L’Istituto di Studi e Ricerca Sociale e l’Azienda Provinciale per i Servizi, da molti anni, organizzano i corsi OSS, acronimo che sta per operatori socio sanitari; detti corsi, benché istituiti da enti diversi, sono curiosamente organizzati durante la medesima fascia oraria, dal lunedì al venerdì mattina.
Ora, c’è un gran numero di operatori che prestano servizio già da molti anni – qualcuno da oltre venti - presso le RSA come personale d’assistenza, sprovvisti del titolo di OSS che avrebbero tutto l’interesse di poterlo conseguire.
Tali operatori infatti – per lo più donne di oltre quarant’anni di età – conseguendo il diploma di OSS, da un lato verrebbero in possesso di una qualifica preziosa e dall’altro, mediante essa, godrebbero di un titolo spendibile e sempre più indispensabile ai fini delle loro opportunità lavorative . Anche perché vedersi espulse a quell’età dal mercato del lavoro significherebbe spesso vedersi private per sempre di possibilità lavorative.
Fra l’altro, trattasi di personale con anni di esperienza alle spalle e che rappresenta spesso l’ossatura portante per numerose Case di Riposo del Trentino.
Ebbene, i corsi di OSS presenti in Trentino, alla cui frequenza molto dell’attuale personale d’assistenza delle RSA aspirerebbe, sono ad oggi strutturati secondo orari assai rigidi che di fatto impediscono ai suddetti interessati di aderirvi.
Al contrario, tocca annotare come nella vicina provincia di Bolzano gli stessi corsi siano stati strutturati in maniera più flessibile, a fasce orarie, in modo da permettere a chi già lavorasse di frequentarli, chi al mattino, chi al pomeriggio, chi la sera.
Altro nodo problematico da affrontare sarebbe la lunghezza di questi corsi, poiché, rispetto a quelli organizzati nella Provincia di Bolzano (1100 ore) o a quelli offerti a Verona (900 ore), quelli in Trentino sono i più impegnativi in termini di ore di frequenza, ammontando a 1400 ore.
Ciò premesso il Consiglio della Provincia Autonoma di Trento impegna la Giunta a:
dare disposizioni affinché i corsi per la qualifica di OSS (Operatore Socio-Sanitario) siano organizzati in modo tale da rendere compatibile al personale delle Case di Riposo non in possesso di detta qualifica la prestazione del proprio lavoro con la frequenza dei menzionati corsi;
sollecitare un aggiustamento in senso flessibile di suddetti corsi;
valutare l’eventualità di ridurre il pesante carico di orari che detti corsi, ad oggi, presentano in Trentino.
Tra i tanti problemi che purtroppo affliggono la nostra regione, ce n’è uno di gravità inaudita che si trascina, irrisolto, oramai da diversi anni: lo stato di precarietà ed emergenza della Neonatologia locale, da anni sprovvista di un proprio ambulatorio. Dal canto loro, l’Azienda sanitaria così come il governo provinciale, sollecitati più volte affinché ponessero a rimedio a detta anomalia, si sono limitati a riconoscere – e non avrebbero potuto fare diversamente – la gravità del problema e ad annunciare provvedimenti finora mai attuati. I risultati di una così maldestra vigilanza sulla questione sono sotto gli occhi di tutti: se nel biennio 1996-1998, il Trentino poteva vantare il più basso tasso della Penisola di mortalità infantile (3,1), oggi non solo ha perso oltre dieci posizioni rispetto alle altre provincie, che nel frattempo hanno provveduto a migliorare le proprie strutture, ma ha fatto, se possibile, di peggio, retrocedendo rispetto ai propri risultati, e facendo segnare un tasso di mortalità che si aggira attorno al 3,7 (Fonte: Annuario Istat). Alla colpevole e prolungata disattenzione istituzionale, si sommino, per meglio comprendere il degrado in cui versa la neonatologia trentina, tutta una seria di deficienze sia strutturali sia del personale: pur avendo un numero pressoché eguale di nati, la Provincia di Bolzano dispone di 8 posti letto completi di terapia intensiva, il Trentino dell’esatta metà; se Bolzano dispone di ben 40 infermiere, qui ne abbiamo meno di 30. Ma mentre a Bolzano i trasporti di neonati bisognosi di cure sono circa 60 all’anno, a Trento, causa anche la presenza dell’osannata opera del Centro Salute Bellaria di Arco, dove si pratica la fecondazione artificiale, i trasporti arrivano ad essere un centinaio. Queste inoppugnabili considerazioni, fondate su numeri ufficiali e oggettivi, dicono molto del disagio che purtroppo vive la Neonatologia trentina, nel passato recente così all’avanguardia e da qualche anno, purtroppo, abbandonata a sé stessa.
