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venerdì 16 maggio 2008

Sulle legnaie

SULLE LEGNAIE

La vicenda “legnaie” sta giustamente interessando diversi Comuni, tantopiù a fronte di sanzioni pecuniarie che gli stessi hanno irrogato o stanno irrogando ai privati.

Sul punto qualche preliminare osservazione si impone, salvo successivi approfondimenti.

Trattasi di materia di pertinenza comunale, attraverso il P.R.G. ed il regolamento edilizio, salvo vedere cosa disporrà il regolamento di esecuzione della nuova legge urbanistica (l. p. 1/2008). E su detta materia i Comuni godono di una certa discrezionalità di valutazione e di interpretazione dei regolamenti e dei casi pratici; discrezionalità che, si badi, non di rado sconfina nell’arbitrio.

A mio avviso si deve distinguere tra casi che non concretano abuso e casi che lo configurano; come fra casi che non richiedono l’autorizzazione e situazioni in cui questa è necessaria.

In proposito, accatastare legna su un fondo privato, assicurando una copertura ed una squadratura dell’involucro, rappresenta un manufatto non solo consentito, ma pure libero e senza necessità di autorizzazione (o D.I.A.), considerato che ne mancano i presupposti canonici (costruzione, ancoraggio al suolo, volumetria, ecc.) e posto che non c’è alcun impatto ambientale di rilievo. Non solo, ma tutto ciò in varie zone fa pure parte dell’economia montana. Tra l’altro, molte volte questi manufatti sono vere e proprie opere d’arte e non solo non sfigurano nel contesto ambientale, ma ne abbelliscono l’immagine.

La gran parte dei regolamenti edilizi comunali contempla le fattispecie in parola, trattando delle legnaie in quanto pertinenze di edifici per lo stoccaggio di legna da ardere per uso domestico. E proprio per la loro funzione pertinenziale ammettono dette legnaie anche nelle aree a verde privato, sulla scorta del principio per cui, trattandosi di disposizioni speciali, prevalgono sul principio generale di non edificabilità su dette aree. Naturalmente, purchè rivestano caratteristiche costruttive e siano caratterizzate da materiali e dimensioni in linea con la tradizione locale, e quindi non contrastino con il contesto ambientale nel quale debbono calarsi.

Altra cosa è la predisposizione di una vera e propria costruzione, ancorata al terreno. Sul punto i riferimenti normativi si rinvengono nell’articolo 105 della nuova legge urbanistica provinciale (peraltro, attualmente vale ancora la precedente, in particolare l’art. 83 l.p. 22/’91), mentre per le zone agricole vige l’art. 62 l.p. 1/2008.

Mi pare però che si tratti, in proposito, di casi non numerosi. La gran parte della popolazione interessata allo stoccaggio della legna per uso domestico, dimostra non solo attenzione al paesaggio, ma pure cura e buon gusto nella predisposizione della propria legnaia.

La presenza di qualche furbo, che comincia con la legnaia e finisce con un appartamento o altro, non può giustificare quello che si configura come un vero e proprio accanimento dei Comuni nei confronti dei censiti, spesso a suon di sanzioni pecuniarie.

Per queste ragioni, mi pare necessario che ciascun comune faccia, da un lato un’opera di miglior definizione dei casi, tenendo presente la natura del proprio territorio, la ricorrenza degli usi, ecc.; e, d’altro lato, contribuisca ad un’equilibrata tutela ambientale, per esempio suggerendo tipologie di intervento lecite e non impattanti.

Cons. Pino Morandini

Ancora sulla Riforma dei Vigili del Fuoco e della Protezione Civile

SULLA RIFORMA DELLA PROTEZIONE CIVILE

E DEI VIGILI DEL FUOCO

E’ obiettivamente difficile capire le ragioni che promuovono la riforma della Protezione Civile e dei Vigili del Fuoco con l’istituzione dell’Agenzia provinciale per la Protezione Civile a meno di un anno dalla scadenza elettorale del 2008, quindi a poca distanza dal termine del mandato del Presidente della Giunta provinciale.

