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mercoledì 4 novembre 2009

Cosa si sta aspettando a ripristinare il riscaldamento presso l’istituto Ivo Carneri di Civezzano?

“ Cosa si sta aspettando a ripristinare il riscaldamento presso l’istituto Ivo Carneri di Civezzano?”



Le temperature hanno fatto registrare, com’era prevedibile, una leggera flessione e subito, all’istituto superiore Ivo Carneri di Civezzano, neonato centro di formazione professionale (Cpf) per animatori turistico sportivi è stato il black out, col prevedibile risultato di aule fredde e di studenti, giustamente, sul piede di guerra.

Nonostante la prima avvisaglia risalga a ben due settimane fa, i tecnici della Trentino calore non sono ancora riusciti a far luce sul guasto degli impianti, verosimilmente una perdita d’acqua.

Dal momento però che detto guasto interessa ben due piani dell’istituto, e dato che questi ospitano oltre 200 studenti, è chiaro come il tutto si aggravi giorno dopo giorno.

Anche perché, a quanto è dato sapere, le previsioni indicano per i prossimi giorni un ulteriore abbassamento delle temperature che porterà con sé, in particolare sulle cime montane, le prime precipitazioni nevose.

E’ pertanto chiaro come non ci sia tempo da perdere e chi in Provincia segue la materia, dovrebbe attivarsi quanto prima per far sì che all’istituto di Civezzano come del resto anche nelle altre scuole del Trentino siano garantite condizioni di agibilità e sicurezza nelle aule.

Diversamente, risulta evidente che si configurerebbe come abuso il voler trattenere in aula studenti nonostante le precarie condizioni dell’istituto, condizioni che peraltro sono fissate per legge e che quindi non rientrano in aspettative accessorie, ma in necessità da adempiere con la più stretta osservanza.





Ciò premesso si interroga l’Assessore competente per sapere:



1) se è a conoscenza della situazione descritta in premessa;

2) in caso affermativo, come giustifica ben due settimane di disagi per gli studenti dell’Istituto Ivo Carneri di Civezzano, costretti in aula nonostante pesanti guasti all’impianto di riscaldamento;

3) se non crede urgente attivarsi per garantire ai suddetti studenti condizioni di agibilità per le aule della loro scuola;

4) entro quali termini crede che il guasto in parola risulterà sanato.

venerdì 30 ottobre 2009

“E’ proprio necessario che la Siae faccia le pulci alle feste degli ultranovantenni?”

“E’ proprio necessario che la Siae faccia le pulci alle feste degli ultranovantenni?”



D’accordo che c’è la crisi che urge , per arginare sprechi ed evasione fiscale, occorre vigilare con rinnovata attenzione sul rispetto delle regole, ma c’è un limite a tutto; e quel limite, con l’incursione al Circolo Pensionati ed Anziani di Predazzo, la Siae – acronimo che sta per Società Italiana Autori Editori - l’ha ampiamente superato.

Il tutto si è verificato recentemente (7 ottobre 2009, presso il Circolo Pensionati ed Anziani di Predazzo, nella tradizionale festa degli ultranovantenni, una ventina di presenti – vale a dire meno della metà del totale di quanto risultano iscritti al circolo – dopo una merenda, hanno pensato bene di intonare alcune canzoni di montagna, accompagnati dalla fisarmonica di un socio del circolo, anziano pure lui, senza aver prima avvertito e pagato i diritti alla Siae, i cui membri si sono subito attivati con la richiesta di riscossione di una tassa, che ammonta a circa 40 euro.

Posto che ha già dell’opinabile il considerare illegittimo un intrattenimento del tipo in questione, tanto più con appena venti persone presenti, numero decisamente contenuto ed esiguo il fatto ha del paradossale se si considera che la festa multata è quella degli ultranovantenni di un circolo anziani.

Tanto più che il fatto che i quasi centenari si ritrovino a fare festa insieme, rappresenta una di quelle poche occasioni in cui costoro possono festeggiare in compagnia di coetanei.

Ci vuole un bel coraggio, infatti, a segnalare come illecita l’intonazione di brani da parte di persone così anziane, per giunta in una di quelle poche occasioni nelle quali costoro possono festeggiare in presenza di coetanei.



Tutto ciò premesso si interroga il Presidente della Giunta provinciale:



1) se non giudica paradossale ed inopportuno che la Siae abbia, come si dice in questi casi, battuto cassa al Circolo Pensionati ed Anziani di Predazzo, presumendo l’illegittimità di un momento conviviale, musica compresa, di un circolo anziani all’interno dello stesso;

2) se non ritenga di intervenire presso la Dirigenza della SIAE per evidenziare l’assurdità di simili provvedimenti sanzionatori;

3) come intende attivarsi per evitare che le futuro si verifichino analoghi spiacevoli episodi, del tipo in questione, magari ancora a danno di circoli anziani o affini, i cui intrattenimenti sono equiparati, nel caso di specie, ai grandi concerti;

4) sulla sorta di quale normativa – e probabilmente di quale sua formalistica interpretazione – è stata irrogata al Circolo Pensionati ed Anziani di Predazzo la sanzione pecuniaria SIAE che qui si contesta.

Come mai la piazzola per l’elisoccorso a Tione risulta in stato di abbandono?”

Come mai la piazzola per l’elisoccorso a Tione risulta in stato di abbandono?”



Anche quelle volte nelle quali, dopo disguidi e ritardi, opere e strutture vengono finalmente realizzate, non è detto che entrino immediatamente operative; talvolta, infatti, rimangono in uno stato di abbandono, anche se si tratta di strutture di grande rilevanza strategica.

E’ il caso, ad esempio, della piazzola studiata e realizzata per consentire all’ospedale di Tione di avvalersi di un prezioso servizio di elisoccorso diurno e notturno.

Servizio che, com’è evidente, rappresenterebbe un gran vantaggio, in particolare per quanto concerne la rapidità dei soccorsi che, nelle eventualità più urgenti, potrebbero avvalersi di un soccorso aereo.

Ora, si dà il caso che detta piazzola non risulti, allo stato, ancora operativa.

E questo non solo penalizza l’ospedale di Tione, che risulta provvisto di un servizio che del quale, però, non può beneficiare, ma rappresenta anche un grande spreco.

Perché la piazzola per l’elisoccorso, opera iniziata ancora nell’autunno del 2007, è costata oltre un milione di euro.

E mentre ancora s’attende di vederla finalmente operativa, detta opera, in completo stato di abbandono, risulta del tutto esposta a processi di deterioramento che potrebbero comprometterne l’efficienza.

Col rischio, del tutto paradossale, che nel momento in cui fosse possibile rendere la piazzola finalmente operativa, ci si potrebbe trovare nelle condizioni di doverla revisionare, con aggiunta ulteriore di finanze ed investimenti.

Per evitare che questo accada, è bene che le istituzioni competenti provvedano con immediatezza per inaugurare un’opera, quale è la piazzola in oggetto, di estrema rilevanza strategica, e che ha richiesto ingenti risorse finanziarie per essere realizzate.





Tutto ciò premesso si interroga l’Assessore competente per sapere:



1) se è a conoscenza della situazione descritta in premessa;

2) in caso affermativo, attraverso quali canali si sta impegnando per far sì che la piazzola realizzata presso l’elisoccorso realizzata per l’ospedale di Tione divenga finalmente operativa;

3) entro quali termini reputa che detta piazzola sarà utilizzata.

venerdì 23 ottobre 2009

interrogazione sui vigili del fuoco di Rovereto

“In base a quali presupposti giuridici si sono inviate presso il Comando dei vigili del fuoco di Rovereto delle raccomandate allegate alle quali comparivano dei moduli destinati ai dipendenti comunali del servizio antincendio interessati ad accedere al ruolo di dipendente provinciale del Corpo permanente?”