Ciò premesso il Consiglio della Provincia Autonoma di Trento impegna la Giunta a:
Provvedere al tempestivo ripristino, per il Trentino, di un ambulatorio di Neonatologia;
Incrementare il numero di posti letto completi di terapia intensiva;
Incrementare la quantità di personale medico e infermieristico addetto alla Neonatologia.
La guerra a Gaza sta sconvolgendo la vita non solo di coloro che vi abitano, ma di tutti noi. Non è facile prendere una posizione dinanzi ai fatti di cui siamo spettatori, perché le voci e le ragioni sono tante e discordi.
Non nascondiamo di nutrire una certa fiducia nell’operato della diplomazia vaticana, che ha il pregio di non dover prendere parte per nessuno, per partito preso, e nello stesso tempo di conoscere piuttosto bene i fatti, avendo in Terra Santa fedeli, vescovi, religiosi, opere di carità, scuole ecc…
Sin dalla origine di Israele la Santa Sede ha sollevato il problema dei profughi palestinesi, spiegando che la sua risoluzione era prioritaria per la pace.
Mentre l’Onu si limitava a proclamare il diritto dei palestinesi ad uno stato, senza fare nulla di concreto per realizzarlo, la Santa Sede tentò con varie opere di carità, e con alcunidocumenti, a firma di Pio XII, di richiamare l’attenzione del mondo sul dramma di centinaia di migliaia di profughi, destinati a rivelarsi col tempo una bomba ad orologeria.
E’ storia il fatto che proprio la lungimirante presa di posizione di Pio XII, non contro qualcuno, ma a favore dei palestinesi, scatenò contro di lui polemiche infondate sul suo presunto antisemitismo, e riletture faziose della posizione vaticana contro il nazismo (troppo debole, dissero i polemisti, dimenticando che i papi avevano scritto ben due encicliche contro il regime di Hitler e che la Chiesa aveva subito anch’essa gravi repressioni nella Germania di quegli anni).
Dopo tanti e tanti anni il problema dei profughi palestinesi ha generato prima la guerra col Libano, poi le varie Intifade, ed infine, oggi, la recente guerra a Gaza. Il Vaticano è convinto che non ci troviamo affatto dinnanzi ad uno scontro tra religioni: qui, il problema è la terra, l’acqua, la sopravvivenza, la disoccupazione, come ha dichiarato recentemente tra le righe il Cardinal Martino in una intervista al quotidiano on line Il Sussidiario.
Per questo il Vaticano stesso riconosce Israele, ma secondo i confini precedenti al 1967, non secondo quelli attuali, e ha sempre lottato per fare di Gerusalemme non una città “di parte”, ma una città a statuto internazionale, perché non divenisse motivo di scontro, come invece avviene, tra ebrei e palestinesi. Oggi è innegabile che da una parte vi siano i fanatici islamismi di Hamas, pronti ad ogni orrore, in nome dell’ideologia, e dall’altra le continue violazioni di Israele dei diritti palestinesi, tramite la costruzione di sempre nuove colonie e l’occupazione di terre altrui.
Su Avvenire del 21 giugno 2007, a dimostrazione che la situazione a Gaza era già al limite della sopravvivenza, Mons. Twal, patriarca cattolico di Gerusalemme, richiesto se ci fosse “il rischio di una catastrofe umanitaria nella Striscia di Gaza”, rispondeva:«Spero che i responsabili politici abbiano cuore, testa e dignità per evitare un simile scenario. Ci sono tanti modi per condizionare un gruppo di potere con cui non si va d'accordo (Hams, nda), ma quello di affamare la popolazione che vi è sottoposta non conduce da nessuna parte se non all'esasperazione».
Non è difficile capire che là dove regnano ingiustizie e miseria, più facilmente crescono meglio i germi dell’intolleranza e del fanatismo.
