenti attorno all’immortale figura dell’Alighieri non serva a celare al suo udito le abissali topiche che va compiendo l’amministrazione provinciale?

Chissà cosa avrebbe da dire in proposito, il nostro.

Intanto, lo sperpero continua nell’indifferenza dei molti che, in vario modo, hanno sostenuto e sostengono questa coalizione che governa Trento ed il Trentino

Forse, nemmeno una cantica dantesca servirebbe ad aprire gli orecchi di chi, per ragione di varia convenienza, s’ostina a non sentire.

..a Proposito di Chico Forti

Caro De Battaglia,

Le scrivo per sottoporre all’attenzione del “Diario”, finestra attenta e quotidiana sul mondo trentino, un’importante e coraggiosa presa di posizione del nostro Consiglio Regionale che, in data 22 settembre, ha approvato all’unanimità una Mozione proposta dal sottoscritto con la quale ha inteso “adoperarsi, unitamente al Presidente della Giunta, presso le competenti Istituzioni nazionali - Capo dello Stato e Presidente del Consiglio - affinché possa essere chiesta alle Autorità statunitensi quantomeno una revisione del processo che ha visto la condanna dell'imprenditore trentino Enrico Forti”.

L’approvazione di questa mozione segna un importante passo in avanti per la vicenda di Enrico “Chico” Forti, imprenditore trentino implicato, processato e condannato come colpevole in una vicenda torbida quanto ambigua, che ha visto un processo assai sommario della cui trasparenza, per innumerevoli motivi, è oltremodo ragionevole dubitare.

A tutt’oggi, ed ormai da nove anni, Chico Forti è richiuso in un carcere della Florida, senza che più nulla si sia mosso. Lodevolmente sono sorte spontanee aggregazioni di cittadini sia negli Usa che in Italia – qui un apposito Comitato –ma le competenti autorità statunitensi, a tutt’oggi, non hanno ritenuto di riaprire il caso giudiziario, nonostante le molte ombre che lo hanno accompagnato.

Benché non si intraveda, quindi, un’immediata risoluzione dell’”odissea” dell’imprenditore, confesso d’aver provato immensa soddisfazione finalmente la politica impegnata in modo diretto, concreto e trasversale per la difesa dei diritti dei propri cittadini,in questo caso anche sul versante di questioni di rilievo internazionale.

In tempi di crisi economica e di comprensibile disaffezione sociale verso il mondo della politica, vedere un Consiglio regionale che approva all’unanimità una mozione atta a difendere la dignità e la vita di un proprio concittadino, è un segnale importante, che fa bene sperare. E che risponde concretamente a chi, per fede o per tenacia, non ha mai perso la speranza, come il sottoscritto. Auspico vivamente che i vertici nazionali tengano in somma considerazione il voto unanime della massima Autorità regionale, per il quale ringrazio ciascun componente.

Pino Morandini

lunedì 21 settembre 2009

Verbale dell'interrogazione sui costi di "Life Ursus" (merita!!)

SEDUTA ANTIMERIDIANA/POMERIDIANA DEL 16 SETTEMBRE 2009

INTERROGAZIONE N.782/XIV: "Quanto ci costa il progetto Life Ursus?"



PRESIDENTE: Ora passiamo alle ultime due interrogazioni, siamo più o meno in tempo. Il Consigliere Pino Morandini interroga la Giunta affermando:

(Testo interrogazione)

Risponde il Presidente della Giunta : ne ha facoltà.



DELLAI (Presidente della Provincia – Unione per il Trentino): Devo dire che molti di questi dati sono già stati forniti all’aula ed inoltre tutti i dati dei costi e di ogni altra informazione sono nel rapporto Orso 2008 reperibile in rete all’indirizzo www.orso.provincia.tn.it.

In ogni caso, per quanto riguarda i costi del progetto Life Ursus, possiamo dire questo: c’è la prima fase del progetto, dal 1997 al 2000, e il costo per la Provincia è stato di 526.996 euro; la seconda fase del progetto, dal 2001 al 2004, ha previsto un costo di 1.032.93 euro. Queste spese sopra riportate sono state sostenute dal Parco Adamello Brenta nell’arco di otto anni e sono state coperte con il 51% da contributo dell’Unione Europea.

I costi complessivi annui, invece, della gestione ordinaria della specie sono quantificabili attualmente in circa 135.000 euro. Essi comprendono tutte le spese relative all’applicazione di tutti e sei i programmi d’azione, monitoraggio, gestione dei danni, gestione delle emergenze, formazione del personale, comunicazione e quanto altro.

Con particolare riguardo alla gestione dei danni procurati dagli orsi, negli dieci anni sono stati spesi 226.490 euro per l’indennizzo dei danni, 22.646 euro annui e 12.900 euro in opere di prevenzione all’anno.

Per tipologia, come richiesto: 31.068 euro hanno riguardato il patrimonio agricolo, 3.106 euro all’anno; 88.832 il patrimonio zootecnico, 8.832 euro all’anno, 95.864 il patrimonio apistico, 9.586 euro all’anno; 10.725 euro altre fattispecie di danno, cioè 1.072 euro all’anno. Essi sono naturalmente compresi, questi danni, nei 135.000 euro l’anno di cui ho parlato prima.

Infine l’importo liquidato alla compagnia assicuratrice per i danni conseguenti all’investimento di orso ammontano ad euro 4.110. Il personale della Provincia impegnato nel progetto Orso è pari attualmente a circa tre persone a tempo pieno; tre persone in sede pari a 1,7 persone a tempo pieno e ventitre nelle stazioni forestali pari a 1,3 persone a tempo pieno, quindi diciamo che in totale è pari a tre persone a tempo pieno.



PRESIDENTE: Il Consigliere Morandini intende replicare: ne ha facoltà.



MORANDINI (Il Popolo della Libertà): Mi pare che quanto è stato poco anzi documentato dal Presidente della Giunta, relativamente al progetto Life Ursus, si commenti da solo. Cioè qui siamo di fronte ad una spesa sempre più grande, ad una spesa che, penso, non solo si commenta da sola, ma dice che, con tutto il rispetto per il ripopolamento della fauna, questo non è l’habitat, non è più il Trentino l’habitat per gli orsi, lo era forse qualche secolo fa. Lo sarà la Slovenia, lo saranno altre terre in cui i boschi sono a decine e decine di chilometri senza soluzione di continuità interrotti da abitati. Non lo è più il Trentino.

Allora rincorrere, utilizzando personale, qui si è parlato di migliaia di euro, parecchie di migliaia, centinaia di migliaia di euro solamente per il personale, rincorrere orsi... Ci sono amici che vanno nei boschi, incontrano guardie forestali con tanto di apparecchiature elettroniche che debbono inseguire questi orsi. Sappiamo quanto costano le apparecchiature elettroniche, quanto costa il personale, soprattutto il sabato e la domenica costa il doppio, per inseguire degli orsi.

Per non dire poi di tutti i danni che vengono causati evidentemente per loro istinto (non è colpa loro certamente): automobili, animali, greggi, armenti, capre, pecore, etc., alveari e coltivazioni. Qui ormai le migliaia di euro non si contano più. Penso quanto è stato detto, più di 500.000 euro tra il 1997 e il 2000; 1.032.000 euro vuol dire due miliardi di lire circa negli anni successivi; personale vario a tempo pieno con qualche centinaio di migliaia di euro; 335.000 euro costi annui e avanti di questo passo, beh, penso che questo induca a ripensare a questo progetto. Prima di tutto perché non è giustificabile un costo di questo tipo; secondo perché non fa nemmeno bene all’orso in quanto non è il suo habitat; terzo, è notizia proprio di ieri, di un quotidiano locale, che la compagnia assicurativa Faro di Genova, con cui la Provincia aveva contratto una polizza assicurativa di 390.000 annui, ha dato disdetta in vista della scadenza della polizza stessa che sarà il 31 dicembre prossimo. Perché ha dato disdetta? Perché c’è un disavanzo enorme fra il premio assicurativo ed i rimborsi elargiti ogni anno. Per cui il prossimo anno bisognerà rifare tutta la procedura di indizione di nuove gare d’appalto, di riassegnazione...