Stamane presso il Comando dei vigili del fuoco di Rovereto è arrivata una raccomandata a firma di un funzionario della Provincia ed indirizzata ai dipendenti comunali addetti al servizio antincendio.
Allegato a detta raccomanda, nel cui testo si facevano espliciti richiami ad un discusso emendamento presentato alla Legge finanziaria del 2009, compariva copia di un modulo che i citati dipendenti potrebbero compilare se interessati ad accedere al ruolo di dipendenti provinciali del Corpo permanente.
Ora, al di là della curiosa modalità di comunicazione – una raccomandata recante la firma non del Presidente della Giunta o di un Assessore, bensì di un funzionario della Provincia – non è possibile tacere l’incredibile anomalia della modulistica allegata, che consentirebbe un abuso.
Infatti, allo stato, per accedere al Corpo permanente sono prima di tutto richiesti degli specifici requisiti tecnici, e poi, tra i candidati riconosciuti idonei, è previsto un concorso, dopo il superamento del quale si accedere alla carica di dipendente provinciale presso detto corpo.
Ebbene, con la modulistica indirizzata ai dipendenti comunali addetti al servizio antincendio, di questi passaggi obbligati, non c’è traccia.
Al contrario, detta modulistica alimenta il fondato sospetto che si voglia palesemente calpestare norme di principio che da anni regolano l’accesso al Corpo permanente.
Ragion per cui urge che l’Assessore faccia quanto prima chiarezza, perché in gioco c’è la credibilità delle istituzioni e la trasparenza di accesso alle cariche provinciali, trasparenza già duramente messa in discussione da precedenti che sarebbe bene non replicare.

Tutto ciò premesso si interroga l’Assessore competente per sapere:
1) se è a conoscenza della raccomandata giunta stamane al Comando dei vigili del fuoco di Rovereto;
2) in caso affermativo, se può spiegare nel dettaglio quale fosse lo scopo di quella raccomandata;
3) sulla base di quali presupposti giuridici a detta raccomandata è stata allegata una modulistica che consentirebbe, in barba a requisiti tecnici e procedimenti concorsuali, ai dipendenti del servizio antincendio l’accesso al titolo di dipendente provinciale presso il Corpo permanente;

“Quanto costa ogni anno ai trentini l’Ufficio stampa della Giunta provinciale?”

“Quanto costa ogni anno ai trentini l’Ufficio stampa della Giunta provinciale?”

Per rispondere all’interrogazione n. 518, con la quale si avanzavano richieste di chiarimento in ordine a quanto aumenti il costo dell’Ufficio stampa della Giunta provinciale , il Presidente della Provincia è ricorso ad un giro di parole che non può che accrescere il sospetto che chi amministra il Trentino faccia spesso le acrobazie per lasciare i cittadini all’oscuro circa la rendicontazione dell’uso di soldi pubblici.
Con la citata interrogazione si chiedeva esplicitamente “a quanto è ammontata, per il 2008, la spesa dell’Ufficio stampa” , domanda che a chiunque lascerebbe pensare, com’era nelle intenzioni di chi la rivolgeva, ad una richiesta sui costi totali, per lo scorso anno, dell’organismo in parola.
Per un singolare equivoco, invece, detta richiesta è stata scambiata per una richiesta non già dei costi propri dell’Ufficio stampa, bensì della spesa sostenuta da questo ente.
E’ indubbio che si sia trattato di un equivoco anche perché, mentre nella citata interrogazione, si faceva riferimento ad un pesante aumento di bilancio – 800 mila euro – che andava a sommarsi a quello disposto pochi mesi prima in virtù della Lp. 12 17/2008, il Presidente della Giunta, replicandovi, ha comunicato “che la spesa complessiva dell’Ufficio Stampa nell’anno 2008 risulta essere pari a € 916.170,60”.
Ed è del tutto chiaro che la pur astrale cifra di un milione di euro non corrisponde al costo dell’Ufficio stampa, ma semmai rappresenta il totale di spesa sostenuta da detto organsimo.
Ora, anche trascurando lo scandaloso ritardo con la quale è pervenuta la risposta – l’interrogazione n.518 risulta depositata ancora in giugno, mentre la replica è di metà ottobre: quattro mesi per vergare meno di venti righe - risulta difficile nascondere meraviglia per l’abilità con la quale il Presidente della Giunta, per ragioni non chiare, abbia schivato i veri punti della questione.
Anzi, ha fatto più: è arrivato a sostenere che l’aumento di € 800.000 di finanziamenti all’Ufficio stampa non sarebbe, com’è evidente essere, una vertiginosa crescita di spesa, bensì “un semplice adeguamento”.
Peccato che la Giunta, quando dispone questi “semplici adeguamenti”, dimentichi adeguamenti (in questi casi normativi, ma con ricadute finanziarie) ben più urgenti, come quelli in materia di ICEF, di pensioni di guerra, di indennità di accompagnamento, ecc.
Tornando all’Ufficio stampa, si rappresenta quindi necessario- tanto più dinnanzi a risposte così evasive e sibilline - insistere con le domande, in modo da far chiarezza, sulla questione; perché l’Ufficio stampa della Giunta è un servizio pubblico, e pertanto pubblico deve essere anche nei suoi bilanci e nelle sue spese complessive.

Tutto ciò premesso si interroga l’Assessore competente per sapere:

1) quante unità di personale sono attualmente impiegate presso l’Ufficio stampa della Giunta;

2) quali sono le loro singole mansioni;

3) in base a quali modalità sono state assunte;


4) a quanto ammontano le spese complessive sostenute dalla Provincia per la gestione ed il funzionamento dell’Ufficio stampa della Giunta per gli anni 1998, 1999, 2000, 2001, 2002, 2003, 2004, 2005, 2006, 2007, 2008.

“Cosa si intende fare per risolvere l’annosa questione dell’acquedotto di Località Cornelle del Comune di Fiavé?”

La vicenda degli abitanti di Dasindo, ultima frazione del Comune di Lomaso da oltre tre mesi oggetto di pesanti disservizi idrici, culminati, lo scorso fine settimana, in oltre dieci ore di assenza di acqua dai rubinetti, purtroppo non è isolata.
Anzi, pare che, sempre rimanendo in tema di disservizi di ordine idrico, Trentino vi siano situazioni addirittura peggiori.
E’ il caso, ad esempio, dell’acquedotto di Località Cornelle del Comune di Fiavé.
Trattasi di un guasto che si trascina da anni e che ha visto parentesi grottesche, come quella della scorsa settimana, quando sono stati chiamati i Vigili del fuoco di Trento, i quali hanno trasportato l’acqua con delle botti.
Ad aggravare questa vicenda si è aggiunta una disputa a livello comunale che sta rallentando la risoluzione di un disagio cui sarebbe a dir poco urgente porre rimedio, sia per la durata, lunghissima, del medesimo, sia per la sua natura.
E’ superfluo qui rammentare che la carenza d’acqua non è solamente segnale d’una allarmante deficienza in termini di servizi, bensì rappresenta un vero e proprio pericolo, dati i numerosi utilizzi cui questa potrebbe rispondere: da quelli più strettamente legati alla persona ai casi di principi di incendio o di emergenze varie.
Ragion per cui si sollecita l’Assessore provinciale competente per materia a far luce e ad intervenire sulla vicenda dell’acquedotto di Cornelle, vicenda che si trascina da troppo tempo e cui urge porre tempestivo rimedio.
Ciò premesso si interroga l’Assessore di merito per sapere:

1) se è a conoscenza della situazione descritta in premessa;
2) in caso affermativo, come spiega che da oltre tre anni non si sia riusciti a darvi soluzione;
3) se non giudica grottesca oltre che allarmante, detta situazione alla quale, per porvi temporaneo rimedio, si è recentemente giunti a contattare i Vigili del Fuoco di Trento affinché portassero loro l’acqua, mediante botti;
4) come intende attivarsi per risolvere l’annosa questione dell’acquedotto di Località Cornelle;
5) entro quali termini ritiene che si potrà risolvere positivamente detto problema, insoluto da oltre tre anni.

mercoledì 14 ottobre 2009

Interrogazione “ Com’è possibile che a Dasindo, in oltre tre mesi, non sia stata risolta la carenza idrica che minaccia l’integrità dei cittadini?”