La posizione della Chiesa è dunque piuttosto chiara, non in nome di un astratto pacifismo, che non è né credibile né giusto, ma in nome del realismo: Israele non può salvaguardare il suo diritto all’esistenza dimenticando quello dei palestinesi, né può pensare di risolvere ogni problema con la forza delle armi. Per questo penso sia giusto riconoscere la bontà dell’analisi proposta a suo tempo da padre S.K. Samir, un famoso gesuita egiziano molto ascoltato in curia vaticana riguardo ai problemi del Medio oriente, non certo tenero verso l’islamismo radicale: “La guerra non ha mai prodotto frutti duraturi.
L’estremismo non si combatte con la guerra, men che meno il presunto “terrorismo”.
Tutti i politici riconoscono che occorre “andare alle radici del problema”, il quale risale a più di 50 anni fa. Bisogna necessariamente affrontarlo.Hezbollah, che ha usurpato all’esercito libanese la funzione di difendere la patria, non è la radice del problema: non esisteva neppure quando Israele ha invaso il Libano nel 1982 per attaccare i palestinesi che vi si trovavano. Neppure l’attentato contro Israele ai giochi olimpici di Monaco nel 1972, che ha dato inizio al terrorismo nella regione, è la radice del problema.
Neppure gli attacchi continui di Israele contro la terra dei palestinesi e contro i paesi vicini sono la radice del problema”.
La radice è, dunque, nell’aver ignorato per tanti anni l’esigenza di uno stato palestinese.
Politicamente non si vedono uomini in grado di grandi imprese, ma come cristiani, da qui, da lontano, possiamo almeno aiutare le organizzazioni umanitarie e pregare perché israeliani e palestinesi abbiano finalmente un loro stato ciascuno, pacifico e sicuro: è questo, sicuramente, il desiderio della gran parte di loro.
Ciò premesso il Consiglio della Provincia Autonoma di Trento impegna la Giunta a:
Sollecitare politicamente e non solo, qualora fosse raggiunta, il mantenimento di tregua duratura fra Israele e lo Stato Palestinese;
Prestare aiuto concreto alle strutture assistenziali che vivono i conflitti di questi giorni in prima linea, a partire dal Baby Hospital di Betlemme;
Sostenere ogni iniziativa di volontariato tesa a soccorrere le sempre più numerose vittime di questo interminabile conflitto;
Promuovere una conoscenza reciproca tra le popolazioni israeliane e palestinesi, in modo da favorire la crescita di generazioni di giovani votati sempre alla pace e giammai al conflitto
Impegna altresì la Giunta provinciale a relazionare al Consiglio sulle iniziative intraprese o in essere entro il mese di giungo 2009.
La norma di attuazione dello Statuto speciale del Trentino – Alto Adige/Südtirol, sull’istituzione del Tribunale amministrativo regionale di Trento, prevede che due dei sei componenti del tribunale siano nominati dal Consiglio provinciale di Trento, (art. 1 del decreto del Presidente della Repubblica 6 aprile 1984, n.426)
Il Consiglio provinciale deve scegliere i componenti “laici” o “non togati” fra gli appartenenti ad una serie di categorie, che ricomprendono professionisti del mondo accademico e dell’ordine giurisdizionale, avvocati o professori in materie giuridiche, dirigenti dello Stato o di enti territoriali, personale politico già componente del Parlamento o del consiglio regionale (nel dettaglio la disciplina è collocata all’art. 2 del decreto del Presidente della Repubblica n. 426 del 1984).