Presidente, chiedo scusa, ci sono Consiglieri a cui lei ha lasciato anche due minuti oltre il tempo consentito...



PRESIDENTE: Richiamandoli però. Allora richiamo anche lei per farglielo notare.



MORANDINI (Il Popolo della Libertà): È appena finito il mio tempo, sto finendo il ragionamento...



PRESIDENTE: Diciamo che di due minuti è passato uno in più...



MORANDINI (Il Popolo della Libertà): Chiedo almeno una par condicio e finisco.



PRESIDENTE: Almeno che le ricordi che il tempo è scaduto, lo permetterà al Presidente senza doverlo riprendere?



MORANDINI (Il Popolo della Libertà): D’accordo. Dicevo, il prossimo anno bisognerà rifare tutta la procedura di indizione di nuove gare d’appalto e di riassegnazione, partendo dal doppio. Quindi non più una polizza il cui premio era di 390.000 euro all’anno, ma di circa 700.000 euro all’anno. Questo è dovuto alla vicenda orso, con tutto il rispetto per gli orsi.

Quindi io invito il Presidente della Giunta e la sua Giunta a ripensare a questo, perché se ripopolare la fauna costa in questi termini, non solo, ma se ormai l’habitat, come addetti ai lavori hanno dimostrato, è assolutamente fuori luogo, il nuovo habitat del Trentino...



PRESIDENTE: Adesso le chiedo proprio di concludere, Consigliere.



MORANDINI (Il Popolo della Libertà): Si ripensi questo progetto che è assolutamente fallimentare dal punto di vista dei costi.

venerdì 11 settembre 2009

Quanto sono costati ai trentini tredici anni di “Life Ursus?

Preg.mo signor
Giovanni Kessler

Presidente del Consiglio Provinciale
SEDE
INTERROGAZIONE A RISPOSTA IMMEDIATA


“Quanto sono costati ai trentini tredici anni di “Life Ursus?”

Avviato a partire dal 1996, il Progetto Life Ursus, sorto al fine di tutelare la popolazione di orso bruno del Brenta, ha impegnato attivamente le istituzioni del Trentino sia nell’impiego di personale utilizzato per vigilare sui plantigradi, sul loro stato di salute e sui loro movimenti, sia nel rimborso dei danni arrecati da questi ad animali, coltivazioni, automobili ed alveari.

Si interroga pertanto l’Assessore competente per sapere di quante unità di personale si ci si è avvalsi e quanto esso sia costato dall’inizio del progetto, e a quanto ammonti il totale complessivo e distinto per voci dei rimborsi erogati in seguito ai danni procurati dai plantigradi ad animali, automobili, alveari e coltivazioni, dall’inizio del Progetto ad oggi.



Il Consigliere provinciale

Pino Morandini

martedì 1 settembre 2009

Interrogazione:Era davvero necessario spendere mezzo milione di euro per 320 m di pista ciclabile a Villazzano?

Trento 7 /8/09

Al Presidente del Consiglio Provinciale

Giovanni Kessler

SEDE

Interrogazione

”Era davvero necessario spendere mezzo milione di euro per 320 m di pista ciclabile a Villazzano?”

La pista ciclabile o un tratto di essa che verrà costruita a Villazzano, la cui realizzazione è tutt’ora in corso, pare che implicherà spese a dir poco spropositate.

Infatti,pare che per soli 320 metri di pista, il relativo costosi aggirarsi sul mezzo milione di euro, vale a dire un miliardo delle vecchie lire, somma di danaro a tutti gli effetti astronomica rispetto, lo ripetiamo, alla realizzazione di un servizio che, per quanto possa essere utile, non pare assolutamente giustificare siffatta spesa

Sorgono pertanto legittime curiosità sulla natura di una spesa così impegnativa, curiosità sulle quali, i cittadini in particolar modo, avanzano richieste di chiarimenti che le istituzioni sono tenute a fornire.

Tutto ciò premesso si interroga l’Assessore competente per sapere:

  1. se corrisponde al vero che per una pista ciclabile – o un tratto di essa – a Villazzano, sia necessaria una spesa di circa mezzo milione di euro;
  2. se non reputa esagerata detta spesa;
  3. a quali ragioni è dovuta l’entità di questo ingente esborso di danaro pubblico;
  4. a chi sono stati assegnati i lavoro dell’opera in parola, ed in base a quali procedure si è pervenuti alla scelta dell’assegnatario (o degli assegnatari);
  5. quali preventivi di spesa, prima di detta assegnazione, sono stati vagliati.
A norma di regolamento si chiede risposta scritta.

Interrogazione:Perché le agevolazioni nei trasporti previste per i turisti sono negate ai trentini?

Trento 8/6/09

Al Presidente del Consiglio Provinciale

Giovanni Kessler

SEDE


Interrogazione

“ Perché le agevolazioni nei trasporti previste per i turisti sono negate ai trentini?”

Posto che è del tutto condivisibile una politica di promozione del turismo, che miri ad agevolare anche sul piano economico il trasporto di chi viene a soggiornare temporaneamente in Trentino, si fatica tuttavia a comprendere per quale ragione siano stati predisposte, per i turisti, forme di agevolazioni dalle quali sono paradossalmente esclusi i trentini.

Infatti mentre i turisti, per il transito sui pullman a servizio turistico mobilità vacanze, pagano un biglietto giornaliero con i quale, se credono, possono usufruire pure degli autobus di linea provinciali, i trentini in possesso dell’abbonamento annuale sulle corse di linea, per salire sui pullman a servizio turistico, debbono munirsi di biglietto, naturalmente a pagamento.

Si tratta evidentemente di un trattamento iniquo, al quale sarebbe urgente porre rimedio, se non altro se si pensa che coloro si servono dei mezzi di trasporto pubblico di fatto contribuiscono in maniera efficace a snellire il traffico e, a ridurre le emissioni inquinanti, benefici che non sussisterebbero se gli stessi utilizzassero il proprio mezzo di trasporto.

Chi si serve dei mezzi pubblici, inoltre, merita particolare attenzione perché, molto spesso, si tratta di persone anziane o comunque in condizioni economiche precarie.

Ciò premesso si interroga l’assessore competente per sapere:



1. se non giudica iniqua la disparità di trattamento che consente ai turisti muniti di biglietto giornaliero di servirsi indistintamente dei pullman a servizio turistico e degli autobus di linea provinciali, mentre costringe i cittadini trentini in possesso di abbonamento annuale, che vogliano usufruire dei pullman a servizio turistico a pagarsi il biglietto;
2. in caso di risposta affermativa, se non reputi urgente attivarsi per fare in modo che, d’ora in poi, detta disparità di trattamento sia sanata, consentendo anche a chi risiede in provincia e fosse già in possesso di abbonamento annuale, la possibilità di servirsi dei pullman a servizio turistico, tanto più che queste persone hanno intrapreso il comportamento virtuoso dell’utilizzo di mezzi pubblici di trasporto.



A norma di regolamento si chiede risposta scritta.

giovedì 27 agosto 2009

A Proposito del Festival dell'Economia....

Pare che il “Festival dell’Economia” che s’è svolto negli scorsi giorni stia solleticando e non poco il dibattito, anche fra gli attori della politica. Mi riferisco in particolare alla diatriba più o meno dissimulata intercorsa su queste pagine fra Santini e Lunelli.

