venerdì 12 settembre 2008

Ordine del Giorno in materia di R.S.A.

Trento, 2 settembre 2008

“Per aumentare il personale nelle R.S.A. del Trentino”


Alcuni dati:


CASE DI RIPOSO IN PROVINCIA DI TRENTO (dati ricavati U.P.I.P.A.)

A.P.S.P. e COOPERATIVE N° 38

PRIVATI O ALTRI 8

TOTALE N° 46

OSPITI – POSTI LETTO N° 3.973 NON AUTOSUFFICIENTI

1. O.S.S. 2007 : UNITA’ 1.798

2008 : UNITA’ 1.848 INCREMENTO: (9,94% 53 UNITA’)

53 UNITA’ E’ PERO’ DA DIVIDERE PER 38 R.S.A. = 1,345 UNITA’

2. O.S.A. ANIMAZIONE: + 18 UNITA’: 38 R.S.A. = 0,474

PER DI PIU’ NON E’ RILEVABILE ALCUN INCREMENTO!

3. INFERMIERI PROFESSIONALI: + 8 UNITA’: 38 R.S.A. = 0,210

4. FISIOTERAPIA: + 2 UNITA’: 38 R.S.A. = 0,053

5. COORDINATORI: + 2 UNITA’: 38 R.S.A. = 0,053



Dai dati succitati emerge come l’esiguità degli incrementi di cui sopra non può portare ad un reale aumento della qualità dell’assistenza agli ospiti delle R.S.A..


Per questi motivi,

il Consiglio provinciale impegna la Giunta

a dar vita ad un concreto e consistente aumento del personale delle R.S.A., con speciale riferimento al personale O.S.S. e O.S.A. animazione, utilizzando le risorse nelle corrispondenti U.P.B..

Cons. Pino Morandini

L'UDC e Dellai: il perché d'un'unione impossibile e profondamente sbagliata

Trento, 20 agosto 2008



1. La storia, la cultura, l’identità dell’U.D.C.

E’ la storia, ben rappresentata dal simbolo dello scudo crociato, di chi ha inteso dare rilevanza pubblica, attraverso la politica, ai valori cristiani, nella convinzione della loro positività per tutti. E’ la cultura della centralità della persona umana, fin dal concepimento e in tutte le altre fasi difficili della sua vita: da quella centralità si misura la reale solidarietà verso i più piccoli e i più deboli. E’ la collocazione dell’U.D.C., decisa dalla gente nelle ultime elezioni provinciali, nella coalizione di centro – destra ed alternativa al centro – sinistra, che a tuttoggi resta tale, – tant’è che è alleato col PD – nonostante le mutate apparenze. Collocazione non geografica, ma di contenuti: che fa della tutela e promozione dei valori non negoziabili il punto di partenza includibile per costruire una società più umana e più giusta. E da qui, a cascata, ricevono beneficio tutti gli altri settori: economia, sanità, anziani, turismo,ecc.

Credere nella vita umana e nella famiglia, attraverso cui passano l’educazione, la cultura ed il vincolo tra le generazioni – valori universalmente laici – è dare un carattere di laicità all’ispirazione cristiana: cioè non imporre né la fede né l’ideologia, ma semplicemente riconoscere che i valori che incontriamo nella vita del popolo sono stati generati da una fede viva.

Questo è sempre stato il percorso ed il metodo dell’U.D.C. e dei cattolici impegnati in politica che hanno inteso restare fedeli alla loro appartenenza ed alla loro identità. E su questo si sono trovati uniti cattolici e culture non ostili al pensiero sociale cristiano, considerata la laicità dei suoi valori di riferimento.

2. E’ possibile questo con Dellai ed i suoi alleati? No, per una serie di motivi.

a) In primo luogo, perché la gestione delle Giunte da lui guidate ha posto seriamente al Trentino un problema di democrazia, ingabbiando la comunità dentro una ragnatela che sta minando la stessa libertà politica. Lo dimostra, ad esempio, il PATT, i cui vertici scelgono il carro di chi governa per non perdere posti al sole, mentre la base è in gran parte alternativa al centro – sinistra. Lo dimostrano le scelte di futuri candidati, anche qualche Sindaco, che, pur di sedere accanto a chi detiene il potere rinnegano la propria appartenenza ed il proprio pensiero. E grande onore ai pochi Sindaci che si dissociano da ciò.

b) In secondo luogo, per aver portato al governo del Trentino una sinistra (la Cogo capofila) connotata fin troppo spesso da una mentalità fortemente ideologica (v. ad esempio il caparbio sostegno alla RU 486); accentratrice, come testimonia la legge sulla cultura e connotata da sperpero di pubblico denaro attraverso inaugurazioni, rinfreschi, ecc.