Questa disciplina, nei casi e nei termini in cui ha trovato a tutt’oggi applicazione, ha sollevato non poche perplessità di ordine sia giuridico sia istituzionale, perplessità che da sempre sono state evidenziate sia da parte della dottrina amministrativa e costituzionale, sia da parte politica. Le principali obiezioni contro la previsione di una componente laica nel TAR si sono da sempre incentrate su un duplice ordine di argomentazioni. Da un lato l’esigenza di garantire sempre e comunque la terzietà e l’indipendenza del giudice; dall’altro la necessità di eliminare qualsiasi connotazione ed applicazione incongrua o pericolosa della norma. Anche se la nomina di giudici laici da parte di un organo politico non induce di per sé stessa ad esiti comunque negativi, cionondimeno un pericolo di inquinamento e di condizionamento politico è sempre presente. Giustificare tale disciplina sull’esigenza di valorizzare l’autonomia e di garantire alla giustizia amministrativa una maggior vicinanza e conoscenza delle realtà e delle norme locali è argomento interessante ma di per sé non sufficiente a superare le obiezioni fondamentali ed i pericoli sopra indicati, L’inopportunità della previsione della nomina politica balza agli occhi soprattutto in relazione all’ipotesi in cui la scelta del Consiglio si orienti verso persone che sono state dipendenti dalla pubblica amministrazione locale; né è sempre certo che le altre opzioni diano di per sé sicurezza di indipendenza, trasparenza, imparzialità, a fronte della forte discrezionalità di scelta dell’organo politico. E’ arrivato il momento di riconsiderare questa disposizione, e di ripensare la norma di attuazione nel senso di eliminare la previsione della nomina politica dei due componenti del TAR di Trento, riservando la composizione di questo tribunale alla sola componente togata. Trattandosi di intervenire in funzione d’una modifica di una norma di attuazione oggi in vigore, la relativa procedura è quella disposta dall’art. 107 dello Statuto di autonomia, che vede soggetti attori da una lato la Commissione paritetica, dall’altro il Governo cui spetta l’emanazione dei relativi decreti legislativi.
A questi soggetti il Consiglio provinciale può quindi ben indirizzarsi, al fine di sensibilizzare l’intervento, e di suggerirne un indirizzo di modifica. Tanto più che spetta al Consiglio provinciale – sempre in base all’art. 107 dello Statuto – nominare due componenti della Commissione paritetica.
il Consiglio provinciale
esprime alla Commissione paritetica di cui all’art. 107 dello Statuto speciale di autonomia e al Consiglio dei ministri la necessità di rivedere la norma di attuazione contenuta nel D.P.R. 6 aprile 1984, n.426, per eliminare la previsione della nomina da parte del Consiglio provinciale dei due giudici non togati del Tribunale regionale di giustizia amministrativa di Trento;
incarica il Presidente del Consiglio provinciale di trasmettere questa mozione al Presidente del Consiglio dei ministri, al Presidente della Commissione paritetica, ai componenti della Commissione paritetica nominati dal Consiglio provinciale, al Presidente della Provincia autonoma di Trento.
Cons.re Pino Morandini……………………… Cons.re Walter Viola…………………………. Cons.re Rodolfo Borga………………………. Cons.re Mauro Delladio……………………… Cons.re Giorgio Leonardi……………………
“Quale futuro per i dipendenti licenziati presso la Whirlpool di Spini di Gardolo”?
E’ di alcune settimane fa la triste notizia dei licenziamenti previsti da una delle più importanti industrie presenti in Trentino: la Whirlpool.
La multinazionale statunitense, a fronte della crisi internazionale e dell’aumentata concorrenza, ha annunciato un numero di tagli pari a 5.000 posti di lavoro in tutto il mondo, 691 solo in Italia. Per lo stabilimento di Spino di Gardolo sono stabiliti 95 licenziamenti, di cui i primi 15 esuberi riguardano dipendenti che entro l’anno matureranno i requisiti per la pensione. Per le restanti 80 unità è prevista la mobilità.
Sulle modalità con cui verranno gestiti i licenziamenti e su altri aspetti che riguardano gli investimenti e l’organizzazione del lavoro presso il sito di Gardolo è stato raggiunto un accordo tra la multinazionale e le organizzazioni sindacali datato 3 dicembre 2008.
In particolare gli 80 esuberi saranno individuati in base all’anzianità contributiva, privilegiando chi, nel periodo coperto dalla mobilità, maturerà i requisiti per andare in pensione. Il licenziamento avverrà inoltre con l’assenso dell’interessato e, per chi sceglierà la mobilità, è prevista una somma aggiuntiva all’indennità di mobilità.
Infine, la collocazione in mobilità si svolgerà in un periodo lungo che va dal gennaio 2009 al gennaio 2010 e, se necessario, fino a luglio 2010.
Sebbene sia dunque da considerare positiva la notizia del raggiunto accordo e del fatto che il sito di Gardolo continuerà la produzione nonostante la crisi generale che sta colpendo tutta l’economia, è necessario attivare tutti gli strumenti di cui dispone la Provincia per garantire un’utile ricollocazione ai lavoratori licenziati.