Trento 13/10/09

Al Presidente del Consiglio Provinciale

Giovanni Kessler

SEDE





Interrogazione





“ Com’è possibile che a Dasindo, in oltre tre mesi, non sia stata risolta la carenza idrica che minaccia l’integrità dei cittadini?”




Quella degli abitanti di Dasindo, ultima frazione del Comune di Lomaso, è ormai un’odissea. Da oltre tre mesi, infatti, oltre centotrenta residenti, pressoché ignorati dalle istituzioni, hanno dovuto fare i conti con incessanti e continue sospensioni del servizio idrico, con conseguenti ed esasperanti disagi.

Anche perché, quando l’acqua nei rubinetti non è sospesa, spesso esce comunque con scarsissima pressione, rendendo gravemente deficitario e carente un servizio indispensabile e, per molti versi, più essenziale di quello dell’elettricità e del telefono.

A questi continui disservizi, che hanno messo a dura prova i nervi degli abitanti di Dasindo, si è aggiunto un apice di inaudita gravità: dalle 18 di sabato scorso, 10 ottobre, alle ore 4 di domenica 11 ottobre, i rubinetti sono rimasti interamente a secco, scatenando, com’è comprensibile, indignazione e nervosismo tra i cittadini della zona.

Quel che più sorprende, oltre alla gravità del singolo episodio, è la disattenzione delle istituzioni provinciali e comunali verso detto disservizio, perdurante ormai da oltre tre mesi.

Trattasi, infatti, non di una carenza accessoria per la vita dei cittadini di Dasindo, bensì di una gravissima deficienza che, tra le altre cose, mette a rischio l’integrità stessa dei cittadini; basti pensare agli innumerevoli utilizzi che l’acqua spesso riveste in situazioni di emergenza.

Si auspica pertanto che chi di dovere si prenda le proprie responsabilità e, una volta risolte le urgenze in parola, renda le ragioni di un disagio perdurante da mesi e colpevolmente ignorato.









Ciò premesso si interroga l’Assessore competente per sapere:



1) se è a conoscenza della situazione descritta in premessa;



2) in caso affermativo, come spiega che da oltre tre mesi gli abitanti di Dasindo patiscano, inascoltati, un disservizio così grave e pericoloso come quello della mancanza d’acqua;





3) per quali ragioni, senza il benché minimo preavviso, dalle ore 18 di sabato 10 alle ore 4 della domenica successiva, i rubinetti di centinaia di residenti sono rimasti a secco;



4) se non reputa urgente individuare delle responsabilità per una carenza di servizi così abissale ed inspiegabile;





5) come intende attivarsi per far sì che, in futuro, simili episodi non si ripetano più e soprattutto che agli abitanti di Dasindo sia garantito l’utilizzo normale di quella fondamentale risorsa che è l’acqua.

Interrogazione sulla Valdastico

Trento12/10/09

Al Presidente del Consiglio Provinciale

Giovanni Kessler

SEDE



Interrogazione

“Qual è il reale intendimento della Giunta provinciale in ordine alla realizzazione dell’A31 della Valdastico e agli eventuali pedaggi?”




I continui tentennamenti non piacciono più ai sindaci della Valsugana, che ora chiedono a gran voce a chi amministra la Provincia di darsi una mossa: nel senso prolungamento dell’A31, strada che, favorendo uno strategico collegamento viario col Veneto, contribuirebbe non poco al decongestionamento del traffico della Valsugana, che da tempo sta scontando pesanti conseguenze: sia in termini di vite umane vittime d’incidenti automobilistici (dell’ordine di otto o nove all’anno), sia in termini di inquinamento.

E’ chiaro che per procedere alla realizzazione della Valdastico occorre, prima di tutto, che la Giunta provinciale metta in chiaro ai cittadini della Valsugana e non solo, quali forme di accordo si intendono stipulare o si stanno per stringere col la regione Veneto, accordi che com’è evidente potrebbero riguardare anche un eventuale pedaggio.

Infatti, uno dei nodi critici che in molti, inascoltati, stanno sollevando, è proprio quello degli eventuali e futuri pedaggi.

Gli amministratori del Veneto, già due giorni fa, hanno fatto sapere della realizzazione di un collegamento a pedaggio verso il Trentino ma, a questa notizia, non è corrisposta alcuna smentita o conferma da parte dei nostri amministratori.

Il che, com’è comprensibile, accresce la tensione tra i sindaci della Valsugana, già ansiosi, come si rammentava poc’anzi, di conoscere i tempi della realizzazione di un progetto che agli occhi loro, come a quelli di tutti i trentini, assomiglia sempre più ad un rebus.

Si fatica infatti a comprendere per quali ragioni il Presidente ed il vicepresidente della Giunta provinciale con delega alla viabilità, già ampiamente sollecitati dai primi cittadini della Valsugana, non diano risposte chiare ai quesiti che vengono loro sottoposti.

L’urgenza della realizzazione del prolungamento del’A31, giorno dopo giorno, si fa più grande, così come aumenta la curiosità su modalità e criteri con i quali questa verrà realizzata.

Trattandosi di un progetto che, se realizzato, potrebbe conferire sollevare da una serie di disagi una zona , quella della Valsugana, ampiamente vessata da incidenti, traffico ed inquinamento, non si fatica a comprendere l’ansia di chi, a proposito di questo progetto, è stanco di non avere risposte.

E’ tempo pertanto che chi di dovere faccia chiarezza, e lo faccia il prima possibile.





Tutto ciò premesso si interroga l’Assessore competente per sapere:





1) qual è il reale intendimento della Giunta provinciale in ordine al prolungamento dell’A31, che dovrebbe collegare Trentino e Veneto;

2) in caso di orientamento positivo, a che punto è il progetto relativo a detto prolungamento;

3) entro quali termini pensa che i lavori di realizzazione di detto progetto avranno inizio;

4) entro quali scadenze stima che siffatti lavori saranno terminati;

5) se saranno o meno predisposti pedaggi per coloro che, imboccando il prolungamento dell’A31, vorranno recarsi in Veneto partendo dal Trentino;

6) in caso affermativo a quanto crede ammonteranno tali pedaggi;

7) se reputa che detti pedaggi siano necessari.

“A Ciré urgono misure anti inquinamento per la Vetri Speciali Spa che tutelino i residenti della zona”

Trento 7/10/09

Al Presidente del Consiglio Provinciale

Giovanni Kessler

SEDE





Interrogazione



“A Ciré urgono misure anti inquinamento per la Vetri Speciali Spa che tutelino i residenti della zona”



La “Vetri Speciali Spa”offre certamente impiego a numerosi lavoratori e contribuisce i in modo determinante alla produttività industriale della provincia.

La ripresa della sua attività è quindi salutata positivamente considerate le numerose famiglie che vino sul lavoro presso detta azienda.

Quando, tuttavia, è in gioco la salute dei cittadini, che viene prima d’ogni cosa, è bene che le istituzioni si attivino con urgenza per appurare se effettivamente vi siano rischi per la loro salute ascrivibili ad emissioni inquinanti da parte di qualche attività industriale.

A ciò si collega l’iniziativa dei residenti di Ciré, che sono organizzati in un apposito gruppo denominato “Comitato residenti Ciré”avente come scopo quello di tutelare la loro salute.

Per far definitivamente luce sulla reale nocività di queste emissioni, i cittadini organizzatisi nel “Comitato residenti Ciré”hanno chiesto a gran voce delle verifiche da parte dell’Azienda sanitaria e dell’Agenzia provinciale per la tutela dell’ambiente.