Si legge che i compiti della Provincia in materia di Protezione Civile saranno gestiti dalla nuova Agenzia provinciale in luogo dell’attuale Dipartimento e che questa prospettata struttura sarà gestita da un Consiglio di Amministrazione presieduto dal Presidente della Provincia o da un Assessore da lui delegato e formato da altri soggetti, che indubbiamente disporrebbero di ampio potere sull’intero settore.

In presenza di tale ipotesi e considerando che i membri dei Consigli di Amministrazione godono normalmente di remunerazioni significative, è legittimo pensare che l’obiettivo preminente non risieda nel potenziamento operativo di servizi, già qualificati e capaci di operatività ed efficienza, in più occasioni dimostrate, ma piuttosto nella strutturazione di un impianto pensato proprio per concentrare maggior potere nel Presidente e in alcuni “protagonisti” a lui graditi, tantopiù in vista delle elezioni del 2008.

Se e quando il disegno di legge diverrà oggetto di discussione consiliare, si potranno svolgere valutazioni particolarmente attente a questi non irrilevanti aspetti e ad altri non meno importanti. Nel frattempo si può affermare che l’annunciata “istituzionalizzazione” del volontariato appare più un sistema di controllo che un modo per valorizzare i Vigili del Fuoco volontari. Trova quindi comprensibile fondamento la dura reazione di Rovereto e delle sue Istituzioni, tese a rivendicare il diritto della città a mantenere il presidio permanente fisso dei Vigili del Fuoco, che opera da sempre con risultati indiscutibilmente positivi in un bacino particolarmente complesso. Così come non va sottovalutata la protesta del Corpo permanente dei Vigili del Fuoco.

Compito delle Istituzioni provinciali mi pare non quello di “centralizzare”, tantopiù dedicandosi alla costruzione di sovrastrutture costose per il Bilancio pubblico, ma invece di porre attenzione alle esigenze vere che la popolazione esprime, di agire in sintonia con le Istituzioni locali e con i cittadini, evitando pesanti fratture e contrapposizioni in grado di originare sfiducia nella politica e di provocare incrinature difficilmente recuperabili.

Trento, 30 ottobre 2007

Vigili del Fuoco

VIGILI DEL FUOCO ROVERETO

Il disegno di legge “Sistema integrato provinciale della protezione civile e dei servizi antincendi” con il quale si prevede, fra il resto, la soppressione del presidio fisso e degli Operatori permanenti dei Vigili del Fuoco di Rovereto, non presenta caratteristiche tali da promuovere la trattazione d’urgenza e può quindi essere senz’altro rinviata consentendo così ogni opportuna riflessione ed evitando contrapposizioni frontali nella Commissione Legislativa ed in Aula consiliare.

Si tratta di un disegno di legge che sollecita molti motivi di critica e che fa ricorso ad una massiccia delegificazione, con ampi rinvii alla disciplina regolamentare, ad atti generali della Giunta provinciale, ad atti pianificatori di natura convenzionale in sostanza consentendo alla Giunta provinciale di agire con la più ampia discrezionalità su una materia delicatissima che invece deve rimanere soggetta alla verifica costante del Consiglio provinciale.

Si tratta di un disegno di legge che dedica prevalente attenzione alla prevenzione degli eventi calamitosi, ma è molto meno attento alla gestione delle situazioni di emergenza che, indubbiamente esigono la qualificazione anziché la soppressione degli Operatori permanenti sul territorio, con adeguata considerazione del presidio fisso permanente di Rovereto, seconda città del Trentino le cui caratteristiche giustificano appieno la presenza degli Operatori permanenti e del servizio di pronto intervento esistente fin dal 1854.

Non è pensabile, come il disegno di legge vorrebbe, emarginare nei fatti il servizio permanente sostituendolo con il servizio volontario addirittura arrivando a prevedere la subordinazione ed il ruolo sussidiario degli Operatori permanenti rispetto ai Volontari perché, pur senza nulla togliere all’apprezzamento per la disponibilità dei Volontari già dediti ad altre attività professionali, verrebbero in effetti sottratti alla Comunità la qualità dell’alta specializzazione maturata dagli Operatori permanenti, l’esperienza nell’azione, la tempestività dell’intervento fondamentali per affrontare l’emergenza e per garantire adeguatamente la sicurezza dei cittadini. Quindi gli Operatori permanenti devono ottenere giusto e prevalente riconoscimento e non si può consentire che Rovereto e la Vallgarina siano privati del presidio fisso da sempre esistente nella città della Quercia.