Tutto ciò premesso si interroga l’Assessore competente per sapere:
quali siano gli strumenti di cui dispone la Provincia per garantire un’utile ricollocazione dei lavoratori licenziati dallo stabilimento della Whirlpool di Spini di Gardolo;
quali siano stati gli esiti dell’incontro avuto dal Presidente della Provincia con i vertici aziendali della multinazionale statunitense;
in quali modo la Giunta provinciale intende intervenire per garantire una prosecuzione dell’attività della multinazionale nel sito di Gardolo, vista la recente acquisizione dello stesso da parte della Provincia e considerata la manovra anticongiunturale appena approvata dalla Giunta.
A norma di regolamento si richiede risposta scritta.
“Contributi agli ultrasettantacinquenni per l’acquisto del decoder per il digitale terrestre:un’iniziativa discriminatoria”
A partire dal giorno 15 Febbraio, com’è noto, in Trentino avrà inizio la transizione parziale dal sistema analogico al sistema digitale terrestre, transizione il cui completamento– salvo cambi di programma – dovrebbe essere ultimato entro il mese di ottobre. Si tratta indubbiamente di una rivoluzione, che interesserà da vicino tutti i cittadini.
Ora, come sappiamo, per accedere a questa innovativa tecnologia è richiesto a ciascuno il possesso di un preciso apparecchio, il decoder. Un acquisto, questo, che evidentemente interesserà larga parte della cittadinanza, salvo – per ovvie ragioni – coloro che ne sono già in possesso. Ebbene, per agevolare detto acquisto, la Provincia autonoma di Trento ha pensato bene di predisporre un numero verde – l’800.961.924 – che possa fungere da riferimento per la cittadinanza interessata. Chiamando questo numero è possibile concordare, entro pochi giorni, una data per fissare un appuntamento per l’installazione a domicilio del decoder.
Oltre a questo, per la fascia di cittadini di età superiore ai settantacinque anni, la Provincia ha predisposto un’agevolazione pari alla somma di Euro 50 atta ad alleggerire la spesa dell’acquisto dei decoder da parte di questi cittadini. Tali iniziative della Provincia, all’apparenza apprezzabili, lasciano tuttavia spazio a molteplici, non trascurabili perplessità.
Anzitutto, non è dato sapere di quale specifica èquipe di tecnici la Provincia abbia deciso di avvalersi nel predisporre il servizio di installazione a domicilio. E’ evidente come i tecnici che presteranno alla Provincia servizio mediante l’iniziativa del numero verde beneficeranno, rispetto ai loro colleghi e concorrenti, di un’assai significativa facilitazione; una facilitazione - non è difficile immaginarlo- che riguarderà tanto l’accresciuta fascia di clientela quanto palesi agevolazioni di trattamento. Tutto questo stride con qualsivoglia idea di concorrenza leale tra coloro che per mestiere installano i decoder; alcuni di loro, infatti, potranno, mediante raggiunti accordi con la Provincia autonoma di Trento, assicurarsi una ingente fascia di mercato e lavoro a scapito di altri, evidentemente costretti a contare solo sulle proprie forze contro una concorrenza che potrebbe soverchiarli, arrecando gravi perdite economiche a loro e alle loro famiglie.
Anche per quanto concerne l’agevolazione economica di Euro 50, prevista per i cittadini che abbiano compiuto il settantacinquesimo anno di età, tocca rilevare una singolare anomalia.
Pare infatti che tale agevolazione sia accordabile non per l’acquisto di un generico e comune decoder, bensì per l’acquisto di precisi decoder, nella fattispecie i più onerosi dal punto di vista economico. In questo modo, l’agevolazione di Euro 50, di fatto, avrà - in termini di benefici – un impatto minore per coloro che potranno ricorrervi. E questo è in netto contrasto con l’idea stessa che sta alla base di questo servizio, e cioè agevolare l’acquisto del decoder per persone in età avanzata e pensionate, che si vedranno così costrette, senza una ragione, a munirsi di un apparecchio più costoso di altri.