Che la battaglia degli abitanti di Ciré non sia campata in aria lo dimostra la fase di fermo disposta dalla magistratura alla citata ditta, fase di fermo che a detta di qualcuno sarebbe riconducibile proprio alle sospette emissioni inquinanti.

E’ quindi urgente che la Giunta provinciale disponga dette verifiche. Non solo.

Ma pure di dare immediato ascolto alle problematiche sollevate dal “Comitato residenti Ciré”, e di disporre tempestivi controlli concernenti la contestata regolarità delle polveri emesse dalla “Vetri Speciali Spa”.





Ciò premesso, si interroga l’Assessore competente per sapere:



1) se era a conoscenza della situazione descritta in premessa;

2) se non reputa urgente disporre delle ispezioni o sollecitare chi di competenza a farlo, al fine di far luce sulle sospette emissioni di polveri da parte della “Vetri Speciali Spa”;

3) se non reputa prioritario attivarsi con immediatezza, visto e considerato che in gioco non ci solo semplici lamentale, ma la salute stessa dei cittadini di Ciré, che potrebbe risultare minacciata;

4) entro quali termini pensa di attivarsi;

5) qualora le emissioni di polveri da parte della “Vetri Speciali Spa” risultassero oltre i limiti consentiti, quali provvedimenti intende adottare.

Altra interrogazione sull'inceneritore

Trento 2/10/09

Al Presidente del Consiglio Provinciale

Giovanni Kessler

SEDE





Interrogazione



“Come mai per lo studio di fattibilità dell’inceneritore ci si è rivolti ad un esperto proveniente da fuori Regione, anziché valorizzare risorse personali locali che sono certamente all’altezza?”




Data la rilevanza del problema inceneritore, e data i rischi sulla salute dei cittadini che la realizzazione e soprattutto il funzionamento di questo comporta, la maggioranza che governa questa comunità pensato, per metterne a fuoco la fattibilità, di rivolgersi a degli esperti con lo scopo, appunto, di meglio comprendere quali siano gli effettivi rischi che questa modalità di smaltimento dei rifiuti comporta o potrebbe comportare.

Detto studio di fattibilità, reperibile sul sito del Comune di Trento e consistente in ben 232 pagine, ha visto la consulenza e la firma di cinque esperti tra i quali si segnala un noto docente dell’Università di Udine.

Assolutamente nulla contro quel docente né tanto meno contro la credibilità dell’Università di Udine, sia chiaro; solo si sottolinea la singolarità di detta consulenza quando in città la presenza di esperti di almeno pari competenza non manca.

In terra trentina, e con posti di responsabilità alta, annotiamo la presenza di persone assai esperte epidemiologia, ed in grado di avere uno sguardo d’insieme sulle malattie tumorali nel Trentino.

Ebbene, nonostante la comprovata esperienza di esperti locali, si è pensato bene di cercare consulenze altrove, addirittura in altre regioni.

Il che, se non è sospetto, suona quanto meno singolare.

Anche perché gli esperti locali , non hanno mai fatto mistero del proprio scetticismo circa la presunta non nocività delle emissioni inquinanti degli inceneritori, aspetto che incrementa ulteriormente il dubbio che le istituzioni, anziché di un’opportuna verifica delle effettive problematiche connesse all’inceneritore, si siano invece fatte promotrici di questo per partito preso.

E’ un dubbio, questo, che merita chiarimenti, anche perché in gioco, in questo caso, non c’è “una” questione politica, bensì “la” questione politica, ossia la salute dei cittadini.



Ciò premesso, si interroga l’Assessore competente per sapere:



1) sulla base di quali motivazioni per lo studio di fattibilità operato dal Comune di Trento sull’inceneritore si siano consultati esperti provenienti da fuori Regione omettendo, invece, di sentirne altri non meno titolati che risiedono a Trento;

2) se non giudica - dal momento che sono molti degli esperti locali sono assai scetticismi sull’innocuità dell’inceneritore – quanto meno singolari questo consulenze esotiche;

3) se non crede singolare che, a fronte di un dibattito scientifico tutt’ora in corso, si voglia far passare l’idea, del tutto fuorviante, di un accordo da parte degli ambienti scientifici circa la non pericolosità degli inceneritori:

4) come intende attivarsi per garantire pluralismo nel dibattito pubblico sull’inceneritore, opera che, semmai verrà realizzata, toccherà da vicino tutti i trentini e la loro salute.

“ Quando aprirà la Casa di riposo di Lisignago?”

Trento1/10/09

Al Presidente del Consiglio Provinciale

Giovanni Kessler

SEDE



Interrogazione



“ Quando aprirà la Casa di riposo di Lisignago?”




Si sta seguendo con apprensione la vicenda legata all’auspicata apertura della Casa di Riposo di Lisignago, decisa con forza ancora negli anni ’90 da chi, tra gli scriventi, gestiva l’Assessorato alla Sanità ed alle Politiche sociali e dalla Giunta provinciale del tempo al fine di dotare finalmente anche la comunità della Valle di Cembra almeno di una Casa di Riposo, per evitare l’”emigrazione” dei propri anziani verso Case di Riposo situate in altre valli del Trentino.

Si sono purtroppo verificate successivamente diatribe tra alcuni esponenti politici in valle, che hanno ritardato l’inizio dei lavori.

Quanto, poi, ai lavori protrattisi per oltre dieci anni hanno dovuto registrare in ordine il fallimento della prima ditta costruttrice ed il ricorso, poi respinto dal Tar, sull’aggiudicazione degli arredi.

Il tutto ha ritardato l’apertura della Casa di riposo (Rsa) di Lisignago, struttura strategica (può ospitare oltre 70 anziani) per la Valle di Cembra, ed a tutt’oggi si accumulano rinvii sulla data d’apertura.

Data d’apertura sulla quale in molti non mancano di esprimere serie riserve, soprattutto in considerazione del fatto che pare che all’interno di detta Casa di riposo manchino a tutt’oggi diversi arredi e attrezzature; si parla di letti, mobili e cucina che, nonostante la conclusione degli appalti di fornitura, rimarrebbero da installare.

Tiepide rassicurazioni parlano di un’apertura alla volta del prossimo inverno, ma i gravi ritardi già maturati alimentano perplessità oramai diffuse.

L’importanza strategica della struttura, unitamente alla sua generosa capienza, deve indurre le autorità ad accelerare quanto più possibile la sua apertura. Anche perché, com’è evidente, la riapertura della Casa di riposo di Lisignago non rappresenta solo una preziosa opportunità per tanti anziani della Valle di Cembra, che avrebbero occasione di essere accolti e assistiti con attenzione, evitando di cercare ospitalità presso le Case di Riposo dislocate qua e la nel Trentino, ma anche una possibilità lavorativa per tanti operatori socio sanitari, ed infermieri ed altre eventuali figure professionali!





Tutto ciò premesso si interroga l’Assessore competente per sapere:



1) quando prevede che sarà effettiva l’apertura della Casa di riposo della Val di Cembra, di cui v’è da anni particolare necessità ed urgenza, anche per altri “lidi” lontani del Trentino;

2) che cosa intende attivare la Giunta provinciale per garantire che della apertura avvenga quanto prima;

3) quanto personale verrà assunto per lavorarvi ed a quali figure professionali appartiene;

4) in base a quali modalità detto personale verrà assunto.

Interrogazione sugli effetti dell'inceneritore sulla salute pubblica

Trento 1/10/09

Al Presidente del Consiglio Provinciale

Giovanni Kessler

SEDE



Interrogazione



“ Perché la Giunta provinciale non si attiva per far conoscere ai cittadini le ricadute sulla loro salute dovute alla presenza dell’inceneritore?”




Le inchieste giudiziarie in corso sui siti inquinanti e i ripetuti confronti a livello politico non hanno di fatto permesso di chiarire un interrogativo di primaria importanza concernente anch’esso, fra le altre cose, lo stato di salute dei trentini, ovvero: quali ricadute avrebbe sui cittadini la realizzazione di un inceneritore?