Il senso di responsabilità richiesto a chi rappresenta i cittadini in Consiglio provinciale, in presenza di un disegno di legge che non convince e che guarda caso è proposto nell’imminenza delle Elezioni provinciali 2008, induce a valutare che i servizi di pronto intervento e di emergenza devono corrispondere a criteri di garanzia rivolti al territorio e alle Comunità territoriali, non a criteri politico – elettorali centralisti che, fra le righe, lasciano trasparire anche qualche interesse remunerativo nei ruoli rappresentativi dentro il Consiglio di Amministrazione dell’Agenzia provinciale per la protezione civile e per il servizio antincendi che il disegno di legge si propone di istituire. Anche sotto questo profilo è il caso di fare chiarezza e di precisare di quale volontariato s’intenda parlare: il volontariato vero ed improntato al servizio o invece un secondo lavoro retribuito ? La risposta a questi interrogativi potrà rivelare i motivi originari e la filosofia del disegno di legge.

Stava, 22 anni dopo

17 luglio 2007

Stava, 22 anni dopo

Tutti siamo responsabili per la sicurezza e l’incolumità nostra e degli altri, sia come persone che come reggitori di una comunità. Ciò comporta approfonditi esercizi di previsione delle situazioni di rischio che si prospettano ed attuazione di misure preventive e correttive.

La tragedia di Stava, a 22 anni dall’evento, coi suoi 269 morti, insegna questo, proprio per impedire che accada ciò che era già accaduto ai superstiti del Vajont: il loro particolare scoramento nel constatare che la propria catastrofe non sia stata da noi vissuta come un qualcosa di cui far tesoro per evitare la tragedia di Stava. Imparare la lezione di quella tragedia e proporre le opportune future azioni correttive: questo è l’insegnamento più efficace che ci viene.

Penso in particolare alle aspettative di sicurezza dei cittadini e alla loro disponibilità per un approccio approfondito circa l’importanza di questi temi e la necessaria energia morale per affrontarli in modo efficace.

“Sarebbe bastata la normale diligenza” commentava a pochi giorni da quel 19 luglio ’85 un tecnico accorso sul luogo della disgrazia. In effetti già il primo bacino – come evidenziò il magistrato – aveva in sé i germi della catastrofe. La cui genesi pare situarsi proprio nel momento in cui furono scelti, per ospitare i bacini, i prati di Pozzole, senza alcuna attenzione alla natura dei terreni. Era facilmente prevedibile che l’evento si potesse verificare, e sarebbe stato semplice prevenire la tragedia: “Sarebbe bastato – scriveva uno degli avvocati della parti, esperto in materia – prosciugare e mettere in sicurezza i bacini quando il penultimo gestore cessò l’attività, sette anni prima dell’evento. Per una serie di decisioni sbagliate la miniera e i bacini che dovevano essere abbandonati, vennero riattivati”.

Il cuore e la mente vanno a quelle ore dell’immediatamente dopo, ripensando allo strazio di quei corpi e all’angoscia dei superstiti. E alcune riflessioni si impongono.

La prima è una speranza: che riemerga forte la solidarietà dei tempi immediatamente successivi alla catastrofe. Le Istituzioni mantengano alto lo zelo confortante che le aveva contraddistinte per tre lunghi anni da quel famoso 1985. La Giunta provinciale, in particolare, riservi le dovute attenzioni a tutto quanto può ancora fare in proposito.

La seconda riflessione è un auspicio: che la lezione di Stava serva per alimentare una reale cultura del lavoro e della tutela di chi vi opera e della comunità coinvolta, affinché cresca la presa di coscienza della reale pericolosità di certe attività e la necessità dei loro controlli. Per fare un esempio, a Virginia, nel Sudafrica, dove la lavorazione dell’oro avviene con modalità del tutto simili a quelle della fluorite (che si lavorava a Stava), tutti i responsabili e gli addetti sono coperti da consistenti polizze assicurative contro il rischio insito nell’attività. Con la benefica conseguenza di periodici controlli che le Compagnie assicurative esigevano al riguardo.