Il tutto ben sorretto – a partire dalla bocciatura di provvedimenti tesi a servire i valori non negoziabili – dal sostegno della Margherita (oggi UPT, ma non cambia la sostanza) come quelli diretti a ridurre gli aborti (Consiglio provinciale, 17/05/06); a sostenere la famiglia di cui agli art. 29 e segg. Costituzione (Consiglio provinciale, 05/12/07); a proporre il buono scuola (Consiglio provinciale, 26/07/06); a contrastare i PACS (Consiglio regionale, 13/02/07).

Per non parlare della trasformazione di I.T.E.A , ente da sempre a carattere sociale, in Società per Azioni! Della condizione degli anziani nelle R.S.A., dove il lodevole personale di assistenza non viene incrementato, nonostante l’enorme necessità; dell’assistenza sanitaria ed ospedaliera; degli ospedali periferici (v. Borgo Valsugana); delle difficoltà delle piccole e medie imprese artigianali, commerciali, turistiche, ecc. Per giungere alla Regione, ormai ridotta a larva istituzionale e lasciata in agonia con pochissime competenze.

c) Per avere, da Sindaco di Trento, distrutto il gruppo DC; poi il PPI ed oggi la Margherita.

Oggi la coalizione che ha governato il Trentino (e la Regione) si ripresenta sotto mentite spoglie: UPT al posto di Margherita, PD la posto di DS o SDR. Cambiano le sigle ma non la sostanza e le alleanze e soprattutto il modo di concepire il Trentino. Concretando in tal modo un grande inganno per la comunità. Anche perché l’alleanza che viene proposta oggi all’U.D.C. da Dellai è solo elettorale, non reale, in quanto Dellai alle europee andrà con il PD.

d) Per aver distribuito consulenze a pioggia, (53 milioni di euro nei soli 2006 e 2007); istituito 35 Agenzie con altrettanti Consigli di amministrazione ed altrettanti Presidenti, accontentando gli amici e gli amici degli amici, e soprattutto generando una moltiplicazione della spesa del tutto ingiustificata. Per non parlare dei capitolati di spesa sottratti alla previdenza sociale, con la sostituzione dell’originario Pacchetto Famiglia con un provvedimento che di famiglia non ha quasi più nulla.

3. Perché riteniamo che l’U.D.C. debba stare nel centro – destra .

Per la coerenza con il proprio percorso politico e per fedeltà agli elettori che nelle “regionali” di 5 anni fa hanno votato l’U.D.C. nella coalizione di centro – destra.

Per una società in cui i più deboli vedano a loro favore delle tutele sostanziali e reali, in cui i lavoratori e le lavoratrici, anche domestiche, abbiano garanzie di tutele previdenziali e di sostegno al reddito, in cui gli anziani possano godere in maniera dignitosa dei loro anni, in cui i figli possano nascere e crescere in una famiglia che l’ente pubblico non continui a vedere come un peso, ma come una risorsa da promuovere e valorizzare; per una sanità più giusta; per la difesa degli Ospedali periferici; per il sostegno all’economia, a partire dalle piccole e medie imprese artigianali, commerciali, turistiche, ecc.....




Perché non posso dare il mio appoggio a Dellai

Trento, 20 agosto 2008



Non posso dare il mio appoggio a Dellai. Non posso.

Non certo per dei problemi di antipatia personale o di inimicizia, anzi: al Governatore riconosco lealtà ed intelligenza politica. Il mio disappunto concerne piuttosto ciò che ho visto accadere alla Provincia durante gli anni della gestione delle Giunte da lui guidate, le sue alleanze, il modo di concepire il governo del Trentino in modo assai diverso rispetto a quello che rivendico appartenermi.

In primo luogo, perché quella gestione ha posto seriamente al Trentino un problema di democrazia, ingabbiando la comunità dentro una ragnatela che sta minando la stessa libertà politica. Lo dimostra, ad esempio, il PATT, i cui vertici scelgono il carro di chi governa per non perdere posti al sole, mentre la base è in gran parte alternativa al centro – sinistra. Lo dimostrano le scelte di futuri candidati, anche qualche Sindaco, che, pur di sedere accanto a chi detiene il potere rinnegano la propria appartenenza ed il proprio pensiero. E grande onore ai pochi Sindaci che si dissociano da ciò.