Innanzitutto credo che dinanzi alla tragedia occorsa ad un collega ed ai suoi compagni di viaggio, tutte queste quisquilie per le quali ci pigliamo tanto per i capelli non finiscano che per rivelarsi davvero che poca cosa.

E colgo l’occasione per rinnovare le mie più sentite condoglianze alle famiglie colpite da una così tragica sciagura.

Tuttavia, non posso esimermi dal notare come ci sia troppe volte da parte della maggioranza un atteggiamento pavloviano che mira a screditare ed ad inoltrare critiche verso chiunque provi a mettere in discussione le scelte della stessa.
Apriti cielo quando, poi, viene gridato, semplicemente che “Il Re è Nudo”, ossia sottolineato ciò che è sotto gli occhi di tutti.

Credo che il Festival trentino, sia davvero un evento che sta assumendo sempre più importanza, pure a livello nazionale. E che continuerà in questa sua personale escalation di rilevanza quanto più esso saprà mantenere un’equidistanza: non come “imprinting” politico, bensì come necessario strumento affinché i lavori in esso presentati possano dirsi realmente fecondi. Sia chiaro, in senso più vicino alla retorica classica che a certe assemblee ove ognuno blatera il proprio monologo (senza minimamente prestare attenzione a ciò che affermano gli altri), dopodiché ci si saluta ed amici come prima.

Sono del parere che seminari e confronti come quelli che vanno di scena nella nostra città in occasione della succitata manifestazione possano essere una reale fucina di cultura soltanto ove le voci che ivi trovano espressione diano luogo ad una “costruttiva polifonia”. Ossia che l’ascoltatore e gli interlocutori stessi possano sentire le voci più disparate (ovviamente, qualificate e preparate, s’intende) e divergenti fra di loro attorno al tema in discussione. E che in questo confronto fra coloro che sostengono le varie posizioni possano carpire i punti di forza dell’una o dell’altra ricostruzione e così poi eventualmente forgiare essi stessi una loro propria e, perché no, personale convinzione. Senza contare che tutto ciò servirà in prima battuta, ai relatori stessi.

E’ per questo che ritengo la maggioranza dovrebbe prestare l’orecchio a ciò che è stato scritto recentemente da Santini su “L’Adige”. Nonostante la staffilata del Consigliere dell’Upt, infatti, era palese a chiunque avesse letto le sue parole che nello scrivere non era certo sua intenzione levarsi a paladino del proprio partito (il Pdl). Bensì di questa necessaria e fisiologica diversità d’opinioni.

Senza, ovviamente, tentare di assimilare a quella nostrana situazioni politiche molto diverse da essa, e, di conseguenza, dare agli economisti un “colore” che sia la trasposizione sul piano locale della compagine politica cui fanno riferimento nella patria d’origine.

Concordo da questo punto di vista con Santini.

Per non parlare del fatto che tali manifestazioni sono finanziate con contributi pubblici. E, per evitare distorsioni fin troppo frequenti, sarebbe bene che la succitata “polifonia” ci fosse davvero… Si corre il rischio, altrimenti, che chi governa si costruisca una bella cassa di risonanza acritica che non fa altro che portare acqua al proprio mulino.

O, comunque, a cementarne il substrato ideologico.

E’ doveroso rispetto per i cittadini questo, e per i soldi pubblici.


Per quanto concerne invece il richiamo alle radici “trentine” del “Festival dell’Economia”, che tanto hanno fatto irritare il collega dell’UpT, non vedo che male ci sarebbe, fra le tante personalità di rilievo e di alta qualificazione che popolano la kermesse, a tentare di mostrare anche i talenti fioriti in questa terra.


Il primo criterio discretivo dovrebbe essere la qualificazione e l’altissima preparazione professionale. Ma se a ciò s’unisse la “trentinità”, non vedo dove sarebbe il male…


E, soprattutto, ove sia la lesa maestà nei confronti dell’operato della Giunta che il collega simpaticamente, rimarca.



Pino Morandini

INTERROGAZIONE A RISPOSTA IMMEDIATA n. 586 “Aumenti ai manager pubblici: perchè?”

Nonostante la crisi economica in corso a livello planetario, che sta colpendo duramente anche i cittadini trentini, la Giunta persiste in iniziative che, con la sobrietà che il periodo imporrebbe, hanno poco a che vedere; fra queste si segnala l’aumento di stipendio, disposto con delibera 1661 e in controtendenza rispetto a decisioni prese dalla Giunta medesima nel novembre 2007, a “persone di elevata e riconosciuta professionalità”.

Si interroga il Presidente della Giunta per sapere quali ragioni soggiacciono a detta iniziativa, in cosa consista l’”elevata e riconosciuta professionalità” visto e considerato che l’iniziativa in parola pare non determinare alcun aumento dell’occupazione, ed invece incrementa remunerazioni a cittadini già aventi redditi decisamente superiori alla media.

Interrogazione n. 550 “Perché Trenta spa chiede pagamenti anche ai defunti”

Quanto successo ad un cittadino trentino, se non fosse vero, avrebbe del romanzesco.

Si sta parlando di quanto accaduto ad una persona, che si è vista recapitare una raccomandata indirizzata da parte della società di recupero crediti Abbrevia srl.

Il punto è che il destinatario dell’ingiunzione ( che risulta essere di 740 euro ) è deceduto da quattro anni.

Nel mentre si trascura ogni commento, ma fronte del profilo personale della vicenda, non si può non rilevare il paradosso “organizzativo” di una società che pur di rimpinguare le proprie casse arriva, sfidando l’assurdo, a chiedere pagamenti ai defunti

Lacune organizzative possono verificarsi, ma esigere pagamenti da chi è defunto da quattro anni…

La stessa difesa d’ufficio offerta alla stampa dalla società lascia molto a desiderare.


Tutto ciò premesso si interroga l’Assessore competente per sapere:

  1. come spiega il grave disguido descritto in premessa;
  2. se non consideri urgente attivarsi mediante verifiche e sollecitazioni affinché episodi simili non abbiano più luogo.

A norma di regolamento si chiede risposta scritta.

Interrogazione n. 525 “Sugli ammalati non si può risparmiare!”

Da qualche tempo all’ospedale S. Chiara che, lo ricordiamo, è la più grande struttura ospedaliera del Trentino, pare che la qualità del cibo servito ai pazienti abbia subito un drastico peggioramento.

Non si pretendono, naturalmente,menù d’alta cucina; sarebbe tuttavia scandaloso se ai pazienti, come purtroppo sembra, venisse servito cibo di qualità così scarsa da affaticare la loro masticazione e quindi la digestione.

Nella fattispecie, più testimonianze riferiscono di carne assai dura, frutta dura e poco matura, oltre che di pasta pressoché immangabile.

Se questo fosse vero, saremmo in presenza di una minaccia per la salute stessa dei pazienti del S. Chiara, soprattutto per quanti – pensiamo soprattutto ad anziani e bambini – l’alimentazione costituisce non già un semplice nutrimento, bensì una preziosa forma di salvaguardia della salute.

Anziché parlare tanto di tagli e risparmi per poi foraggiare progetti e manifestazioni senza le quali il Trentino di certo non perderebbe lustro (Life Ursus, Festival dell’Economia, Universinversi, solo per citare i casi più noti e recenti), chi amministra la cosa pubblica farebbe meglio a sincerarsi prima di tutto dello stato di assistenza, anche alimentare, dei suoi concittadini più in difficoltà, tra i quali rientrano certamente i pazienti d’ospedale.