Teniamo presente che esiste una pesante emissione, da parte degli inceneritori, di polveri sottili, il cui solo 10% delle quali risulta noto e classificato.

La stessa norma che regolamenta le emissioni degli inceneritori non tiene conto delle innumerevoli tipologie – qualcuno azzarda il numero di 5000 – di polveri sottili che la Legge vigente ignora e che sarebbero altamente inquinanti.

Riprova ne sarebbe il caso di Trieste, dove uno studio compiuto dal CIGRA (Centro Interdipamentimentale per la Gestione e Recupero Ambientale) dell’Università di Trieste su commissione del Comune ha avuto come scopo il rilevamento di una serie di inquinanti, tra cui le poveri sottili PM2.5: gli strumenti dei CIGRA sono stati posti a fianco della centralina di rilevamento inquinanti.

Ebbene, in un mese di misurazioni, dal primo febbraio al 5 marzo 2006, gli analizzatori hanno rilevato bene sei sforamenti del livello delle polveri sottili [PM10] e ben 17 (in pratica ogni due-tre giorni) di quello delle polveri sottilissime [PM2.5].

Sempre a Trieste, nel 1995, venne condotto uno studio epidemiologico che metteva in relazione le sorgenti di inquinamento (inceneritore, porto merci, ferriera, centro cittadino) ai casi di tumore al polmone, studio che dimostrò al di sopra di ogni ragionevole dubbio una correlazione assai elevata tra prossimità delle fonti inquinanti e rischio di ammalarsi di cancro al polmone.

Volendo dare uno sguardo al panorama internazionale, si può ricordare come nel 1996 venne pubblicato uno studio relativo al Regno Unito (basato su dati di decessi per cancro dal 1974 al 1987) nel quale si confrontavano i casi di cancro registrati entro 7,5 Km da 72 inceneritori.

Detto studio conteneva dati su oltre 14 milioni di persone per un periodo di 13 anni.

Orbene, venne riscontrato un rischio aggiuntivo che andava dal 2-4% per i più distanti, all’5-8% per i residenti entro i 3.5 Km dall’inceneritore: gli autori stessi affermarono che una parte di questa percentuale può essere dovuta a fattori sociali non ben considerati, ma che forse un residuo era da considerare come causato dagli inceneritori stessi.

Erano dati, come ebbero a riconoscere i ricercatori inglesi, che mettevano in luce come vi fossero comunque 11.000 morti per cancro in più rispetto al totale nazionale del Regno Unito.

Questi ed altri esempi debbono indurci a chiedere a gran voce alla Giunta provinciale di fare urgentemente chiarezza in ordine alle ricadute sulla salute dei cittadini e sulla sicurezza ambientale.

Si ricorda, inoltre, come con legge provinciale 10/2004, il Consiglio provinciale abbia modificato l’art. 72 del testo unico delle leggi provinciali in materia di tutela dell'ambiente dagli inquinamenti, affidando ai Comuni, in forma associata, le fasi del trattamento e smaltimento dei rifiuti, comprese la realizzazione e della gestione del futuro impianto di incenerimento.

La modifica di legge, a detta della Giunta provinciale, si è resa necessaria per permettere l’affidamento diretto a Trentino Servizi della progettazione e gestione dell’inceneritore, senza passare attraverso le procedure europee d’appalto.

Fino alla stipula di una formale convenzione tra i comuni, le competenze riguardo alla realizzazione ed alla gestione dell’impianto, restano in capo al Comune di Trento.

A distanza di anni, è tempo di capire, in proposito, a che punto sia lo stato di convenzionamento dei 222 Comuni del Trentino, se non altro per appurare con quale efficacia si stia seguendo la politica di tutela ambientale e della salute dei cittadini.





Tutto ciò premesso si interroga l’Assessore competente per sapere:





1) se non ritenga doveroso ed urgente che la Giunta provinciale si adoperi fattivamente per far conoscere alla popolazione le ricadute sulla salute dei cittadini causate da un impianto comunque inquinante qual è quello dell’inceneritore;



2) se non reputa lesivo del principio di precauzione la realizzazione di un inceneritore in una provincia, come il Trentino, già virtuosa in fatto di gestione dei rifiuti, soprattutto per quanto concerne la raccolta differenziata;





3) a che punto è il convenzionamento sulla gestione dei rifiuti previsto dalla L.P. 10/2004 tra Provincia e Comuni.

martedì 22 settembre 2009

Interrogazione:Quale futuro per i sessanta lavoratori della ex Lovara?

Alle continue rassicurazioni, ancora una volta, non sono seguite risposte concrete.

Accade così che a Malè ben sessanta lavoratori ex Lowara siano ancora in attesa di essere assunti dalla Sitos Srl, azienda che ha rilevato lo stabile e che, in seguito ad accordi stretti con la Provincia, entro pochi mesi avrebbe dovuto provvedere alla loro assunzione.

Gli accordi prevedevano che l’azienda assumesse trenta lavoratori entro la fine del 2008, per poi, entro il 2009, arrivare a quarantacinque ed infine, nel 2010, dare un lavoro a tutti e sessanta.

Purtroppo, i ritardi maturati sinora lasciano supporre che non solo le tempistiche accordate in precedenza tra la Sitos Srl e la Provincia non saranno rispettate, ma che vige forte incertezza anche su una futura assunzione di molti dei sessanta lavoratori visto e considerato che, allo stato, appena sei di loro sono stati riassorbiti.

Si susseguono assemblee pubbliche ed incontri, ma cresce, tra i sessanta lavoratori, la comprensibile sensazione che ben poco degli accordi tra la Sitos Srl e la Provincia, alla fine, troverà concreto riscontro. Ora, se da un lato è comprensibile che i rappresentanti della Provincia, tanto più in una così difficile stagione economica, che vede il prodotto interno lordo italiano in grave recessione, incontrino effettive difficoltà a restituire un lavoro ai sessanta lavoratori ex Lowara o comunque ad indirizzarli verso un possibile nuovo impiego, dall’altro, è bene che le istituzioni, specie se hanno già raggiunto accordi, com’è per il caso della Sitos Srl, facciano tutto il possibile per farli onorare.

Ne va, infatti, non solo della credibilità istituzionale della Provincia, bensì del futuro di almeno sessanta famiglie trentine che, come molte altre, non hanno responsabilità per questa crisi economica, e che pertanto meritano tutto l’impegno e l’aiuto possibile.



Tutto ciò premesso si interroga l’Assessore competente per sapere:



1) per quale ragione l’accordo stretto tra Provincia e Sitos Srl, che prevedeva che, in modo progressivo, ai sessanta lavoratori ex Lowara fossero garantite assunzioni, allo stato non viene rispettato nelle tempistiche concordate;

2) come intende attivarsi per fare in modo che detto accordo venga rispettato;

3) entro quali termini ritiene che a tutti i sessanta lavoratori ex Lowara potrà essere assicurato un impiego;

4) se non ritiene urgente, qualora scemassero gli accordi stipulati tra Provincia e Sitos Srl, valutare strade alternative per cercare nuovi impieghi ai sessanta lavoratori dell’ex azienda di Malè.

lunedì 21 settembre 2009

Interrogazione sugli effetti dei siti inquinanti presenti in Valsugana

“Qual è l’incidenza dei siti inquinanti presenti in Valsugana sulla salute dei relativi abitanti e quali rimedi tempestivi intende predisporre la Giunta provinciale?”



Se la crisi occupazionale che sta colpendo la Bassa Valsugana pare sia da considerarsi, come si augurano in tanti, un fenomeno temporaneo cui farà seguito un riequilibrio, i danni arrecati negli ultimi anni sul piano ambientale e paesaggistico a quella zona sembrano destinati, purtroppo, a perdurare a lungo.