In secondo luogo, non condivido il fatto di aver portato una sinistra (la Cogo capofila) connotata fin troppo spesso da una mentalità fortemente ideologica (v. il caparbio sostegno alla RU 486), accentratrice, come testimonia la legge sulla cultura e connotata da sperpero di pubblico denaro attraverso inaugurazioni, rinfreschi, ecc.

Il tutto ben sorretto – a partire dalla bocciatura di provvedimenti tesi a servire i valori non negoziabili – dal sostegno della Margherita (oggi UPT, ma non cambia la sostanza) come quelli diretti a ridurre gli aborti (Consiglio provinciale, 17/05/06); a sostenere la famiglia costituzionale (Consiglio provinciale, 05/12/07); a proporre il buono scuola (Consiglio provinciale, 26/07/06); a contrastare i PACS (Consiglio regionale, 13/02/07).

Per non parlare della trasformazione di I.T.E.A , ente da sempre a carattere sociale, in Società per Azioni! Della condizione degli anziani nelle R.S.A., dove il lodevole personale di assistenza non viene incrementato, nonostante l’enorme necessità; dell’assistenza sanitaria ed ospedaliera; degli ospedali periferici; delle difficoltà delle piccole e medie imprese artigianali, commerciali, turistiche, ecc. Per giungere alla Regione, ormai ridotta a larva istituzionale e lasciata in agonia ormai con pochissime competenze.

Oggi la coalizione che ha governato il Trentino (e la Regione) si ripresenta sotto mentite spoglie: UPT al posto di Margherita, PD la posto di DS o SDR. Cambiano le sigle ma non la sostanza e le alleanze e soprattutto il modo di concepire il Trentino. Concretando in tal modo un grande inganno per la comunità.

Non condivido per nulla la distribuzione di consulenze a pioggia, (53 milioni di euro nei soli 2006 e 2007); l'aver istituito 35 Agenzie con altrettanti Consigli di amministrazione ed altrettanti Presidenti, accontentando gli amici e gli amici degli amici, e soprattutto generando una moltiplicazione della spesa del tutto ingiustificata. Per non parlare dei capitolati di spesa sottratti alla previdenza sociale, con la sostituzione dell’originario Pacchetto Famiglia con un provvedimento che di famiglia non ha quasi più nulla.

Il tutto in silenzio , celato sotto la magniloquente melassa delle magnifiche sorti e progressive che avvilupperebbero il Trentino in quest'aurea età del sultano Lorenzo. Lo sberleffo si fa forte quando si constata che per questioni propagandistiche, tipo le vessazioni ai plantigradi del progetto “Life Ursus”, il tempo ed il denaro si sono trovati.

Senza parlare dei valori inviolabili legati all'esistenza umana. Proprio quelli di cui il Cons. Lunelli, capofila della Margherita che li ha voluti negare (v. date di cui sopra) proprio non vuol sentir parlare. Di cui non si parla forse per mettersi un po' l'anima in pace e dimostrarsi “tolleranti”. E poi, “occhio non vede, cuore non duole”...

Non riesco a concepire come da troppe parti in buona fede si consideri come lungimirante il salto della barricata in favore di Dellai. Non vedo come potrebbe aprirsi un lustro diverso sotto la sua egida.

Ciò, a mio avviso, vale primariamente per l’U.D.C., attesa la sua storia, la sua cultura, la sua collocazione. E’ la storia, ben rappresentata dal simbolo dello scudo crociato, di chi ha inteso dare rilevanza pubblica, attraverso la politica, ai valori cristiani, nella convinzione della loro positività per tutte le persone. E’ la cultura della centralità della persona umana, fin dal concepimento e in tutte le altre fasi difficili della sua vita: da quella centralità si misura la reale solidarietà verso i più piccoli e i più deboli. E’ la collocazione dell’U.D.C., decisa dalla gente nelle ultime elezioni provinciali, nella coalizione di centro – destra ed alternativa al centro – sinistra, che a tuttoggi resta tale nonostante le cennate mutate apparenze. Collocazione non geografica, ma di contenuti: che fa della tutela e promozione dei valori non negoziabili il punto di partenza includibile per costruire una società più umana e più giusta.