Tutto ciò premesso si interroga l’Assessore competente per sapere:

  1. se è a conoscenza della grave situazione descritta in premessa;
  2. quale cibo, ad oggi, viene servito ai pazienti del S. Chiara;
  3. presso quali realtà viene acquistato;
  4. in basi a quali criteri di qualità viene scelto il cibo ed il dove acquistarlo;
  5. a quanto ammonta, per il 2008 e per questi primi mesi del 2009, la spesa per detto acquisto.





A norma di regolamento si chiede risposta scritta.

Interrogazione n. 518 ”Era davvero necessario aumentare di 800 mila euro le spese dell’Ufficio stampa della Provincia?”

La crisi economica che attanaglia le famiglie trentine, sembra non farsi sentire negli uffici della Provincia dove, come nulla fosse, fioccano vertiginosi aumenti di spese.

E’ il caso dell’Ufficio stampa che, dai circa 200mila euro che gli sono stati assegnati con provvedimento del 18 dicembre 2008, s’è visto in questi giorni assegnare una “integrazione” di oltre 800mila euro, per un totale di un milione e 23mila euro.
800 mila euro di aumento significa che l’Ufficio stampa, in piena crisi economica, ha visto quintuplicare il proprio portafoglio.

Meraviglia e amareggia scoprire come una pubblica amministrazione che taglia enti di strategica importanza (vedi soprintendenza archeologica) e che applica una politica di drastico risparmio persino sul cibo servito negli ospedali, non si faccia il benché minimo scrupolo nell’aumentare spese come quelle dell’Ufficio stampa, che non dovrebbe rientrare tra le priorità di un’amministrazione in una così delicata congiuntura.



Tutto ciò premesso si interroga l’Assessore competente per sapere:

  1. per quali ragioni, a distanza di appena sei mesi, si è deciso di quintuplicare la spesa dell’Ufficio stampa della Provincia;
  2. a quanto è ammontata, per il 2008, la spesa dell’Ufficio stampa;
  3. se non ritenga inopportuno un così vertiginoso aumento di spesa.




A norma di regolamento si chiede risposta scritta.

INTERROGAZIONE n. 506 “Precari licenziati: ma la tutela della maternità è un optional?”

E’ francamente stupefacente che un dirigente generale della Provincia, (nella specie quello che sovraintende al Dipartimento organizzazione e personale) si permetta, tantopiù a mezzo stampa, di disquisire sull’antipatia di due dipendenti, a maggior ragione se costoro patiscono già l’umiliazione di un ingiusto licenziamento, sopraggiunto, guarda caso, non appena gli interessati hanno avuto l’ardire di intraprendere le vie legali per far luce su un concorso pubblico.

I fatti sono noti. Una persona sostiene un pubblico concorso, entra nella relativa graduatoria e, dal momento in cui aspetta un bimbo, perde tutti i diritti acquisiti. Quasi che la sua “colpa” sia l’aver concepito un figlio!

Si annota come l’Azienda Provinciale per i Servizi Sanitari (A.P.S.S.), ente funzionale della Provincia, si comporti in modo affatto diverso, semplicemente applicando le norme e facendo salvi i diritti acquisiti, tantopiù se legati a situazioni meritevoli di particolare tutela, come la maternità.

Ma la Provincia No.

L’ente “madre” degli altri, ad essa funzionali o collegati, si dissocia dall’applicazione della disciplina legislativa vigente. Fa invece riferimento ad una prassi trentennale, sulla cui legittimità, per quanto introdotta da una circolare interna, sorgono non pochi dubbi. Tant’è che altri enti, come sopra accennato, applicano correttamente le norme legislative di riferimento.

Sul punto, il TRGA di Trento, adito dagli interessati, ribadisce la legittimità della prassi seguita dalla Provincia. Peraltro il giudice penale, nel mentre assolve chi si è mosso nel solco di quella prassi (in quanto avvalorata dalla menzionata circolare) e parla di “falso non voluto”, dichiara la falsità “dei verbali da uno a otto” in quanto la loro redazione “non in immediata contestualità allo svolgimento delle singole operazioni compiute vulnera normalmente il loro potere certificativo”.

E’ infatti notorio come il verbale debba assolvere ad una “funzione di garanzia della formazione di uno strumento documentale”.

Ce ne sarebbe abbastanza, quantomeno per ripensare, da parte dell’amministrazione provinciale, il proprio atteggiamento nei confronti di talune modalità concorsuali e della primaria tutela che spetta alla maternità, alla stregua della vigente legislazione e della “ratio” che da decenni la ispira.

Ed invece no.

La Provincia continua caparbiamente nella sua logica meramente contabile, pur di fronte alla maternità, ed applica indifferentemente la logica dei numeri e del contenimento della spesa.
Nulla conta se altri enti si muovono in modo affatto diverso a fronte di simili eccezionali eventi, quale è per l’appunto l’arrivo di un figlio.
Che essi siano divenuti “eccezionali” è sotto gli occhi di tutti, considerati il clima culturale in atto e le molteplici difficoltà che oggi incontra la coppia di fronte alla maternità.

Ma proprio per questo l’Amministrazione dovrebbe invece rivedere certa sua prassi e non trattare la maternità stessa alla stessa stregua di ogni altra fattispecie, ben diversa, applicandole meri numeri e calcoli di risparmio. E ciò tanto più in un contesto di “inverno demografico” qual’è quello attuale, segnato da una consistente denatalità, con tutte le conseguenze negative, di tipo sociale, previdenziale ed economico che ciò comporterà nel futuro.

Che senso ha proclamare, anche attraverso la legislazione, il valore sociale della maternità, per poi penalizzarla nei momenti in cui ha maggiore bisogno di tutela?


Perché le doverose e necessarie misure di contenimento della spesa, la Provincia non le adotta in settori come quello delle consulenze o di mega eventi, come il Festival dell’Economia o Universinversa, o altri, ecc. riducendo consistentemente il loro impegno di spesa?


Ciò premesso si interroga il Presidente della Giunta provinciale per sapere:

  1. se non consideri inopportuno che un dirigente pubblico si permetta di disquisire, tantopiù a mezzo stampa, circa la “poca simpatia” di dipendenti già umiliati da un ingiusto licenziamento;
  2. se ritenga rappresenti davvero una “coincidenza” che i due dipendenti della Provincia ricorsi a vie legali per chiedere trasparenza relativamente al concorso di cui premessa e sul quale la stessa magistratura ha registrato scorrettezze, siano gli unici ai quali non è stato rinnovato il contratto;
  3. se non consideri quantomeno motivo di ripensamento per la Provincia in ordine alla propria prassi, il fatto che altri enti, quali l’Azienda sanitaria, riservino giustamente alla maternità quella tutela che essa merita alla luce delle norme vigenti e tantopiù nell’odierno contesto culturale, ad essa non favorevole;
  4. se non ritenga ingiusto applicare a detta fattispecie (maternità) la logica del contenimento della spesa, che penalizza simili importanti eventi;
  5. se non consideri invece doveroso al fine di contenere le spese, recidere pesantemente quelle non strettamente necessarie, tantopiù nell’attuale clima di recessione economica, quali le spese legate ad eventi particolarmente costosi, come il Festival dell’Economia (che è costato milioni di euro), Universinversi, ecc.



A norma di regolamento si chiede risposta scritta.

Interrogazione n. 480 ”Quanto ci costa il Mart?”

La crisi che da mesi ormai attanaglia l’Italia sembra non aver scalfito minimamente i calendari del Mart di Rovereto, che prosegue fosse nel suo programma di mostre ed incontri.

Ora, senza nulla togliere a questa risorsa, sarebbe tempo di chiedersi se non vi sia modo, in questi mesi che vedono moltissime famiglie costrette a forti sacrifici per sbarcare il lunario, di razionalizzare anche le spese del Mart, che tra l’altro, nell’ultimo anno, ha fatto registrare un calo di circa 12 mila visitatori, cosa su cui sarebbe assai utile interrogarsi.

