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venerdì 16 maggio 2008

nell'anniversario della strage di Nassirya, dinanzi ad alcuni commenti

Trento, 19 novembre 2006

A fronte di alcuni commenti sulla strage di Nassiriya.

Solidarietà ai familiari delle vittime e all’Arma dei Carabinieri.

Lascia sgomenti il commento di basso profilo che taluno ha inteso formulare nei confronti delle vittime di Nassiriya. Esso si commenta da solo. La migliore replica sono i fatti. Da un lato, il sacrificio della vita di persone impegnate in missione di pace, che si adoperavano per la stabilità e per la sicurezza dell'Iraq, nella giustizia e nel rispetto dei diritti umani e per il ristabilimento della democrazia. Sacrificio di operatori di pace, che hanno versato il proprio sangue nell’adempimento di un servizio diretto a garantire la pace in un territorio dilaniato dalla violenza. D’altro lato, la solidarietà di tutte le forze politiche, a partire dalle più alte cariche dello Stato.

Di fronte a simili commenti, l'aggressione che hanno subito i nostri militari ci tocca ancor più nel profondo perché fa prevalere ragioni ideologiche sul dolore straziante dei familiari. Per questo è estremamente importante che in questi momenti di profonda angoscia sia i familiari delle vittime sia l'Arma dei Carabinieri possano sperimentare tutta la solidarietà possibile. Ad essi pertanto esprimo sinceri sentimenti di vicinanza, umana e cristiana.

Cons. Pino Morandini

...Guerra in Libano

Trento, 28 agosto 2006

La recente guerra in Libano, come tutte le guerre, ha seminato nuovi odi, distruzione e morte. La cosa più terribile è stato il sovrano disprezzo del diritto internazionale e delle vittime civili, uccise senza pietà e senza logica alcuna, come hanno dichiarato papa Benedetto XVI, il segretario di Stato, Angelo Sodano, e il ministro degli esteri vaticano Giovanni Lajolo. Anche il ministro degli esteri italiano, Massimo D'Alema, ha parlato di reazione decisamente "sproporzionata". Oggi il Libano, che stava riprendendosi dopo tante disgrazie, conta almeno 1200 morti, e centinaia di migliaia di sfollati. Amnesty Internetional, organizzazione per i diritti umani, ha appena denunciato come "la distruzione di migliaia di abitazioni e il bombardamento di numerosi ponti, strade, cisterne e depositi di carburante siano stati parte integrante della strategia militare israeliana in Libano, piuttosto che “danni collaterali”, derivanti da attacchi legittimi contro obiettivi militari". "Le prove raccolte -ha dichiarato Kate Gilmore, vicesegretaria generale di Amnesty International -lasciano fortemente intendere che la massiccia distruzione di impianti idrici ed elettrici, così come quella di infrastrutture vitali per la fornitura di cibo e di altri aiuti umanitari, sia stata parte integrante di una strategia militare”. A ciò si aggiungano i sospetti sull'uso di bombe a grappolo e di armi chimiche, su cui si sta indagando, e che continuerebbero a determinare morti innocenti.

In effetti sono state colpite anche le città cristiane di Jounieh, Byblos e Fidar, completamente estranee al "Partito di Dio" islamico. Nella diocesi di Tiro almeno 15 chiese cattoliche sono state distrutte, benchè nessuno ne parli.

Ora il dramma è al culmine. Secondo l'agenzia di stampa cattolica Asianews, "i vescovi maroniti temono che con le distruzioni aeree israeliane e il crescente fondamentalismo islamico, i cristiani abbandonino ormai in massa il Paese dei cedri". Per questo lanciano un appello affinché qualcuno li aiuti "ad affrontare la riapertura delle scuole, la mancanza di medicine, e l'inverno che si avvicina". In questi giorni, ha dichiarato Mons. Guy-Paul Noujem, vicario patriarcale maronita della diocesi di Sarba, "l'esodo dei cristiani è immenso. Se ne vanno perché si sentono abbandonati…Essi vogliono abbandonare il paese non a causa della paura, ma a causa del futuro". Mons. Matar, vescovo di Beirut, ha aggiunto: "E' necessario cominciare a ricostruire il paese, indebolito da settimane di bombardamenti feroci. Solo questo aiuterà i cittadini, cristiani e musulmani a rimanere in Libano". Di fronte a tutto questo i cristiani italiani e del mondo intero sono chiamati a soccorrere i loro fratelli, schiacciati tra violenze israeliane e risorgente fondamentalismo islamico: lasciarli soli sarebbe colpevole indifferenza, anche perché, dopo quella irakena, quella libanese è la seconda comunità cattolica a finire nel tritacarne della guerra, senza colpa alcuna. Si prepara, per la prima volta nella storia, un medio oriente senza più alcuna presenza cristiana.

Intanto possiamo fare qualcosa per aiutare i libanesi versando un contributo ad una associazione di volontari, l'Avsi, presente in Libano da molti anni. Per farlo basta fare un versamento sul conto corrente numero 522474, intestato ad Avsi Solidarietà, via M. Gioia 181, 20125 Milano; oppure indirizzando l'offerta alla Banca popolare di Milano, sul conto n. 19000, intestato ad Avsi (Abi 05584; cab 01626; Cin C; causale: per il Libano).

Oppure, chi lo desiderasse può mettersi direttamente in contatto con me, e con chi mi sta aiutando in questa operazione, per raccogliere aiuti che verranno inviati direttamente al patriarca del Libano.

Cons. Pino Morandini