giovedì 27 agosto 2009

Proposta di mozione n. 86 ”Va garantita un’assistenza adeguata alle persone in stato vegetativo: Namir e Case del Risveglio”

Quando si parla d’assistenza, vengono subito in mente due categorie di pazienti: gli anziani e i disabili. Tra questi ultimi, coloro che in Trentino scontano la maggior disorganizzazione delle strutture d’accoglienza, sono indubbiamente le persone in stato vegetativo persistente.

Come numerose famiglie hanno denunciato, esiste una forte diversità quello che i Namir dovrebbero essere e quello che in realtà sono. Dovrebbero infatti strutturarsi come realtà preparate all’accoglienza ed alla cura di persone che non sono colpite solo da una generica non-autosufficienza, bensì da patologie ancor più gravi. E che come tali abbisognano di assistenza adeguata, sia in termini sanitari (medici ed infermieristici) che sociali.

Dal momento che ad oggi ai soliti annunci le istituzioni, ancora una volta, non hanno fatto seguire provvedimenti concreti, e giacché questo si traduce in un’amplificazione di drammi famigliari già durissimi di per sè, è tempo che ci si prenda seriamente carico delle persone in stato vegetativo e comatoso, in modo che i tanto osannati diritti umani possano essere onorati fino in fondo, sostenendo i più deboli e abbisognevoli di cure tra i cittadini.

Ciò premesso il Consiglio della Provincia Autonoma di Trento impegna la Giunta a:

  1. operare con immediatezza un censimento provinciale delle persone in stato vegetativo e comatoso;
  2. verificare il tipo di assistenza erogato dalle strutture alla persone in stato vegetativo;
  3. istituire concretamente e definitivamente i Namir, al fine di dare adeguata assistenza ai pazienti in stato vegetativo, dando in tal modo sollievo ai loro familiari.


Proposta di mozione n. 85 “Criteri per elezione del Difensore Civico”

Premesso che:

- l’articolo 97 della Costituzione prescrive che “i pubblici uffici sono organizzati secondo disposizioni di legge in modo che siano assicurati il buon andamento e l’imparzialità dell’amministrazione” (comma 1) e che “agli impieghi nelle pubbliche amministrazioni si accede mediante concorso, salvo i casi stabiliti dalla legge”(comma3);

- nessuna legge, né statale, né provinciale vieta esplicitamente il ricorso, nella specie, al concorso;

- come ha più volte ribadito la giurisprudenza amministrativa, l’imparzialità comporta l’obbligo di determinare previamente i criteri generali dell’azione amministrativa, al fine di porre su un piano di uguaglianza coloro che ne sono i destinatari, stabilendo in modo quando più possibile generale ed astratto come debba esercitarsi il potere amministrativo (principio diventato regola di diritto positivo, ad opera dell’art. 12 della legge n.241 del 1990, per quanto riguarda i provvedimenti che a qualsiasi titolo attribuiscono vantaggi economici ai destinatari);

- il canone dell’imparzialità è ulteriormente suggellato dall’art. 98 della Costituzione, per i il quale “I pubblici impiegati sono al servizio esclusivo della Nazione”: la disposizione opera una chiara e netta separazione tra politica e amministrazione e riconduce il rapporto di separazione al principio di imparzialità, come ha evidenziato anche la Corte Costituzionale, per la quale l’art. 98 Cost. rappresenta uno dei “corollari naturali dell’imparzialità, in cui viene ad esprimersi la distinzione più profonda tra politica e amministrazione;

- per il Consiglio di Stato (sentenza n. 2070 del 2009), “l’imparzialità amministrativa è bensì vulnerata dalla potenzialità astratta della lesione della parità di trattamento e, quindi, dal solo “sospetto” di una disparità”;

- per la Cassazione penale (sentenza n. 25162 del 2008), l’imparzialità amministrativa intesa come divieto di favoritismi ha i caratteri e i contenuti precettivi richiesti dal reato di abuso di ufficio”;

- alla luce di tali precetti costituzionali e arresti giurisprudenziali, la maggioranza è vincolata ad agire senza distinzione di parti politiche, al fine del perseguimento delle finalità obiettive dell’ordinamento (C.Cost. 453/2000), ampiamente richiamata da C.Cost 103/2007);

tanto premesso, il Consiglio Provinciale della Provincia Autonoma di Trento, in ossequio ai precetti costituzionali, si impegna a determinare previamente i criteri generali per la elezione del Difensore Civico, al fine di porre su un piano di eguaglianza i cittadini che hanno dichiarato la loro disponibilità a tale nomina, assicurando, in tal modo, il doveroso rispetto dell’art. 12 della legge n. 241 del 1990, atteso che, quello di specie, costituisce provvedimento che attribuisce vantaggi economici al designato.