Tutto ciò premesso si interroga l’Assessore competente per sapere:

  1. quanto personale addetto lavora presso il Mart di Rovereto e con quali mansioni;
  2. a quanto ammonta, annualmente, il totale delle retribuzioni di detto personale;
  3. secondo quali modalità è stato scelto il personale;
  4. quante e quali mostre sono state tenute nella succitata struttura nel 2008 e quante ne sono in programma per tutto il 2009;
  5. a quanto ammonta, per il 2008 e in previsione per tutto il 2009, il totale delle spese delle manifestazioni al Mart.


A norma di regolamento si chiede risposta scritta.

venerdì 21 novembre 2008

A proposito di Consulenze

Trento, 7 novembre 2008

SULLE CONSULENZE

Da mesi campeggiano sui quotidiani locali le cifre elargite dagli enti pubblici per consulenze et similia.

La spesa per consulenze è stata nel 2004 pari a 34 milioni di euro

Tra queste i 4.000 euro che la Giunta ha corrisposto al professor Domenico De Masi per una giornata di docenza ad un corso di aggiornamento per dirigenti di Palazzo Thun (il tutto per un totale di 6.800 euro tra spese di viaggio, ospitalità e buffet), ma anche i 30.000 euro pagati alla Nomisma di Prodi per lo studio “il ruolo del formaggio grana trentino tra mercato, concorrenza e nuova Dop”.

Tra i consulenti della Provincia c’è anche l’ex Ministro del lavoro Treu, che nel 2005 ricevette un incarico da quasi 18 mila euro per studiare la natura dei rapporti di lavoro con le fondazioni di ricerca.

Nel 2006 l’Unione commercio ha utilizzato un intero numero del proprio periodico per denunciare le spese della Giunta Dellai, titolando la prima pagina “Sprechi o clientelismo?”: il giornale ha pubblicato un elenco di persone fisiche (tralasciando gli studi professionali) che nei primi sei mesi del 2004 hanno ricevuto appannaggi di 150-200 mila euro.

Nel 2007, nell’ambito dell’indagine della Guardia di Finanza sugli stipendi d’oro nella sanità (nel 2006 il Direttore Generale Favaretti ha percepito 247 mila euro, mentre sono addirittura nove i direttori con stipendi che vanno dai 150 ai 180 mila euro) è stato accertato che nel 2006 è stato speso un milione di euro in incarichi affidati all’esterno.

Il Consigliere PdL Delladio ha presentato nel 2007 un’interrogazione sugli incarichi d’oro: tra quelli segnalati uno studio commissionato nel 2005 (con 73 mila euro di anticipo) al Museo Tridentino di scienze naturali con oggetto “Verso un turismo sostenibile per l’area della Marmolada”.

Il giornalista Ubaldo Cordellini ha svolto una proficua inchiesta sulle consulenze in Provincia.(cfr. Trentino del 18.10.07, pg. 13 e Trentino del 11.09.08, pg. 12), da cui è emerso che la Guardia di Finanza di Trento ha aperto un’indagine su delega della Procura della Corte dei Conti.

Nel 2006 gli incarichi affidati all’esterno erano stati 520 per una spesa di varie decine di milioni di euro, mentre nel 2007 la Provincia da sola ha affidato più di mille e cinquecento incarichi.

Tra il 2006 e il 2007 alla dottoressa Stefania De Carli sono andati 61.760 euro per “attività di ricerca a supporto del programma di attività dell’Osservatorio provinciale per il turismo”.

Uno studio sulle necessità irrigue delle colture agrarie in Trentino affidato all’Istituto agrario di San Michele e all’Università è costato 240.000 euro.

E al Dipartimento di Scienze giuridiche è stato affidato uno studio per predisporre un progetto di legge in materia di contenzioso in ambito sanitario per un costo di 56 mila euro.

Ancora nell’indagine di Cordellini si legge che per la cartografia dei fenomeni torrentizi sono stati spesi 149 mila euro, 48 mila euro invece sono serviti per uno studio su “Attività di sviluppo dell’agriturismo”; e poi sono stati elargiti 30 mila euro per la valorizzazione della trota trentina mediante l'utilizzo di specifiche sostanze naturali nell'alimentazione, 42 mila euro per uno studio di fattibilità sul vuoto a rendere, 36 mila euro al Centro di ricerche Fiat per studiare il servizio di trasporto pubblico a chiamata per la Valle del Chiese, 29 mila euro per il supporto all’Autorità di gestione nell’attuazione di azioni di sensibilizzazione sulla dimensione di genere … e l’elenco potrebbe continuare.

Su l’Adige del 6 novembre 2008 (pg. 28) si legge che la federazione provinciale delle scuole materne ha inserito nel bilancio di previsione una spesa (naturalmente finanziata da mamma Provincia) di 500 mila euro da sostenere in consulenze.

E in ultimo ricordiamo il compenso richiesto da Renzo Piano per l’ex Michelin: 20 MILIONI DI EURO (sic)!!!.

Tutto ciò nonostante gli appelli del Procuratore regionale della Corte dei Conti e del Ministro Brunetta affinché le consulenze si commissionino all'esterno solo se c'è la prova che all'interno delle amministrazioni non ci sono le competenze necessarie. E soprattutto, nonostante sia in vigore da qualche anno una legge provinciale, approvata all’unanimità, che prevede il ricorso alle consulenze se la materia è particolarmente complessa e non c’è all’interno dell’Amministrazione chi la può affrontare e se è particolarmente urgente.

Cons. Pino Morandini

(Candidato PdL)

lunedì 6 ottobre 2008

Gilmozzi alla Desmontegada: un esempio di "tuttologia applicata"

Cavalese, domenica, 14 settembre 2008.

E' il giorno della cosiddetta “desmontegada”, ossia il ritorno degli armenti dall'alpeggio. Secondo una consuetudine che rimanda a tempi ormai lontani, la ricorrenza è festeggiata in pompa magna: nel sole di settembre di canta, si balla, si gioisce per il fieno che riposa nei covoni. Tutt'intorno, ali di folla seguono le mandrie e le greggi, che dalle altezze alpine fanno ritorno nelle loro stalle.

Tradizionale, in questo quadro bucolico cui io sono molto affezionato, data la mia provenienza “fiamazza”, è la rassegna delle capre. Più che rassegna, si tratta, in realtà, d'una vera e propria “gara”. Una sorta di “miss Capra 2008”, tanto per capirci, con tanto di giuria ad eleggere quella che sarà la più bella del reame. Almeno per quest'anno.

E non è uno scherzo, visto che in ballo non rientra di certo la “bellezza” sgambettante che va tanto di moda a Salsomaggiore, bensì entrano in gioco dei severi parametri zootecnici che, dopo attenta e ponderata valutazione, faranno pendere il verdetto della giuria a favore di una oppure d'un'altra candidata. Verranno così giudicate le stalle, le linee di sangue, i prodotti dell'allevamento di un'intera valle. Si getteranno in un certo senso pure delle direttrici per il futuro degli ovini, almeno a breve termine.

Orbene, della giuria depositaria di tale compito, domenica scorsa, hanno fatto parte degli esponenti del mondo zootecnico, coadiuvati dall'assessore all'agricoltura.

E fin qui, nulla quaestio.

Assieme a loro ha trovato posto pure l'assessore Gilmozzi. Assessore all'urbanistica.

Perplesso, son rimasto perplesso...

Ma, forse, a torto....si sa che ormai l'ingegneria genetica fa passi da gigante, e forse c'è davvero bisogno di dare un'occhiata al piano regolatore del DNA caprino, in modo da valutarlo con un occhio sempre attento ai destini della Cosa Pubblica....