Ci serva di monito quanto in proposito annotava un magistrato, allorquando evidenziava che le iniziative a scopo preventivo sarebbero costate un decimo di quel che sono costati gli accertamenti dei periti.

L’ultima riflessione è un invito: a guardare avanti, facendo tesoro del passato per evitare altre catastrofi e lavorando per mantenere la “memoria attiva” di quanto è tragicamente accaduto.

Anche per questo va fortemente sostenuta, pure dalle Istituzioni, la Fondazione Stava 1985. Dopo la bocciatura, da parte del Consiglio regionale, di un nostro disegno di legge che andava in questa direzione, la Giunta ha recepito quella proposta, che poi il Consiglio ha approvato.

C’è bisogno di non dimenticare: perché catastrofi, come Stava, Cermis, Vajont, rimangano nella memoria di tutti; per rafforzare quella cultura del rispetto della vita umana e della sicurezza delle persone, alla cui mancanza vanno fatte risalire le cause di quelle catastrofi. A questo la Fondazione sta lavorando da tempo attraverso il Centro di documentazione.

Cons. Pino Morandini

Riforma della Protezione Civile e dei Vigili del Fuoco?

SULLA RIFORMA DELLA PROTEZIONE CIVILE

E DEI VIGILI DEL FUOCO

E’ obiettivamente difficile capire le ragioni che promuovono la riforma della Protezione Civile e dei Vigili del Fuoco con l’istituzione dell’Agenzia provinciale per la Protezione Civile ad un anno dalla scadenza elettorale del 2008, quindi a poca distanza dal termine del mandato del Presidente della Giunta provinciale.

Si legge che i compiti della Provincia in materia di Protezione Civile saranno gestiti dalla nuova Agenzia provinciale in luogo dell’attuale Dipartimento e che questa prospettata struttura sarà gestita da un Consiglio di Amministrazione presieduto dal Presidente della Provincia o da un Assessore da lui delegato e formato da altri soggetti, che indubbiamente disporrebbero di ampio potere sull’intero settore.

In presenza di tale ipotesi e considerando che i membri dei Consigli di Amministrazione non prescindono da remunerazioni significative, è legittimo pensare che l’obiettivo preminente non risieda nel potenziamento operativo di servizi già qualificati e capaci di piena operatività ed efficienza, in più occasioni dimostrate, ma piuttosto nella strutturazione di un impianto pensato proprio per concentrare maggior potere nel Presidente e in alcuni “protagonisti” a lui graditi, tantopiù in vista delle elezioni del 2008.

Se e quando il disegno di legge diverrà oggetto di discussione consiliare, si potranno svolgere valutazioni particolarmente attente a questi non irrilevanti aspetti e ad altri non meno importanti. Nel frattempo si può affermare che l’annunciata “istituzionalizzazione” del volontariato appare più un sistema di controllo che un modo per valorizzare i Vigili del Fuoco volontari. Trova quindi comprensibile fondamento la dura reazione di Rovereto e delle sue Istituzioni, tese a rivendicare il diritto della città a mantenere il presidio permanente fisso dei Vigili del Fuoco, che opera da sempre con risultati indiscutibilmente positivi in un bacino particolarmente complesso.

Compito delle Istituzioni provinciali mi pare non quello di “centralizzare”, tantopiù dedicandosi alla costruzione di sovrastrutture costose per il Bilancio pubblico, ma invece di ascoltare la voce che si alza dalle comunità dei territori, di porre attenzione alle esigenze vere che la popolazione esprime, di agire in sintonia con le Istituzioni locali e con i cittadini, evitando pesanti fratture e contrapposizioni in grado di originare sfiducia nella politica e di provocare incrinature difficilmente recuperabili.

La Giunta provinciale, al di là di imperativi categorici e di ogni volontà accentratrice, dovrà quindi riservare la dovuta attenzione alle richieste dei Comuni, nel caso di specie a quello di Rovereto. Questo, quale seconda città del Trentino, le cui caratteristiche territoriali sicuramente giustificano la continuità del Corpo permanente dei Vigili del Fuoco, ha pieno titolo per chiedere con forza che le funzioni di quel Corpo non siano mortificate, bensì riconosciute, mantenute e valorizzate.