Proposta di mozione n. 81 “Sovrintendenza trentina per i beni archeologici: un ente da ripristinare”

Nella seduta del 16 gennaio 2009 la Giunta provinciale ha deliberato all’unanimità la soppressione della Soprintendenza per i beni archeologici.

Si tratta di un intervento senza precedenti a livello nazionale, con il quale con un atto amministrativo si statuisce la soppressione di una struttura operativa istituita con legge a garanzia della tutela, conservazione e valorizzazione del patrimonio archeologico.

La delibera non evidenzia le reali motivazioni di siffatta decisione e non pare proprio che essa si innesti in un piano generale di riordino del comparto dei beni culturali, al punto che le Soprintendenze ai beni storico-artistici e architettonici non hanno subito alcuna modifica.

Nella fattispecie, la deliberazione che qui si contesta opera un accostamento quasi meccanico tra la Soprintendenza per i beni archeologici e quella per i beni artistici e librari. Con il risultato di indebolire entrambe, non rispettare le corrispondenti peculiarità e discostandosi dai principi che ispirarono, nel 2003, il legislatore nell’istituzione delle stesse Soprintendenze.

Per di più, tra i compiti trasferiti alla neo-costituita Soprintendenza per i beni librari ed archeologici - che nella denominazione non contempla più gli archivi - ne risultano tralasciati alcuni di sostanziali, tra l’altro previsti da norme legislative o da circolari.

Si tratta, per fare qualche esempio, della valorizzazione del Museo archeologico provinciale e del patrimonio archeologico trentino.

Né vanno sottaciute ulteriori conseguenze negative dovute alla delibera in discussione, quali le ricadute sull’utenza esterna, nei cui confronti la precedente struttura aveva instaurato un rapporto chiaro sia dal punto di vista dell’identità che da quello operativo e dimostrato capacità nell’affrontare i non facili problemi del settore e nel rapportarsi con la realtà del territorio.

Ciò premesso il Consiglio della Provincia Autonoma di Trento impegna la Giunta a:


  1. rivedere il provvedimento dalla stessa adottato col quale ha soppresso la Sovrintendenza per i beni archeologici dando disposizioni affinché la stessa venga ripristinata nelle proprie funzioni e nella propria identità operativa restituendole in tal modo la dignità e l’autorevolezza acquisite negli anni attraverso la propria attività;
  2. sottoporre ad un approfondito esame l’attuale assetto organizzativo delle strutture competenti in materia di tutela e valorizzazione dei beni culturali ed a proporre i provvedimenti riorganizzativi ritenuti più idonei a garantire la piana attuazione delle competenze provinciali in materia, tenendo conto in via prioritaria della norma riguardante la valorizzazione dei beni archeologici di cui all’articolo 24, comma 3, della legge 2007 n.15;
  3. attivare iniziative che valorizzino, anche nei programmi didattici delle scuole, la conoscenza del patrimonio culturale e archeologico del Trentino.


Proposta di mozione n. 21 “Aggiornamento organizzativo dei corsi OSS: urge modifica”

L’Istituto di Studi e Ricerca Sociale e l’Azienda Provinciale per i Servizi, da molti anni, organizzano i corsi OSS, acronimo che sta per operatori socio sanitari; detti corsi, benché istituiti da enti diversi, sono curiosamente organizzati durante la medesima fascia oraria, dal lunedì al venerdì mattina.

Ora, c’è un gran numero di operatori che prestano servizio già da molti anni – qualcuno da oltre venti - presso le RSA come personale d’assistenza, sprovvisti del titolo di OSS che avrebbero tutto l’interesse di poterlo conseguire.