Più probabilmente, l’Assessore all’urbanistica è un tuttologo ...

Competenze incredibili e quasi nessuno se n'è accorto.

Cons. Pino Morandini

venerdì 12 settembre 2008

L’esposizione pubblica della rana sul crocefisso di Martin Kippenberger ferisce i sentimenti religiosi della popolazione

Trento, 18 agosto 2008

Al Presidente del Consiglio Regionale

dott. Franz Pahl


MOZIONE



“L’esposizione pubblica della rana sul crocefisso di Martin Kippenberger ferisce i sentimenti religiosi della popolazione”



Il 24 maggio 2008 è stato inaugurato a Bolzano il Museo d’Arte Moderna e Contemporanea con una mostra che durerà sino al 21 settembre di quest’anno. Sin dall’inizio essa é stata oggetto di vivaci proteste ed ha lasciato costernati anche importanti esponenti del mondo ecclesiastico e politico, come il compianto Vescovo della Diocesi di Bolzano – Bressanone (che l’ha criticata per primo e ripetutamente anche durante la visita del Papa nell’agosto 2008), il Presidente della Giunta provinciale altoatesina ed in parte anche l’Assessora alla cultura di lingua tedesca della Provincia di Bolzano.

Bersagliata dalle critiche di parte pubblica e politica la Direzione del Museion ha poi scelto un’altra forma di presentazione ed ha deciso di corredare l’opera con gli articoli e le critiche pubblicate sui giornali, che tuttavia hanno attirato ancor più

l’attenzione sulla rana. La “nuova presentazione” è stata pertanto percepita dalla popolazione come una doppia provocazione e questo ancor più perchè la Direzione del Museion ha continuato a mantenere un atteggiamento arrogante e non ha mostrato alcuna comprensione. Le polemiche pertanto non accennano a placarsi.

Di conseguenza il Presidente del Consiglio regionale ha scelto, dal 23 al 30 luglio, la forma più pacifica di dissenso ovvero lo sciopero della fame, per protestare contro l’esposizione pubblica dell’opera di Martin Kippenberger, chiedendo che fosse rimossa. Numerose persone di tutti i gruppi linguistici dell’Alto Adige e anche del Trentino gli hanno manifestato la propria solidarietà. È stato chiaro sin dall’inizio che la rana al crocefisso veniva percepita dalla popolazione cristiana, che rappresenta la maggioranza della popolazione, come una profonda offesa e come un insulto al simbolo cristiano della croce. Il crocefisso con la rana rappresenta infatti una frattura che irrita profondamente.

La protesta delle numerose persone non si rivolgeva certo contro la “libertà dell’arte”, ma contro il suo utilizzo scorretto e contro l’obiettivo di lanciare una provocazione gratuita senza tener conto dei sentimenti religiosi della popolazione (anche se questo è sempre stato ufficialmente negato). Pretesti e artifizi per abbellire la realtà non sono segni di onestà intellettuale; le giustificazioni sono solo prova di superficialità, carenza di argomenti e vuoto culturale.

Attraverso il vasto interessamento di tutti i media il fatto ha acquistato notorietà ben oltre i confini dell’Alto Adige ed ha fatto scalpore anche in Trentino, dove ha sollevato lo sdegno non solo della comunità religiosa ed ha dimostrato che la fede comune unisce tutti i gruppi linguistici della Regione.

Sotto la spinta dell’azione di protesta del Presidente del Consiglio regionale e degli articoli apparsi sui media, il Presidente della Giunta provinciale altoatesina ha chiesto ed infine ottenuto che il crocefisso con la rana venisse allontanato dall’atrio del Museion e trasferito ad un piano superiore.

In questo modo si è voluto venire incontro, anche se non completamente e non certo in modo soddisfacente, alle aspettative di gran parte della popolazione. Fa specie comunque che la Direzione del Museion abbia mantenuto un atteggiamento arrogante ed ostinato nei confronti della popolazione e abbia continuato a manifestare pubblicamente la sua posizione. Questo naturalmente ha irritato ancor più la pubblica opinione.

In merito a questo fatto, si rendono doverose alcune considerazioni.

La croce cristiana è simbolo di salvezza, che nulla ha a che fare con una rana. Due millenni di fede e di cultura cristiana non possono essere cancellati semplicemente con degli sberleffi in nome della “libertà dell’arte”, presa come valore assoluto. Ogni religione ha diritto che i propri simboli vengano tutelati dall’uso sacrilego. Anche l’arte non può porsi in modo tirannico e assolutistico al di sopra dei sentimenti religiosi delle persone, perché così facendo mette in dubbio il valore della dignità umana. Si sta parlando di un valore laico, condiviso pure dalla gran parte degli agnostici e dei laici, accomunati dal doveroso rispetto della dignità umana, in cui ricade anche il sentimento religioso dell’uomo.

La popolazione cattolica della Regione Trentino – Alto Adige non vuole, giustamente, essere ferita nel suo sensus fidei, nel suo sentimento religioso e vede nell’esposizione pubblica della rana crocefissa una gratuita profanazione della croce

cristiana, che rappresenta nella fede cristiana il valore più profondo della sacralità e della salvezza dell’uomo. Pertanto la croce non può essere dissacrata attraverso un’arbitraria distorsione del suo significato con il pretesto della “libertà dell’arte”.

Il Museo di Arte Moderna appartiene ad un’istituzione pubblica ed è per questo che il Museion non può offendere e oltraggiare con un’ “opera d’arte” il corpo crocefisso di Gesú, sostituendolo con una rana. Nel simbolo della croce si manifesta secondo la religione cristiana la lacerazione dell’uomo che viene infine salvato e redento. Nella simbologia cristiana la croce ha un senso così profondo, di pace e di amore divino, che il suo significato non può essere distorto attraverso l’atto arbitrario di un artista. Quantomeno, non certo in una struttura pubblica. La sacrosanta libertà d’espressione artistica non può svilire a tal punto i sentimenti afferenti ad un’altra libertà fondamentale propria d'ogni essere umano: quella religiosa. Ove ciò avvenga, si ha a che fare con la compulsione ingiustificata di un diritto a scapito di un altro. E ciò non è ammissibile in una convivenza civile. Non si tratta di satira, bensì di offesa.

La rana crocefissa oscura il messaggio insito nell’immagine della croce cristiana. L’opera mette a confronto valori incomparabili. Il mettere sullo stesso piano o rendere simili due realtà così eterogenee rappresenta una profanazione del sacro. La croce è un atto di fede, un “sigillo dell’appartenenza a Dio” (Josef Ratzinger). La croce pertanto è un simbolo di redenzione dei cristiani e richiede il rispetto di tutti. Per analogia, questo vale pure per tutte le altre religioni.

Anche gli agnostici ed i laici, come pure certi cristiani che non trovano nulla da eccepire nella rana, devono capire che questo simbolo fondamentale per il Cristianesimo non può subire trasformazioni offensive e caricaturali ai fini di un’esposizione pubblica.

Anche chi non crede non può sottrarsi al dovere di rispettare la dignità dell’uomo e la simbologia delle religioni, qualora queste non si oppongano al rispetto della dignità umana, ma deve riconoscere che siamo di fronte ad un limite che non può essere superato. La rana al crocefisso non è espressione di “libertà della cultura”, ma atto arbitrario ed irriverente nei confronti dei sentimenti religiosi di molti, e per questo va condannata.

Questo è il punto saliente, ovvero il confine invalicabile della “libertà dell’arte”, che non può significare arbitrarietà. La dignità dell’uomo e delle specificità che gli son proprie é comunque prioritaria e questo va osservato anche nel caso di mostre pubbliche che, al di là del privato, si svolgono in un contesto pubblico.