Ci riferiamo in particolare ai nuovi casi di tumori maligni, leucemie, bronchiti croniche, sindromi di non-Hodgking dei quali si verifica, nella Bassa Valsugana, un costante aumento.

Aumento che con ogni probabilità è da ascriversi a molte e complesse cause, ivi compresa la conformazione stessa della Valle, chiusa e pressoché blindata da venti che potrebbero garantire ricambio atmosferico.

Ma pure l’ingente presenza di industrie e discariche, talvolta illegali e spesso fortemente inquinanti, come documentano inchieste recente, pare costituisca una causa importante delle anzidette patologie.

Nonostante la gravità del problema, vale a dire la sensazione che gli abitanti della Valsugana, stiano scontando sulla loro salute le infauste conseguenze di inquinamenti frutto di speculazioni, dei quali non sono responsabili, manca a tutt’oggi una verifica che censisca e fotografi la situazione.

Sarebbe pertanto tempo che le istituzioni provinciali facessero luce su questo aspetto oscuro quanto inquietante dell’inquinamento in Valsugana.

In questo modo sarà realmente possibile predisporre rimedi concreti ed efficaci che si che a questo punto si fanno sempre più urgenti e indilazionabili.





Ciò premesso, si interroga l’Assessore competente per sapere:



1) a quanto ammontano, da cinque anni ad ora - e distinti per voci - i nuovi casi di tumori maligni, leucemie, bronchiti croniche, sindromi di non-Hodgking verificatesi presso gli abitanti della Bassa Valsugana;

2) a quanto siano, per l’anzidetto periodo, i casi delle patologie elencate nel precedente punto 1) registrati negli altri Comprensori della Provincia di Trento;

3) se non ritenga utile,qualora le suaccennate rilevazioni evidenziassero per la Bassa Valsugana una quantificazione superiore, predisporre interventi sanitari adeguati per tutelare la salute degli abitanti della Valsugana.

Come mai, a due anni di distanza, manca l'ennesimo regolamento attuativo?

”Come mai, a due anni di distanza, manca il regolamento attuativo che consenta agli imprenditori agricoli la realizzazione di una seconda unità abitativa nell’ambito della medesima impresa ?”



A quasi due anni dall’approvazione della Legge n.1 del 2008, il regolamento attuativo previsto dal terzo comma dell’articolo 63 non è stato ancora licenziato.

Tale regolamento dovrebbe predisporre le modalità mediante le quali stabilire “i casi e le condizioni per consentire l'eventuale realizzazione di una ulteriore unità abitativa nell'ambito della medesima impresa agricola al fine di garantire la continuità gestionale, anche in presenza di ricambi generazionali, nonché per l'utilizzazione di fabbricati esistenti come foresterie per i lavoratori stagionali”, detto regolamento esecutivo non è ancora stato licenziato.

L’assoluta importanza di questo regolamento risiede nel suo ruolo di tutela e promozione della trasmissione generazionale di un’esperienza lavorativa agricola, quella agricola, che unisce tradizione e rispetto per l’ambiente.

Purtroppo, come si diceva, detto regolamento rimane tutt’ora da emanare.

Si tratta di un ritardo assai grave, anche perché è già stato istituito un apposito comitato tecnico e sono già pervenute diverse richieste che, allo stato, non possono trovare risposta proprio per la mancanza di detto regolamento.

Per questa ragione si sollecita la Giunta ad emanare quanto prima il regolamento in parola, in modo che gli imprenditori agricoli possano finalmente beneficiare di quanto la “Pianificazione urbanistica e governo del territorio” approvata prevede per loro, in modo da fornire loro un utile strumento di trasmissione generazionale del loro lavoro, lavoro che a causa dell’industrializzazione degli ultimi decenni risente non poco di un progressivo abbandono da parte dei giovani, che preferiscono sovente costruire altrove il proprio futuro.

Tra l’altro agevolare le imprese agricole e garantire loro un futuro, come ci dimostra l’esperienza intrapresa dal vicino Alto Adige, significa anche promuovere la tutela dell’ambiente, e quindi assicurare un paesaggio degno di questo nome alle nuove generazioni.









Tutto ciò premesso si interroga l’Assessore competente per sapere:



1) per quali ragioni, a distanza di appena mesi, non è stato ancora emanato il regolamento esecutivo cui la Legge n.1 del 2008, all’articolo 63, comma terzo, fa esplicito riferimento;

2) se non reputa grave detto ritardo;

3) in caso affermativo come intende attivarsi per fare in modo che quanto previsto dall’articolo 63 della Pianificazione urbanistica e governo del territorio possa trovare attuazione;

4) entro quali termini;

5) quante domande sono già pervenute al comitato tecnico;

6) quante sono già state prese in esame.

Quali aiuti eroga la P.A.T. alle famiglie che iscrivono i figli alle scuole paritarie?”







Le famiglie trentine che decidono di iscrivere i propri figli alle scuole paritarie, anziché a quelle statali, incorrono in spese talora esorbitanti. Non certo per responsabilità delle scuole paritarie, ma a causa di un sistema scolastico che non realizza a tutt’oggi una reale parità scolastica, a differenza di quanto accade in tutto il resto d’Europa, Grecia esclusa.

Si parla, per render l’idea, di rette che impegnano le famiglie per importi anche di 1.500,00 Euro all’anno, cui vanno aggiunti i costi dei pasti, e che quindi risultano spesso difficili da sostenere.

Anche perché da quel che ci è dato sapere spesso una sovvenzione di 300 euro annui a fronte di detti costi per le famiglie non certo abbienti, risulta essere di ben scarso aiuto.

Ora, ferma restando l’importanza di un valore indisponibile e fondante quale è quello dell’educazione, sarebbe tempo di capire quanto la libertà educativa, espressione cardine di un Paese che voglia dirsi compiutamente democratico, sia effettivamente tutelata e promossa da chi amministra il Trentino.

Non sostenere sufficientemente le famiglie che decidono di iscrivere i propri figli alle scuole paritarie che - lo ricordiamo, svolgono a tutti gli effetti un servizio pubblico assimilabile a quello erogato dalle scuole statali - rappresenterebbe pertanto uno sfregio alla democrazia.

Tanto più che dette famiglie sollevano le scuole statali da un peso non indifferente.

Infatti, per evidenti ragioni di capienza, queste difficilmente potrebbero ospitare tutti gli studenti oggi iscritti alle scuole paritarie.

Ne va sottaciuto che il costo di ciascuno studente frequentante questa scuola è di gran lunga inferiore al costo di uno studente che frequenta le scuole statali.

Ragion per cui urge far luce su quali forme di sussidio e sovvenzione vengono erogate dalla Provincia alle famiglie che decidono di iscrivere i propri figli alle scuole paritarie, sollecitando, qualora detti sussidi fossero inadeguati o insufficienti, un loro concreto aumento, sì da essere adeguati al fine di concretizzare davvero il c.d. diritto allo studio.



Tutto ciò premesso si interroga l’Assessore competente per sapere:



1) Quali forme di sussidio e sovvenzione eroga la P.A.T. per le famiglie che decidono di iscrivere i propri figli alle scuole paritarie ed in base a quali criteri detti sussidi o sovvenzioni vengono erogati;



2) se non ritenga urgente rivedere l’attuale sistema e garantire adeguatezza ai cennati sussidi;



3) se non reputi meritoria la scelta delle famiglie che iscrivono i propri figli alle scuole paritarie, alleggerendo così il carico alle scuole statali, che spesso già versano in situazioni difficili.

Cosa impedisce la realizzazione barriere antirumore per la badia di S. Lorenzo?

Non c’è mai silenzio alla badia di S. Lorenzo, anche se una delle regole monastiche è, com’è noto, il silenzio.

E treni, annunci dagli altoparlanti e traffico nella confinante stazione autocorriere, ai frati di S.Lorenzo, impediscono da tempo anche la possibilità di un riposo sereno.