Tali operatori infatti – per lo più donne di oltre quarant’anni di età – conseguendo il diploma di OSS, da un lato verrebbero in possesso di una qualifica preziosa e dall’altro, mediante essa, godrebbero di un titolo spendibile e sempre più indispensabile ai fini delle loro opportunità lavorative . Anche perché vedersi espulse a quell’età dal mercato del lavoro significherebbe spesso vedersi private per sempre di possibilità lavorative.

Fra l’altro, trattasi di personale con anni di esperienza alle spalle e che rappresenta spesso l’ossatura portante per numerose Case di Riposo del Trentino.

Ebbene, i corsi di OSS presenti in Trentino, alla cui frequenza molto dell’attuale personale d’assistenza delle RSA aspirerebbe, sono ad oggi strutturati secondo orari assai rigidi che di fatto impediscono ai suddetti interessati di aderirvi.

Al contrario, tocca annotare come nella vicina provincia di Bolzano gli stessi corsi siano stati strutturati in maniera più flessibile, a fasce orarie, in modo da permettere a chi già lavorasse di frequentarli, chi al mattino, chi al pomeriggio, chi la sera.

Altro nodo problematico da affrontare sarebbe la lunghezza di questi corsi, poiché, rispetto a quelli organizzati nella Provincia di Bolzano (1100 ore) o a quelli offerti a Verona (900 ore), quelli in Trentino sono i più impegnativi in termini di ore di frequenza, ammontando a 1400 ore.

Ciò premesso il Consiglio della Provincia Autonoma di Trento impegna la Giunta a:

  1. dare disposizioni affinché i corsi per la qualifica di OSS (Operatore Socio-Sanitario) siano organizzati in modo tale da rendere compatibile al personale delle Case di Riposo non in possesso di detta qualifica la prestazione del proprio lavoro con la frequenza dei menzionati corsi;
  2. sollecitare un aggiustamento in senso flessibile di suddetti corsi;
  3. valutare l’eventualità di ridurre il pesante carico di orari che detti corsi, ad oggi, presentano in Trentino.


Proposta di mozione n. 20 “Neonatologia trentina: un’emergenza non rimandabile”

Tra i tanti problemi che purtroppo affliggono la nostra regione, ce n’è uno di gravità inaudita che si trascina, irrisolto, oramai da diversi anni: lo stato di precarietà ed emergenza della Neonatologia locale, da anni sprovvista di un proprio ambulatorio.
Dal canto loro, l’Azienda sanitaria così come il governo provinciale, sollecitati più volte affinché ponessero a rimedio a detta anomalia, si sono limitati a riconoscere – e non avrebbero potuto fare diversamente – la gravità del problema e ad annunciare provvedimenti finora mai attuati.
I risultati di una così maldestra vigilanza sulla questione sono sotto gli occhi di tutti: se nel biennio 1996-1998, il Trentino poteva vantare il più basso tasso della Penisola di mortalità infantile (3,1), oggi non solo ha perso oltre dieci posizioni rispetto alle altre provincie, che nel frattempo hanno provveduto a migliorare le proprie strutture, ma ha fatto, se possibile, di peggio, retrocedendo rispetto ai propri risultati, e facendo segnare un tasso di mortalità che si aggira attorno al 3,7 (Fonte: Annuario Istat).
Alla colpevole e prolungata disattenzione istituzionale, si sommino, per meglio comprendere il degrado in cui versa la neonatologia trentina, tutta una seria di deficienze sia strutturali sia del personale: pur avendo un numero pressoché eguale di nati, la Provincia di Bolzano dispone di 8 posti letto completi di terapia intensiva, il Trentino dell’esatta metà; se Bolzano dispone di ben 40 infermiere, qui ne abbiamo meno di 30.
Ma mentre a Bolzano i trasporti di neonati bisognosi di cure sono circa 60 all’anno, a Trento, causa anche la presenza dell’osannata opera del Centro Salute Bellaria di Arco, dove si pratica la fecondazione artificiale, i trasporti arrivano ad essere un centinaio.
Queste inoppugnabili considerazioni, fondate su numeri ufficiali e oggettivi, dicono molto del disagio che purtroppo vive la Neonatologia trentina, nel passato recente così all’avanguardia e da qualche anno, purtroppo, abbandonata a sé stessa.