Questo sarà il punto di partenza del programma che sottoporremo al candidato Presidente Divina. All’accettazione scritta di esso condizioniamo il nostro appoggio. Per una società in cui i più deboli vedano a loro favore delle tutele sostanziali e reali, in cui i lavoratori e le lavoratrici, anche domestiche, abbiano garanzie di tutele previdenziali e di sostegno al reddito, in cui gli anziani possano godere in maniera dignitosa dei loro anni, in cui i figli possano nascere e crescere in una famiglia che l’ente pubblico non continui a vedere come un peso, ma come una risorsa da promuovere e valorizzare.

Cons. Pino Morandini

L’esposizione pubblica della rana sul crocefisso di Martin Kippenberger ferisce i sentimenti religiosi della popolazione

Trento, 18 agosto 2008

Al Presidente del Consiglio Regionale

dott. Franz Pahl


MOZIONE



“L’esposizione pubblica della rana sul crocefisso di Martin Kippenberger ferisce i sentimenti religiosi della popolazione”



Il 24 maggio 2008 è stato inaugurato a Bolzano il Museo d’Arte Moderna e Contemporanea con una mostra che durerà sino al 21 settembre di quest’anno. Sin dall’inizio essa é stata oggetto di vivaci proteste ed ha lasciato costernati anche importanti esponenti del mondo ecclesiastico e politico, come il compianto Vescovo della Diocesi di Bolzano – Bressanone (che l’ha criticata per primo e ripetutamente anche durante la visita del Papa nell’agosto 2008), il Presidente della Giunta provinciale altoatesina ed in parte anche l’Assessora alla cultura di lingua tedesca della Provincia di Bolzano.

Bersagliata dalle critiche di parte pubblica e politica la Direzione del Museion ha poi scelto un’altra forma di presentazione ed ha deciso di corredare l’opera con gli articoli e le critiche pubblicate sui giornali, che tuttavia hanno attirato ancor più

l’attenzione sulla rana. La “nuova presentazione” è stata pertanto percepita dalla popolazione come una doppia provocazione e questo ancor più perchè la Direzione del Museion ha continuato a mantenere un atteggiamento arrogante e non ha mostrato alcuna comprensione. Le polemiche pertanto non accennano a placarsi.

Di conseguenza il Presidente del Consiglio regionale ha scelto, dal 23 al 30 luglio, la forma più pacifica di dissenso ovvero lo sciopero della fame, per protestare contro l’esposizione pubblica dell’opera di Martin Kippenberger, chiedendo che fosse rimossa. Numerose persone di tutti i gruppi linguistici dell’Alto Adige e anche del Trentino gli hanno manifestato la propria solidarietà. È stato chiaro sin dall’inizio che la rana al crocefisso veniva percepita dalla popolazione cristiana, che rappresenta la maggioranza della popolazione, come una profonda offesa e come un insulto al simbolo cristiano della croce. Il crocefisso con la rana rappresenta infatti una frattura che irrita profondamente.

La protesta delle numerose persone non si rivolgeva certo contro la “libertà dell’arte”, ma contro il suo utilizzo scorretto e contro l’obiettivo di lanciare una provocazione gratuita senza tener conto dei sentimenti religiosi della popolazione (anche se questo è sempre stato ufficialmente negato). Pretesti e artifizi per abbellire la realtà non sono segni di onestà intellettuale; le giustificazioni sono solo prova di superficialità, carenza di argomenti e vuoto culturale.

Attraverso il vasto interessamento di tutti i media il fatto ha acquistato notorietà ben oltre i confini dell’Alto Adige ed ha fatto scalpore anche in Trentino, dove ha sollevato lo sdegno non solo della comunità religiosa ed ha dimostrato che la fede comune unisce tutti i gruppi linguistici della Regione.

Sotto la spinta dell’azione di protesta del Presidente del Consiglio regionale e degli articoli apparsi sui media, il Presidente della Giunta provinciale altoatesina ha chiesto ed infine ottenuto che il crocefisso con la rana venisse allontanato dall’atrio del Museion e trasferito ad un piano superiore.

In questo modo si è voluto venire incontro, anche se non completamente e non certo in modo soddisfacente, alle aspettative di gran parte della popolazione. Fa specie comunque che la Direzione del Museion abbia mantenuto un atteggiamento arrogante ed ostinato nei confronti della popolazione e abbia continuato a manifestare pubblicamente la sua posizione. Questo naturalmente ha irritato ancor più la pubblica opinione.