Se ciò non venisse rispettato, nulla si sottrarrebbe alla critica e gli artisti potrebbero dedicarsi indisturbati per esempio, a caricature dello sterminio di Auschwitz o delle stesse vittime.

Nel luglio 2008 Papa Benedetto è stato ricevuto in Alto Adige con tutti gli onori. Lasciare ciò nonostante appesa la rana crocefissa al Museion è stata una imbarazzante contraddizione politica e culturale. La rana crocefissa è infatti una radicale negazione del messaggio del Santo Padre e un oltraggio alla Sua persona. Persino gli agnostici non hanno potuto fare a meno di avvertirlo come un insulto nei confronti dell’ospite. E la popolazione non ha apprezzato l’atteggiamento contraddittorio.

Quando si tratta di questioni di importanza pubblica, gli esponenti politici non possono rifiutarsi di prendere decisioni in proposito, anche se difficili, ma devono assumersi le proprie responsabilità. Solo così viene garantito il rispetto di un diritto

fondamentale dell’uomo e quindi la tutela della sua dignità, anche nei propri convincimenti religiosi.

Tutto ciò premesso

il Consiglio regionale del Trentino –Alto Adige

1. dichiara che l’esposizione della summenzionata opera di Kippenberger è un’offesa nei confronti dei sentimenti cattolici – e non solo – della popolazione della Regione;

2. condanna siffatta esposizione, anche perché in tal modo è stata violata la dignità umana della comunità cristiana ed é stato leso un diritto fondamentale dell’uomo;

3. incarica il Presidente del Consiglio regionale di trasmettere ufficialmente questa mozione agli altri Consigli regionali, ai Vescovi della Diocesi di Bolzano – Bressanone e di Trento nonché a Papa Benedetto XVI.


Cons. Pino Morandini

mercoledì 4 giugno 2008

Sul Museo d'Arte a Bolzano

Trento, 3 giugno 2008

SUL MUSEO D’ARTE A BOLZANO

Mi stupisco che il denaro pubblico, (30 milioni di euro) finisca per finanziare degli obbrobri tipo quelli che stanno “ornando” il nuovo museo bolzanino: rane crocifisse in luogo di Gesù Cristo e, all’interno, riproduzioni che evidenziano la solita sessuomania che, nonostante la veste intellettuale che tenta di cucirsi addosso, non si rivela altro che un “alter ego” volgare del tipo “seni e sederi al vento”.
Insomma, un orrore “al cubo”, non soltanto “Nel cubo”.
E sì che il nome, museion, vocabolo greco, lasciava bene sperare, specie per Bolzano, città incrocio di lingue e di culture
C’è invece da vergognarsi delle cialtronate che troppo spesso godono dei pubblici finanziamenti.
Tanto più che, guarda caso, per le reali necessità della gente in carne ed ossa, i denari non si trovano mai. Tanto per concentrarsi solo sull'ultimo episodio di questa
triste saga del pubblico scialacquare, non più tardi di qualche giorno fa, è stata ostinatamente rifiutata una mia proposta volta a garantire un sussidio economico a partire dal primo figlio anche per gli anni (2005, 2006, 2007) nei quali era stato escluso con la cancellazione dell’originario Pacchetto Famiglia, avvenuta nel 2005. La ragione elevata a pretesto di detto rifiuto è stata la classica e pilatesca scusa buona per tutte le stagioni: mancano i fondi! Assurdo. L’ostruzionismo che ho intrapreso mirava proprio ad indurre la Giunta a ripensare quell’ingiusta esclusione.
Perché, mentre si strapagano rane che vanno a morire in croce, membri esorbitanti che additano il vuoto dentro ad un cubo che ha reso felice finora solo ( o quasi) il patrimonio del suo progettista, migliaia di famiglie si sono viste sbattere la porta in faccia, di fronte a loro reali necessità? E spesso si tratta di famiglie formate dalla sola madre col proprio figlio, e dunque esposte forse più d'ogni altra unione alle tempeste della vita. Non importa se ad esse ed a chi come loro son stati tolti dei contributi preziosi!
La Provincia ha ben altro cui pensare. Si cura di pagare ed inseguire una rana crocifissa da chi, oltre al rispetto per la religione, l'uomo e gli animali, manco sa più da che parte stia il senso del bello.
Dostoevskij affermava: “La Bellezza salverà il mondo”. Cosa avrebbe pensato del monolite bolzanino sarebbe facile intuirlo...


dott. Pino Morandini
Consigliere regionale

venerdì 16 maggio 2008

La mostra sulla scimmia: parliamone

Trento, 23 maggio 2007

La mostra sulla scimmia nuda propone allo spettatore bellissime
immagini di un simpaticissimo animale: la scimmia. Se la cosa si
fermasse qui, sarebbe scientifica e piacevole. Il problema è che i
curatori della mostra vogliono andare oltre, e proporci ad esempio
teorie sul linguaggio, sul senso artistico e sulla morale che sarebbero
respinte dal 90% dei linguisti, degli artisti e degli psicologi.

Dire che condividiamo il 98 % del DNA con le scimmie infatti non significa
nulla. O meglio, dimostra che la nostra alterità rispetto a loro non è
materiale, non sta solo nel Dna, ma in qualcosa di più: in ciò che
tutta la speculazione umana da Socrate in poi ha chiamato anima. Il
tentativo celato della mostra è proprio quello di cancellare le tracce
dell’anima, dell’unicità umana, del nostro essere dotati di
autocoscienza, di pensiero, di volontà, di libertà, di senso morale, di
una capacità artistica qualitativamente diversa da quella degli
animali.

Non solo: la mostra lancia anche messaggi etici che
ricordano molto certo pensiero animalista e radicale. Mi riferisco al
subdolo tentativo di eguagliare i diritti umani a quelli animali,
aprendo le porte all’ingegneria genetica ed alle politiche denataliste.
Il messaggio finale infatti è anche questo: la Terra è sovrappopolata,
siamo in troppi, inquiniamo, roviniamo l’ambiente… La soluzione
proposta implicitamente non è solo quella di un maggior rispetto della
natura, ma appunto la soluzione maltusiana: non fare figli, ridurre il
numero degli abitanti… Eppure tutti sappiamo che i Paesi più densamente
popolati non sono quelli poveri, ma quelli ricchi: l’Italia, la
Germania, il Giappone, gli Usa…Il problema dell’Africa è quello del
sottosviluppo, non quello del numero di abitanti, bassissimo rispetto a
quello dei Paesi citati. Perché allora spiegare a noi europei, a noi
italiani, un popolo sempre più vecchio e senza figli, che siamo troppi?
Non è forse un modo subdolo per promuovere iniziative antinataliste?

Basta leggere il sito www.rientrodolce.it dei radicali: si propone non una
politica di aiuti ai Paesi poveri, ma una diminuizione della
popolazione a due miliardi! Come? Le ricette di radicali, animalisti
alla Singer e molti altri è quella di diffondere nei Paesi poveri l’
aborto e la pillola del mese dopo, detta Ru 486, e magari anche la
sterilizzazione (sappiamo in quanti casi la Banca Mondiale e l’Unfpa
abbiano finanziato progetti di sterilizzazione occulta nei Paesi
poveri). In un suo celebre appello a Beppe Grillo, sulla presunta
sovrappopolazione, Marco Pannella finiva addirittura per elogiare la
politica del governo cinese del figlio unico, che ha portato alla
soppressione violenta di migliaia di feti e di infanti, specialmente
donne. In Italia, cari organizzatori della mostra, non siamo troppi, semmai
troppo pochi, e il mondo ha bisogno di solidarietà, di progetti di
aiuto concreti, non di politiche neomalthusiane! C’è posto per tutti, e
a nessuno deve essere subdolamente chiesto di non farsi la propria
famiglia: basta vedere con quale abbondanza viviamo noi in Occidente!