Ciò premesso il Consiglio della Provincia Autonoma di Trento impegna la Giunta a:

  1. Provvedere al tempestivo ripristino, per il Trentino, di un ambulatorio di Neonatologia;
  2. Incrementare il numero di posti letto completi di terapia intensiva;
  3. Incrementare la quantità di personale medico e infermieristico addetto alla Neonatologia.

Proposta di mozione n. 17 “Questione mediorientale: l’importanza di aiutare le vittime della guerra, a prescindere dalle bandiere”

La guerra a Gaza sta sconvolgendo la vita non solo di coloro che vi abitano, ma di tutti noi. Non è facile prendere una posizione dinanzi ai fatti di cui siamo spettatori, perché le voci e le ragioni sono tante e discordi.

Non nascondiamo di nutrire una certa fiducia nell’operato della diplomazia vaticana, che ha il pregio di non dover prendere parte per nessuno, per partito preso, e nello stesso tempo di conoscere piuttosto bene i fatti, avendo in Terra Santa fedeli, vescovi, religiosi, opere di carità, scuole ecc…

Sin dalla origine di Israele la Santa Sede ha sollevato il problema dei profughi palestinesi, spiegando che la sua risoluzione era prioritaria per la pace.

Mentre l’Onu si limitava a proclamare il diritto dei palestinesi ad uno stato, senza fare nulla di concreto per realizzarlo, la Santa Sede tentò con varie opere di carità, e con alcuni documenti, a firma di Pio XII, di richiamare l’attenzione del mondo sul dramma di centinaia di migliaia di profughi, destinati a rivelarsi col tempo una bomba ad orologeria.

E’ storia il fatto che proprio la lungimirante presa di posizione di Pio XII, non contro qualcuno, ma a favore dei palestinesi, scatenò contro di lui polemiche infondate sul suo presunto antisemitismo, e riletture faziose della posizione vaticana contro il nazismo (troppo debole, dissero i polemisti, dimenticando che i papi avevano scritto ben due encicliche contro il regime di Hitler e che la Chiesa aveva subito anch’essa gravi repressioni nella Germania di quegli anni).

Dopo tanti e tanti anni il problema dei profughi palestinesi ha generato prima la guerra col Libano, poi le varie Intifade, ed infine, oggi, la recente guerra a Gaza. Il Vaticano è convinto che non ci troviamo affatto dinnanzi ad uno scontro tra religioni: qui, il problema è la terra, l’acqua, la sopravvivenza, la disoccupazione, come ha dichiarato recentemente tra le righe il Cardinal Martino in una intervista al quotidiano on line Il Sussidiario.

Per questo il Vaticano stesso riconosce Israele, ma secondo i confini precedenti al 1967, non secondo quelli attuali, e ha sempre lottato per fare di Gerusalemme non una città “di parte”, ma una città a statuto internazionale, perché non divenisse motivo di scontro, come invece avviene, tra ebrei e palestinesi. Oggi è innegabile che da una parte vi siano i fanatici islamismi di Hamas, pronti ad ogni orrore, in nome dell’ideologia, e dall’altra le continue violazioni di Israele dei diritti palestinesi, tramite la costruzione di sempre nuove colonie e l’occupazione di terre altrui.

Su Avvenire del 21 giugno 2007, a dimostrazione che la situazione a Gaza era già al limite della sopravvivenza, Mons. Twal, patriarca cattolico di Gerusalemme, richiesto se ci fosse “il rischio di una catastrofe umanitaria nella Striscia di Gaza”, rispondeva: «Spero che i responsabili politici abbiano cuore, testa e dignità per evitare un simile scenario. Ci sono tanti modi per condizionare un gruppo di potere con cui non si va d'accordo (Hams, nda), ma quello di affamare la popolazione che vi è sottoposta non conduce da nessuna parte se non all'esasperazione».

Non è difficile capire che là dove regnano ingiustizie e miseria, più facilmente crescono meglio i germi dell’intolleranza e del fanatismo.