In merito a questo fatto, si rendono doverose alcune considerazioni.

La croce cristiana è simbolo di salvezza, che nulla ha a che fare con una rana. Due millenni di fede e di cultura cristiana non possono essere cancellati semplicemente con degli sberleffi in nome della “libertà dell’arte”, presa come valore assoluto. Ogni religione ha diritto che i propri simboli vengano tutelati dall’uso sacrilego. Anche l’arte non può porsi in modo tirannico e assolutistico al di sopra dei sentimenti religiosi delle persone, perché così facendo mette in dubbio il valore della dignità umana. Si sta parlando di un valore laico, condiviso pure dalla gran parte degli agnostici e dei laici, accomunati dal doveroso rispetto della dignità umana, in cui ricade anche il sentimento religioso dell’uomo.

La popolazione cattolica della Regione Trentino – Alto Adige non vuole, giustamente, essere ferita nel suo sensus fidei, nel suo sentimento religioso e vede nell’esposizione pubblica della rana crocefissa una gratuita profanazione della croce

cristiana, che rappresenta nella fede cristiana il valore più profondo della sacralità e della salvezza dell’uomo. Pertanto la croce non può essere dissacrata attraverso un’arbitraria distorsione del suo significato con il pretesto della “libertà dell’arte”.

Il Museo di Arte Moderna appartiene ad un’istituzione pubblica ed è per questo che il Museion non può offendere e oltraggiare con un’ “opera d’arte” il corpo crocefisso di Gesú, sostituendolo con una rana. Nel simbolo della croce si manifesta secondo la religione cristiana la lacerazione dell’uomo che viene infine salvato e redento. Nella simbologia cristiana la croce ha un senso così profondo, di pace e di amore divino, che il suo significato non può essere distorto attraverso l’atto arbitrario di un artista. Quantomeno, non certo in una struttura pubblica. La sacrosanta libertà d’espressione artistica non può svilire a tal punto i sentimenti afferenti ad un’altra libertà fondamentale propria d'ogni essere umano: quella religiosa. Ove ciò avvenga, si ha a che fare con la compulsione ingiustificata di un diritto a scapito di un altro. E ciò non è ammissibile in una convivenza civile. Non si tratta di satira, bensì di offesa.

La rana crocefissa oscura il messaggio insito nell’immagine della croce cristiana. L’opera mette a confronto valori incomparabili. Il mettere sullo stesso piano o rendere simili due realtà così eterogenee rappresenta una profanazione del sacro. La croce è un atto di fede, un “sigillo dell’appartenenza a Dio” (Josef Ratzinger). La croce pertanto è un simbolo di redenzione dei cristiani e richiede il rispetto di tutti. Per analogia, questo vale pure per tutte le altre religioni.

Anche gli agnostici ed i laici, come pure certi cristiani che non trovano nulla da eccepire nella rana, devono capire che questo simbolo fondamentale per il Cristianesimo non può subire trasformazioni offensive e caricaturali ai fini di un’esposizione pubblica.

Anche chi non crede non può sottrarsi al dovere di rispettare la dignità dell’uomo e la simbologia delle religioni, qualora queste non si oppongano al rispetto della dignità umana, ma deve riconoscere che siamo di fronte ad un limite che non può essere superato. La rana al crocefisso non è espressione di “libertà della cultura”, ma atto arbitrario ed irriverente nei confronti dei sentimenti religiosi di molti, e per questo va condannata.

Questo è il punto saliente, ovvero il confine invalicabile della “libertà dell’arte”, che non può significare arbitrarietà. La dignità dell’uomo e delle specificità che gli son proprie é comunque prioritaria e questo va osservato anche nel caso di mostre pubbliche che, al di là del privato, si svolgono in un contesto pubblico.

Se ciò non venisse rispettato, nulla si sottrarrebbe alla critica e gli artisti potrebbero dedicarsi indisturbati per esempio, a caricature dello sterminio di Auschwitz o delle stesse vittime.

Nel luglio 2008 Papa Benedetto è stato ricevuto in Alto Adige con tutti gli onori. Lasciare ciò nonostante appesa la rana crocefissa al Museion è stata una imbarazzante contraddizione politica e culturale. La rana crocefissa è infatti una radicale negazione del messaggio del Santo Padre e un oltraggio alla Sua persona. Persino gli agnostici non hanno potuto fare a meno di avvertirlo come un insulto nei confronti dell’ospite. E la popolazione non ha apprezzato l’atteggiamento contraddittorio.