Pino Morandini

Minidialogo tra Jurka ed un contadino delle lande “Life Ursus”

Trento, 25 agosto 2006

Minidialogo tra Jurka ed un contadino delle lande “Life Ursus”

Jurka: Akuna Matata!! Sono l’orsetta trentina…onnivora opportunista, nonché splendida attrattiva turistica dell’ameno tridentino suol! Attrattiva da qualche milione di Euro, urca! …

Dicono che faccio paura…ma non è possibile...più che sbranare pecore e terrorizzare i villaggi limitrofi, non faccio. Adesso poi che mi hanno messo il radiocollare, sono facilmente rintracciabile. Ma dagli addetti ai lavori, non dai singoli privati. E poi gli armenti o le galline me li pappo egualmente!

Contadino: Senti, onnivora opportunista, smettila di pavoneggiarti! Tanto dei tuoi danni non importa niente quasi a nessuno. Tantomeno a qualcuno che ci governa.

Jurka: Ohibò, chi sei mai tu, che osi interrompere il filo della mia loquela e perfino sparlare di me?? Ti ricordo che, qualora nella tua ignoranza non lo sapessi, da un sondaggio della Doxa risulto essere l’elemento faunistico che più alza il gradiente d’appeal di questa provincia. Essa, non lo saprai di certo, ma un tempo non lontano fu signoria dei miei avi….

Contadino: Con tutto il rispetto, o diva Jurka, se i sondaggi che vai citando sono attendibili come quelli riguardanti le ultime politiche, stiamo freschi…

Jurka: Villico impudente!

Contadino: Capirai che forse non è poi così “politicamente corretto” persistere imperterrito nel darmi del rozzo villano. Non foss’altro che si tratta del nostro primo ed ultimo incontro, almeno spero.

Jurka: Giammai, sprovveduto bracciante!! Non vorrai perderti il format televisivo che sta onorando i palinsesti dalle 20.30 alle 21, ogni sera?

La Doxa prevede così una crescita del P.I.L. almeno del 10%, con conseguente aumento dell’avanzo primario: schiantiamo la Cina, e festeggiamo con dieci anni di ferie la vittoria mondiale.

Contadino: Oddio…

Jurka: Beh, certo, cosa credi, che il P. V. (Principe Vescovo: Lorenzo Dellai, ndr) m’avrebbe lasciato immortalare nelle mie alacri giornate per obiettivi meno grandiosi? A te posso anche confidarlo, certo che non capirai: se riesco a mandare un mio video ad Ahmadinejad, vinco il Nobel per la Pace!!Pensa: la rivincita dei plantigradi! ci verrà riconosciuta capacità giuridica e…

Contadino: Mamma santa, ma stai vaneggiando? Ribadisco, Jurka, che forse anche i sondaggi sbagliano…Ma almeno ci liberi da Prodi….

Jurka: Il Presidente del Consiglio? Naaah ..ho un debito di gratitudine nei suoi confronti! Pensa, che siccome la caccia all’orso era stata abolita nel 1939, in pieno regime fascista, volevano abrogarne il divieto! Per fortuna Prodi ha saputo convincere Dellai che non tutto il fascistame era da svellere. Tipo le strade, i codici e qualche legge era opportuno mantenerla. In attesa, ovvio, di forgiarne di socialdemocratiche, eque e quant’altro

Jurka: Tra l’altro, siccome quest’attesa mi ha messo fame, non è che potrei sbranarti una coscia?Sai, è che...sono “onnivoro opportunista” …

Contadino: Eeeehh??!???

Jurka: Vabbé…Tra l’altro, non sei tu colui al quale ho divorato quasi mezzo gregge qualche mese fa? Ma sì dai, che sei tu, oscuro zappatore, ex proprietario di quelle tenere pecorelle ben pasciute con cui mi son sollazzato in compagnia di un orsetto supersexy. Avresti dovuto vedermi…

Contadino: Piantala di dire idiozie!

Jurka: E pensare che dicono che noi orsi siamo schivi, che non possono vivere che due o tre di noi in un’area di 100 chilometri quadrati! Falso, avresti dovuto vedermi con quell’orsetta!! E pensa, che, grazie al continuo monitoraggio “Life Ursus”la nostra notte infuocata tra pecore ed alcova è stata vista in diretta da milioni di persone!!

Non So: Sicuramente miliardi di uomini non attendevano altro!!

Jurka: Ma sì, che eri proprio tu!! E non era tua moglie quella che è stata colta da malore per lo spavento d’avermi visto emergere dal buio notturno? Che spasso!!
In confidenza, dai, non è che ella esagerò, un po’?? Dai, non sono poi così brutta!! Modestamente….

Contadino: Maledetta!! Sai, divinità plantigrada, perché mia moglie è finita male? Perché l’elicottero non era disponibile!! I fondi per ampliare il parco aeromobili di Trentino Emergenza erano assorbiti per spiarti nelle tue roventi gesta amorose, per misurare la tua regolarità intestinale, per gettare nel buco nero del tuo reinserimento nel Trentino turistico parecchi denari che sarebbero potuti servire a noi umani!

Jurka: Ohibò, ecco che riemerge il rozzo villano E non azzardarti a toccarmi con le tue sordide zampacce! Altrimenti chiamo il pool di principi del foro che procurerebbero in un baleno ed a spese del contribuente e ti faccio vedere io!!

Contadino: Sei assolutamente folle!!

Jurka: Bando alle chiacchiere! E facciamo pure finta che io non sia più intenzionata ad assaggiare il tuo arto inferiore. Però devi convenire con me che i centri di potere mi amano tanto; talvolta forse più degli esseri umani…

Contadino: Sarei Quasi d’accordo con Lei, Maestà…non fosse che, pur essendo uomo, dunque creatura inferiore a Lei, un po’ di dolore ancora lo sento. Sa com’è, certe emozioni taluni umani ancora le provano nei confronti dei propri simili…

Jurka: Ma no! Impegnati invece per la biodiversità nell’ecosistema alpino e tutto sparirà! Correrai pure il rischio di sentirti “taaaanto bbbbbuuoooono”. Soprattutto, t’invito a caldeggiare un’iniziativa popolare avente ad oggetto: “Adotta l’Orsetta che c’è in te”.

E non dirmi che non ami i nostri piccoli, teneri cuccioletti..

Contadino: A dire il vero, sono splendidi, teneri e commoventi. E’ il prodotto finito, ossia Lei che mi lascia perplesso! E poi, anche i nostri cuccioli, detti “bambini” sono splendidi, no??

Jurka: Certo, antipatico grattaterra!! Infatti ti ordinavo di proporre un gemellaggio orsa- bambino. Non credo sia un problema numerico…anzi, visto il regredire demografico in cui vi beate, corriamo il rischio di essere di più noi, in prospettiva…

Contadino: !!

Jurka: ….Ed alla fine del gemellaggio, come supremo atto di offerta sacrificale di sé, il bambino si donerà come cena all’orso, in occasione della prima notte di questo con la prescelta orsetta del momento!!

Contadino: Ma siamo matti?? Adesso basta! Marcerò sulla Provincia e mi sentirà il suo Presidente!

Jurka: Allora… devo proprio sbranarti!! Anzi, no. In cambio della coscia che nella mia generosità per ora ti concedo ancora di calzare, accetto il tuo impegno per la biodiversità. Come sopra pattuito, ok?? I termini dell’accordo sono ben chiari, mi pare…altrimenti, zac!! Intesi?

Contadino: Diva plantigrada, siamo intesi. Ora, me lo farebbe un autografo???

Pino Morandini