Inoltre ciò è tanto più penalizzante, se si pensa che una larga fascia di persone ultrasettantacinquenni è costretta a sbarcare il lunario con pensioni o redditi assolutamente bassi. Ovviamente, sia per quanto concerne il servizio del numero verde, sia per quanto riguarda l’agevolazione economica prevista per i cittadini più anziani, rimane da capire – al di là del costo di questi apparecchi – se la Provincia abbia stipulato o meno un accordo non solo con una precisa èquipe di tecnici, bensì pure con una precisa ditta produttrice di decoder, il che – inutile sottolinearlo – costituirebbe una ulteriore violazione della libera concorrenza del mercato.
Tutto ciò premesso si interroga l’Assessore competente per sapere:
1) chi siano e con quali criteri è avvenuta la selezione dei tecnici che presteranno servizio alla Provincia Autonoma di Trento per l’installazione a domicilio dei decoder;
2) se questo non comporti, di fatto, una palese violazione della libera concorrenza del mercato, danneggiando le tante piccole aziende che si occupano del settore, tanto più da molti anni;
3)che senso abbia agevolare i cittadini più anziani nell’acquisto di un decoder salvo poi limitare tale agevolazione ai soli apparecchi più costosi;
4) se non ritenga che questi servizi, oltre a penalizzare i tecnici installatori di decoder non beneficiari di una collaborazione col progetto della Provincia, non penalizzino ingiustamente pure i rivenditori e i produttori di tali apparecchi esclusi da suddette iniziative provinciali;
5) se non consideri opportuno prendere a esempio quanto attua la Regione Sardegna, che, per l’acquisto dei decoder, mette a disposizione di ciascun suo cittadino la somma di Euro 70, lasciando inoltre totale libertà in ordine a quale apparecchio acquistare.
A norma di regolamento si chiede risposta scritta.
Ora che Obama ha stravinto le elezioni, quasi tutti corrono per innalzargli un qualche inno. Curioso che un politico si veda erigere monumenti ancor prima di aver dato prova della sua saggezza politica. Giustamente, mi permetto di dissentire da questo fluire di entusiasmi. Innanzitutto perché credo sia prematuro ed ingenuo lodare la presidenza che è appena iniziata. In secondo luogo, perché la memoria talvolta gioca brutti scherzi. Era infatti il 2000, quando Bush, per una manciata di voti, superava Al Gore e veniva proclamato Presidente degli U.S.A. A costui, dagli stessi giornali che ora vanno in brodo di giuggiole a sentire nominare Obama, veniva rimproverato, su tutto, il suo consenso alla pena capitale.
Obama è infatti tendenzialmente favorevole alla pena di morte. Ovviamente, nessuno ha levato alcuna critica a tale proposito…
Ma è soltanto una delle tante notizie passate in sordina dalla stampa europea, così come la non contrarietà del neoeletto presidente al commercio libero delle armi in piena tradizione a stelle e strisce; come il suo approccio aggressivo in politica estera. Tanto aggressivo che il Washington Post (schierato, tanto per cambiare, pro – Obama) ha dovuto riconoscere che se esso fosse stato seguito in Iraq, si sarebbe andati incontro ad un massacro ben peggiore di quello causato dalla “surgery” (la tattica che, lentamente, sta dando dei risultati tangibili in tema di pacificazione) del gen. Petraeus, sostenuto da Bush.
Considero l’elezione del primo presidente nero un fatto positivo, un segno di cambiamento ed un deciso passo verso l’integrazione e la soluzione del problema del conflitto razziale, ancora incandescente fino a pochi anni fa negli U.S.A. Mi auguro solo che fra quattro anni si possa scrivere bene di questa entrante presidenza. Che non si debba constatare amaramente che solo la crisi economica abbia istillato la voglia di cambiamento nell’elettorato U.S.A.
Il giudizio sulla Presidenza Obama lo si darà dunque sui fatti. I quali, finora, non sono certo rassicuranti. Verso la minaccia atomica di Ahmadinejad, infatti, i toni utilizzati non divergono per nulla da quelli consueti di Bush. Per non parlare della dissennata iniziativa che circola negli ambienti vicini ad Obamaland, ossia quella volta a togliere qualsiasi limite alla sperimentazione sugli embrioni. Senza contare che con il paventato “Freedom of Choice Act” si introdurrebbe la liberalizzazione completa dell’aborto, anche in forme abominevoli, tipo l’aborto parziale. Insomma, non c’è che dire, una vera soluzione da macellai.
Se il buon giorno si vede dal mattino, c’è da preoccuparsi seriamente.