Quando si tratta di questioni di importanza pubblica, gli esponenti politici non possono rifiutarsi di prendere decisioni in proposito, anche se difficili, ma devono assumersi le proprie responsabilità. Solo così viene garantito il rispetto di un diritto

fondamentale dell’uomo e quindi la tutela della sua dignità, anche nei propri convincimenti religiosi.

Tutto ciò premesso

il Consiglio regionale del Trentino –Alto Adige

1. dichiara che l’esposizione della summenzionata opera di Kippenberger è un’offesa nei confronti dei sentimenti cattolici – e non solo – della popolazione della Regione;

2. condanna siffatta esposizione, anche perché in tal modo è stata violata la dignità umana della comunità cristiana ed é stato leso un diritto fondamentale dell’uomo;

3. incarica il Presidente del Consiglio regionale di trasmettere ufficialmente questa mozione agli altri Consigli regionali, ai Vescovi della Diocesi di Bolzano – Bressanone e di Trento nonché a Papa Benedetto XVI.


Cons. Pino Morandini

Eluana ed Il Testamento Biologico (risposta ad Agostini e Grigolli)

Trento, 8 agosto 2008

Si ruzzola e si lotta, al capezzale di Eluana. si sbraita e si strepita chi in nome di questo, chi brandendo un opposto stendardo. Come se fosse la frontiera del nuovo progressismo, il corpo della ragazza viene tirato un po' di qua, un po' di là. Attorno ad esso si declamano le sciocchezza più impensabili (spesso con tono pensosamente afflitto), ed il tutto si risolve, ahimè, in un dialogo tra sordi.

Premesso il doveroso rispetto per le persone coinvolte, cui dovrebbe andare la massima solidarietà e comprensione reale e non in quanto meri inconsapevoli vessilliferi di pannelliane battaglie, mi chiedevo se ci si è resi conto d'aver completamente abbandonato la razionalità.

E me lo chiedo tuttora.

Non dubito ad esempio che Agostini e Grigolli siano mossi da considerazioni solidaristiche. Ma, mi domando se ci si renda conto che le argomentazioni che essi portano a sostegno del testamento biologico, dell'autodeterminazione terapeutica, se applicate al caso Englaro ed ai casi simili, sono del tutto contraddittorie. Si elude del tutto il problema, evidente, che il testamento biologico non si fonda su un reale atto di autodeterminazione, in quanto esso presenta tali caratteristiche al momento in cui viene messo, ma non nel momento in cui esso diviene efficace. Lo Stato, l'interprete della legge o del testamento stesso impone una volontà eteronoma al soggetto. Eteronoma perché non attuale, e presunta tale in forza di legge...non so se rendo l'idea! Uno è prigioniero delle sue determinazioni. Nel momento in cui redige un testamento biologico esso rende di fatto disponibile almeno una quota dell'autodeterminazione stessa....con buona pace della premessa che giustificava il tutto in base all'inviolabilità dei voleri del singolo in materia di cure mediche! Complimenti!!

Siccome il ragionamento non è molto di moda, ma lo è il peloso pietismo, senza entrare nel tecnicismo giuridico, mi chiedo solo se non sarebbe in contrasto con la Costituzione ricreare una volontà presunta ed indiziaria in contrasto con i reali ed ignoti volei del soggetto...

Perché sull'autodeterminazione terapeutica, nulla quaestio, ma quando, contravvenendo palesemente questo principio, si spalancano le porte ad una decisione presa da terzi in base ad una loro concezione valoriale (per lo più portata ad intendere la vita umana in senso utilitaristico), non si è nell'autodeterminazione. Si è nell'eterodeterminazione più lampante. insomma, si tratta di omicidio, cari signori...E, se il vocabolo turba le orecchie abituate alla mistificazione del reale, mi prendo volentieri l'onere di sbeffeggiare la credulità diffusa esclamando che: “Il re è nudo”.

Tra l'altro, Agostini, di che è morta Terry Schiavo, se non di fame?

Pino Morandini

“Quanti i ricorsi della Provincia alla Corte costituzionale




Trento, 28 luglio 2008

Ill.mo

dott. Dario Pallaoro

Presidente del Consiglio provinciale

Palazzo Trentini




INTERROGAZIONE



“Quanti i ricorsi della Provincia alla Corte costituzionale

e quanto sono costati?”