Certamente, per amore del prossimo, e del proprio servizio pastorale, i frati si sono resi disponibili, sacrificando spesso il loro riposo.

Peraltro, le stesse celebrazioni sono frequentemente disturbata dal fracasso.

E ciò è oltremodo grave, quando si pensa che la semplice installazione delle barriere antirumore toglierebbe detti disagi.

Centinaia di treni al giorno fanno, a dir del vero, la differenza.

Il rumore prodotto distoglie l’attenzione dei fedeli e del celebrante, non consentendo quella profonda comunione di spirito che, in momenti come la Messa, il cristiano cerca. Non basta.

Già anni fa, il Priore della Badia fece propria la richiesta di collocare, lungo il muro perimetrale ad ovest del tempio, una barriera antirumore, dal costo sostenibile. E, a suoi tempo, qualche consigliere comunale provinciale e qualche consigliere comunale portarono le istanze dei frati nei rispettivi Consiglio comunale, incontrando la sordità di chi era al governo della Provincia e della città.

A dir del vero, si è provveduto alla diminuzione dell’inquinamento acustico dei treni con una nuova protezione delle vetrate della Badia, soluzione buona per la stagione invernale, non per quelle – primavera ed estate – che richiedono l’apertura delle finestre.

Il frequente passaggio dei treni e lo sferragliamento continuo disturbano eccessivamente le celebrazioni liturgiche, al punto da sospenderne perfino la continuità.

È indispensabile, vista l’importanza che la celebrazione del rito e il luogo sacro – la Badia di S. Lorenzo, ricca di una storia millenaria – rivestono per tutta la comunità, che pure la Provincia si faccia garante delle tradizioni e della sacralità dei luoghi che, come la Badia, non rappresentano il culto cristiano, ma sono il segno secolare di una profonda testimonianza e di una significativa tradizione.



Ciò premesso si interroga l’Assessore competente per sapere:



1) se è a conoscenza del problema in questione;

2) in caso affermativo, se ritiene di intervenire tempestivamente;

2) se sì, quali provvedimenti urgenti ha preso al riguardo, visto che l’inconveniente si trascina ormai da anni;

3) come intende limitare l’inquinamento acustico sofferto dai frati che operano nella Badia di S. Lorenzo;

4) se intende finalmente installare le barriere antirumore, come già da tempo

espressamente chiesto da più parti, non ultimo da parte del priore della Badia;

5) in caso di risposta affermativa al punto precedente, entro quale termine verranno installate dette barriere antirumore;

6) come intende tutelare luoghi simili (aventi problematiche analoghe) presenti sul territorio provinciale.

Verbale dell'interrogazione sui costi di "Life Ursus" (merita!!)

SEDUTA ANTIMERIDIANA/POMERIDIANA DEL 16 SETTEMBRE 2009

INTERROGAZIONE N.782/XIV: "Quanto ci costa il progetto Life Ursus?"



PRESIDENTE: Ora passiamo alle ultime due interrogazioni, siamo più o meno in tempo. Il Consigliere Pino Morandini interroga la Giunta affermando:

(Testo interrogazione)

Risponde il Presidente della Giunta : ne ha facoltà.



DELLAI (Presidente della Provincia – Unione per il Trentino): Devo dire che molti di questi dati sono già stati forniti all’aula ed inoltre tutti i dati dei costi e di ogni altra informazione sono nel rapporto Orso 2008 reperibile in rete all’indirizzo www.orso.provincia.tn.it.

In ogni caso, per quanto riguarda i costi del progetto Life Ursus, possiamo dire questo: c’è la prima fase del progetto, dal 1997 al 2000, e il costo per la Provincia è stato di 526.996 euro; la seconda fase del progetto, dal 2001 al 2004, ha previsto un costo di 1.032.93 euro. Queste spese sopra riportate sono state sostenute dal Parco Adamello Brenta nell’arco di otto anni e sono state coperte con il 51% da contributo dell’Unione Europea.

I costi complessivi annui, invece, della gestione ordinaria della specie sono quantificabili attualmente in circa 135.000 euro. Essi comprendono tutte le spese relative all’applicazione di tutti e sei i programmi d’azione, monitoraggio, gestione dei danni, gestione delle emergenze, formazione del personale, comunicazione e quanto altro.

Con particolare riguardo alla gestione dei danni procurati dagli orsi, negli dieci anni sono stati spesi 226.490 euro per l’indennizzo dei danni, 22.646 euro annui e 12.900 euro in opere di prevenzione all’anno.

Per tipologia, come richiesto: 31.068 euro hanno riguardato il patrimonio agricolo, 3.106 euro all’anno; 88.832 il patrimonio zootecnico, 8.832 euro all’anno, 95.864 il patrimonio apistico, 9.586 euro all’anno; 10.725 euro altre fattispecie di danno, cioè 1.072 euro all’anno. Essi sono naturalmente compresi, questi danni, nei 135.000 euro l’anno di cui ho parlato prima.

Infine l’importo liquidato alla compagnia assicuratrice per i danni conseguenti all’investimento di orso ammontano ad euro 4.110. Il personale della Provincia impegnato nel progetto Orso è pari attualmente a circa tre persone a tempo pieno; tre persone in sede pari a 1,7 persone a tempo pieno e ventitre nelle stazioni forestali pari a 1,3 persone a tempo pieno, quindi diciamo che in totale è pari a tre persone a tempo pieno.



PRESIDENTE: Il Consigliere Morandini intende replicare: ne ha facoltà.



MORANDINI (Il Popolo della Libertà): Mi pare che quanto è stato poco anzi documentato dal Presidente della Giunta, relativamente al progetto Life Ursus, si commenti da solo. Cioè qui siamo di fronte ad una spesa sempre più grande, ad una spesa che, penso, non solo si commenta da sola, ma dice che, con tutto il rispetto per il ripopolamento della fauna, questo non è l’habitat, non è più il Trentino l’habitat per gli orsi, lo era forse qualche secolo fa. Lo sarà la Slovenia, lo saranno altre terre in cui i boschi sono a decine e decine di chilometri senza soluzione di continuità interrotti da abitati. Non lo è più il Trentino.

Allora rincorrere, utilizzando personale, qui si è parlato di migliaia di euro, parecchie di migliaia, centinaia di migliaia di euro solamente per il personale, rincorrere orsi... Ci sono amici che vanno nei boschi, incontrano guardie forestali con tanto di apparecchiature elettroniche che debbono inseguire questi orsi. Sappiamo quanto costano le apparecchiature elettroniche, quanto costa il personale, soprattutto il sabato e la domenica costa il doppio, per inseguire degli orsi.

Per non dire poi di tutti i danni che vengono causati evidentemente per loro istinto (non è colpa loro certamente): automobili, animali, greggi, armenti, capre, pecore, etc., alveari e coltivazioni. Qui ormai le migliaia di euro non si contano più. Penso quanto è stato detto, più di 500.000 euro tra il 1997 e il 2000; 1.032.000 euro vuol dire due miliardi di lire circa negli anni successivi; personale vario a tempo pieno con qualche centinaio di migliaia di euro; 335.000 euro costi annui e avanti di questo passo, beh, penso che questo induca a ripensare a questo progetto. Prima di tutto perché non è giustificabile un costo di questo tipo; secondo perché non fa nemmeno bene all’orso in quanto non è il suo habitat; terzo, è notizia proprio di ieri, di un quotidiano locale, che la compagnia assicurativa Faro di Genova, con cui la Provincia aveva contratto una polizza assicurativa di 390.000 annui, ha dato disdetta in vista della scadenza della polizza stessa che sarà il 31 dicembre prossimo. Perché ha dato disdetta? Perché c’è un disavanzo enorme fra il premio assicurativo ed i rimborsi elargiti ogni anno. Per cui il prossimo anno bisognerà rifare tutta la procedura di indizione di nuove gare d’appalto, di riassegnazione...

Presidente, chiedo scusa, ci sono Consiglieri a cui lei ha lasciato anche due minuti oltre il tempo consentito...