Trento, 20 giugno 2007

Cons. Pino Morandini

Rettifica Assenze (sempre meglio chiarire...)

Trento, 1 febbraio 2007

Gentile dott.ssa Patruno,

nel mentre esprimo il mio apprezzamento per la laboriosità e la cortesia che caratterizzano il Suo lavoro, non posso non comunicarLe la mia amarezza nel leggere il Suo odierno servizio concernente le presenze (e le assenze) dei Consiglieri alle sedute dell’ Assemblea provinciale.

E’ naturalmente mio dovere essere presente a dette sedute; dovere che ho cercato di onorare, come può vedere dall’allegato prospetto presenze e assenze per l’intera corrente legislatura, rilasciatomi dagli uffici:

- 1 assenza nel 2004;

- zero assenze nel 2005;

- 11 assenze nel 2006. In quest’anno, peraltro, 8 delle 11 assenze sono dovute all’infortunio (rottura del muscolo) che ho subito alla coscia sabato 4 novembre 2006.

Come potrà vedere dal prospetto, infatti, quelle otto assenze sono successive alla suddetta data dell’infortunio. Esse sono state giustificate dal congedo da me richiesto al Consiglio e conseguente a detto infortunio. Fra l’altro, sono rientrato al lavoro con 20 giorni di anticipo rispetto al periodo di malattia prescrittomi. Per converso, Le comunico che sono sovente “ripreso” da Colleghi della maggioranza come eccessivamente “interventista”, perché solito ad intervenire (se riesco a prepararmi) su ogni punto dell’ordine del giorno del Consiglio. E proprio uno di questi Colleghi (appartenente alla sinistra) stamane mi ha espresso solidarietà a fronte del menzionato articolo. Anche perché sa – e vede – che ho scelto di fare il Consigliere a tempo pieno, cosa che considero, del resto, un mio preciso dovere.

Le chiedo cortesemente di pubblicare la sostanza di questa mia breve lettera, per ragioni di tutela della mia persona, come Lei ha ben intuito. Penso che ne avrei diritto anche ai sensi della legge sulla stampa (mi pare, per l’articolo 8), ma non intendo ricorrere a tanto, attesa la correttezza che ha sempre animato i nostri rapporti.

Cordialmente.

Cons. Pino Morandini


in solidarietà al prof. Agnoli

Trento, 16 ottobre 2006


Egregio direttore,

leggendo l'intervista al prof. Francesco Agnoli mi pare emerga chiara l'intenzione di presentare in modo un po' folkloristico l'intervistato.

In questo senso mi sembra vero, almeno in parte, il detto secondo cui spesso l'intervista la fa più l'intervistatore che l'intervistato.

L'articolo si apre subito mettendo in una luce un po' ridicola il prof. Agnoli, che viene presentato come un "crociato", cioè con i soliti stereotipi usati per demolire dall'inizio chi la pensa diversamente.
L'intenzione è già chiara. Poi si usano titoli forti, urlati, che sintetizzano sino al punto di banalizzare, ma che sono utili a rendere eccessivo, e quindi ridicolo, il personaggio.

Infine si cerca di trascinare l'intervistato in un ginepraio, passando dall' eutanasia, ai pacs, alla fecondazione artificiale, agli omosessuali...senza quindi che possa essere sviluppato un discorso completo. A quale scopo? Per fare rumore? Ed il vero pensiero di chi é intervistato?

Non è certo una novità: non per niente ci sono molti personaggi pubblici che non rilasciano mai interviste senza prima essersi assicurati di poterle rileggere prima della pubblicazione. Una cosa mi sembra certa:
leggendo gli articoli, non le interviste, del prof. Agnoli, si può essere d'accordo o meno, ma non si può dire di essere di fronte ad una persona che non cerca comunque di essere razionale, e che non assomiglia del tutto
all'Agnoli dell'intervista.

Esprimo piena solidarietà al prof. Agnoli.

C ons. Pino Morandini