La presente legislatura e quella precedente hanno visto la presentazione, da parte della Giunta provinciale alla Corte costituzionale, di una serie di ricorsi tendenti ad impugnare leggi dello Stato, che la Provincia ha ritenuto lesive delle proprie competenze legislative.

Si è in tal modo dato vita, su iniziativa della Giunta, ad un contenzioso piuttosto frequente, spesso eccessivamente frequente, che ha generato non solo numerosi giudizi davanti alla Consulta, ma pure l’affidamento di incarichi e di patrocini a fior di avvocati e di docenti universitari.

Ciò premesso,

si interroga il Presidente della Giunta provinciale per conoscere:

1. il numero dei ricorsi presentati dalla Giunta provinciale alla Corte costituzionale ed il numero delle difese sostenute dalla Provincia davanti alla Consulta in sede di giudizi di legittimità costituzionale e di conflitti di attribuzione nel corso della presente e della precedente legislatura;

2. in relazione ai dati di cui al punto 1, quante sono state le cause che la Provincia ha vinto e quante quelle dove essa è stata parzialmente o totalmente soccombente;

3. per le cause intentate o svolte a difesa, quali sono stati gli avvocati esterni all'amministrazione incaricati delle cause e quale spesa è stata sostenuta per il loro patrocinio.

Le informazioni richieste sono riferite alla Dodicesima e Tredicesima legislatura, fino ad oggi. Limitatamente ai punti 1 e 2 si chiede un dato di sintesi e un dato ripartito per tipologia (ricorsi in via principale e cause in via incidentale; conflitti di attribuzione; cause in cui la P.A.T. è stata attrice e cause in cui la P.A.T. è stata convenuta).

Limitatamente al punto 3 si chiede un dato di sintesi (spesa complessiva per anno e per legislatura) ed un dato ripartito per singolo avvocato.

Ai sensi dell’art. 151, comma 3, del regolamento interno si chiede che all’interrogazione venga data risposta scritta.

Cons. Pino Morandini

Perché non si riduce la quota a carico degli ospiti delle R.S.A. di quanto hanno indebitamente pagato come IRAP?


Trento, 30 luglio 2008

Ill.mo

dott. Dario Pallaoro

Presidente del Consiglio provinciale

Palazzo Trentini




INTERROGAZIONE



“Perché non si riduce la quota a carico degli ospiti delle R.S.A. di quanto hanno indebitamente pagato come IRAP?”



L’Assessore alle Politiche per la Salute, rispondendo, in un’intervista, ad una mozione del sottoscritto – mirante a far detrarre dalla quota alberghiera (a carico degli ospiti delle R.S.A.) quanto l’Amministrazione ha indebitamente percepito come IRAP nel 2008 (considerato che detta imposta è stata abolita a far tempo dal 1° gennaio di quell’anno) – ha replicato che ne avrebbe già tenuto conto non aumentando le rette per gli ospiti pur avendo “aumentato i parametri del personale dell’assistenza”.

Si fa notare che, ai sensi del Protocollo d’Intesa 2008, detti parametri hanno subito un aumento dello 0,05%, percentuale che si commenta da sola per la sua inconsistenza. Infatti a tuttoggi non ha portato nessun aumento della qualità dell’assistenza per gli ospiti delle R.S.A.

Per quanto attiene poi al rilievo finanziario del citato aumento dello 0,05%, esso appare assolutamente insignificante. Infatti, esso ha un valore, in eccesso, di circa 300.000 euro, mentre l’IRAP ammonta a 7,5 milioni di euro!

Ciò premesso,

si interroga l’Assessore competente per conoscere:

1) a quanto concretamente corrisponde, in termini di miglioramento della qualità dell’assistenza, l’aumento dello 0,05% del parametro del personale dell’assistenza;

2) se non ritiene, a fronte del limitatissimo aumento del parametro di cui al precedente punto 1), di provvedere tempestivamente ad un significativo aumento del parametro della qualità dell’assistenza, che sia realmente in grado di migliorare quella qualità;

3) se non ritenga assolutamente doveroso ed urgente ridurre la quota alberghiera, a far tempo dall’ 1/1/2008, a carico degli ospiti delle R.S.A., per restituire loro quanto è stato indebitamente computato a loro carico come quota IRAP.

A norma di regolamento si chiede risposta scritta.

Cons. Pino Morandini