PRESIDENTE: Richiamandoli però. Allora richiamo anche lei per farglielo notare.



MORANDINI (Il Popolo della Libertà): È appena finito il mio tempo, sto finendo il ragionamento...



PRESIDENTE: Diciamo che di due minuti è passato uno in più...



MORANDINI (Il Popolo della Libertà): Chiedo almeno una par condicio e finisco.



PRESIDENTE: Almeno che le ricordi che il tempo è scaduto, lo permetterà al Presidente senza doverlo riprendere?



MORANDINI (Il Popolo della Libertà): D’accordo. Dicevo, il prossimo anno bisognerà rifare tutta la procedura di indizione di nuove gare d’appalto e di riassegnazione, partendo dal doppio. Quindi non più una polizza il cui premio era di 390.000 euro all’anno, ma di circa 700.000 euro all’anno. Questo è dovuto alla vicenda orso, con tutto il rispetto per gli orsi.

Quindi io invito il Presidente della Giunta e la sua Giunta a ripensare a questo, perché se ripopolare la fauna costa in questi termini, non solo, ma se ormai l’habitat, come addetti ai lavori hanno dimostrato, è assolutamente fuori luogo, il nuovo habitat del Trentino...



PRESIDENTE: Adesso le chiedo proprio di concludere, Consigliere.



MORANDINI (Il Popolo della Libertà): Si ripensi questo progetto che è assolutamente fallimentare dal punto di vista dei costi.

mercoledì 16 settembre 2009

Non ci sono alternative all’aumento di oltre 100 Euro delle rette degli studenti iscritti alle scuole professionali che usufruiscono d'un posto letto?

Al Presidente del Consiglio Provinciale

Giovanni Kessler

SEDE



Interrogazione



“Non ci sono alternative all’aumento di oltre 100 Euro delle rette degli studenti iscritti alle scuole professionali del Trentino che usufruiscono di un posto letto?”



Della crisi economica che da mesi affligge gli italiani le istituzioni trentine sembrano non interessarsi al punto che, anziché erogare sussidi, giungono talvolta col disporre aumenti.

E’ il caso della nuova disciplina transitoria che prevede l’aumento da 78 a 200 euro delle rette degli studenti iscritti le scuole professionali del Trentino che usufruiscono di un posto letto.

Dal momento che non si tratta di un semplice aumento, bensì d’una sostanziale triplicazione della retta in parola, e giacché le famiglie che iscrivono i propri figli alle scuole professionali molto spesso sono di un ceto sociale meno facoltoso rispetto a quelle che possono assicurare ai loro ragazzi studi liceali con conseguente laurea, quanto disposto dalla nuova disciplina appare francamente inaccettabile.

Tra l’altro, urge sottolineare che gli studenti iscritti alle scuole professionali, con la loro scelta di studi, si candidano a svolgere impieghi di strategica importanza per il Trentino e non solo, impieghi che la maggioranza dei loro coetanei non vuole più svolgere, ma che conservano una grande dignità e rilevanza sociale.

Tornando all’aumento della retta, ha poca importanza, come si premurano di ripetere taluni, che il nuovo sistema di tassazione preveda di fatto un rimborso tramite assegno di studio per gli studenti che, a fine anno, hanno raggiunto buoni risultati.

Il punto è che con questo nuovo sistema di tassazione, che giunge nel bel mezzo di una stagione infausta per l’economia planetaria, di fatto si costringono famiglie non facoltose che vogliono i propri figli iscritti alle scuole professionali, a sborsare anticipatamente una somma quasi triplicata rispetto a quella fissata fino ad oggi.

Sarebbe auspicabile, da parte dell’Assessore competente, una verifica approfondita di tutte le alternative possibili, in modo da evitare alle famiglie trentine che decidessero di iscrivere i propri figli le scuole professionali usufruendo di un posto letto, aumenti pesanti come quelli descritti poc’anzi.



Ciò premesso si interroga l’Assessore competente per sapere:



1) se non reputa esagerato l’aumento da 78 a 200 euro delle rette degli studenti iscritti le scuole professionali del Trentino che usufruiscono di un posto letto, ancorché temperato dalla possibilità di un rimborso tramite assegno di studio per i più diligenti;

2) se non crede che gli studenti che scelgono le scuole professionali, rispetto ai loro coinquilini indirizzati a studi liceali, compiano una scelta coraggiosa e si candidino, in un futuro prossimo, a svolgere mansioni altrimenti in abbandono ma preziose per la comunità;

3) in caso affermativo, come intende attivarsi per supportare la scelta di studio di questi giovani e delle loro famiglie.

Interrogazione:“ Comun General de Fascia: perché non riconoscere il valore sociale della famiglia?”

Trento 15/9/09

Al Presidente del Consiglio Provinciale

Giovanni Kessler

SEDE



Interrogazione



“ Comun General de Fascia: perché non riconoscere il valore sociale della famiglia?”




L’importanza della famiglia, come documentato da molteplici studi e da innumerevoli trattazioni filosofiche, è fondamentale.

Il nucleo famigliare, infatti, non solo rappresenta l’opportunità educativa e formativa più idonea alla crescita – Tommaso d’Aquino, non a caso, la chiamava “utero spirituale” – ma costituisce anche il pilastro fondamentale della nostra società, anche sotto il profilo economico.

Nonostante i continui tentativi di ridimensionare l’importanza della famiglia, il sociologo francese Jean Stoetzel ricorda come “da più di mille anni l’essenziale struttura che caratterizza l’istituzione famigliare occidentale è rimasto inalterata: la parentela è bilaterale, l’organizzazione matrimoniale resta monogamica; il gruppo famigliare è sempre composto dalla coppia sposata e dai loro figli”.

Insomma, la famiglia è la vera protagonista della storia dell’umanità.

I Padri costituenti, ben consapevoli di questo, nella stesura della Costituzione dedicarono alla famiglia un articolo, il 29, dalla lettura del quale si evince con chiarezza come la famiglia, al pari della persona umana, sia da considerarsi entità pre-politica, da salvaguardare cioè come bene che anticipa, che viene prima della stessa Repubblica.

E nei cui confronti la Repubblica – a partire dalle pubbliche Istituzioni – ha il dovere di predisporre provvedimenti che ne valorizzino le funzioni sociali e che rimuovano gli ostacoli di ordine sociale che ne impediscono il pieno sviluppo.

Ciononostante , accade che la rilevanza anche costituzionale della famiglia sia trascurata dalla politica.

Basti ricordare che, mentre la Gran Bretagna indirizza il 6,8% della propria spesa sociale alla famiglia, la Francia il 9,2 %, la Germania addirittura il 10,2%, l’Italia è ferma ad un desolante 3,7%.

Anche in Trentino, tocca annotare, non mancano casi nei quali la famiglia sia oggetto di dimenticanza.

Uno di essi è quello del Comun General de Fascia, comprensorio Ladino di Fassa, nella cui bozza di statuto, nei primi articoli, quelli più importanti perché inerenti le finalità, manca proprio un riferimento alla famiglia.

Quello del Comun General è un precedente grave, al quale occorre porre tempestivamente rimedio per le suesposte ragioni.

Tanto più in una terra, quella di Fassa, la cui comunità si è sempre distinta per senso della famiglia e cultura dei valori e delle tradizioni locali.



Tutto ciò premesso si interroga l’Assessore competente per sapere:



1) se è a conoscenza del fatto che nella bozza dello Statuto del Comun General de Fascia sia assente, tra le finalità, la promozione sociale della famiglia ;

2) se non giudica questa una grave omissione;

3) se intende ovviare a siffatta omissione;

4) in caso affermativo, in quale modo;

5) se non reputa opportuno vigilare affinché in tutti gli statuti delle comunità di valle, la promozione della famiglia risulti tra gli obbiettivi fondamentali.



A norma di regolamento si chiede risposta scritta.