La posizione della Chiesa è dunque piuttosto chiara, non in nome di un astratto pacifismo, che non è né credibile né giusto, ma in nome del realismo: Israele non può salvaguardare il suo diritto all’esistenza dimenticando quello dei palestinesi, né può pensare di risolvere ogni problema con la forza delle armi. Per questo penso sia giusto riconoscere la bontà dell’analisi proposta a suo tempo da padre S.K. Samir, un famoso gesuita egiziano molto ascoltato in curia vaticana riguardo ai problemi del Medio oriente, non certo tenero verso l’islamismo radicale: “La guerra non ha mai prodotto frutti duraturi.

L’estremismo non si combatte con la guerra, men che meno il presunto “terrorismo”.

Tutti i politici riconoscono che occorre “andare alle radici del problema”, il quale risale a più di 50 anni fa. Bisogna necessariamente affrontarlo.Hezbollah, che ha usurpato all’esercito libanese la funzione di difendere la patria, non è la radice del problema: non esisteva neppure quando Israele ha invaso il Libano nel 1982 per attaccare i palestinesi che vi si trovavano. Neppure l’attentato contro Israele ai giochi olimpici di Monaco nel 1972, che ha dato inizio al terrorismo nella regione, è la radice del problema.

Neppure gli attacchi continui di Israele contro la terra dei palestinesi e contro i paesi vicini sono la radice del problema”.

La radice è, dunque, nell’aver ignorato per tanti anni l’esigenza di uno stato palestinese.

Politicamente non si vedono uomini in grado di grandi imprese, ma come cristiani, da qui, da lontano, possiamo almeno aiutare le organizzazioni umanitarie e pregare perché israeliani e palestinesi abbiano finalmente un loro stato ciascuno, pacifico e sicuro: è questo, sicuramente, il desiderio della gran parte di loro.

Ciò premesso il Consiglio della Provincia Autonoma di Trento impegna la Giunta a:


  1. Sollecitare politicamente e non solo, qualora fosse raggiunta, il mantenimento di tregua duratura fra Israele e lo Stato Palestinese;
  2. Prestare aiuto concreto alle strutture assistenziali che vivono i conflitti di questi giorni in prima linea, a partire dal Baby Hospital di Betlemme;
  3. Sostenere ogni iniziativa di volontariato tesa a soccorrere le sempre più numerose vittime di questo interminabile conflitto;
  4. Promuovere una conoscenza reciproca tra le popolazioni israeliane e palestinesi, in modo da favorire la crescita di generazioni di giovani votati sempre alla pace e giammai al conflitto

Impegna altresì la Giunta provinciale a relazionare al Consiglio sulle iniziative intraprese o in essere entro il mese di giungo 2009.

Proposta di mozione n. 16 ” No ai i giudici di nomina politica nel Tribunale di giustizia amministrativa di Trento”

La norma di attuazione dello Statuto speciale del Trentino – Alto Adige/Südtirol, sull’istituzione del Tribunale amministrativo regionale di Trento, prevede che due dei sei componenti del tribunale siano nominati dal Consiglio provinciale di Trento, (art. 1 del decreto del Presidente della Repubblica 6 aprile 1984, n.426)

Il Consiglio provinciale deve scegliere i componenti “laici” o “non togati” fra gli appartenenti ad una serie di categorie, che ricomprendono professionisti del mondo accademico e dell’ordine giurisdizionale, avvocati o professori in materie giuridiche, dirigenti dello Stato o di enti territoriali, personale politico già componente del Parlamento o del consiglio regionale (nel dettaglio la disciplina è collocata all’art. 2 del decreto del Presidente della Repubblica n. 426 del 1984).

Questa disciplina, nei casi e nei termini in cui ha trovato a tutt’oggi applicazione, ha sollevato non poche perplessità di ordine sia giuridico sia istituzionale, perplessità che da sempre sono state evidenziate sia da parte della dottrina amministrativa e costituzionale, sia da parte politica.
Le principali obiezioni contro la previsione di una componente laica nel TAR si sono da sempre incentrate su un duplice ordine di argomentazioni. Da un lato l’esigenza di garantire sempre e comunque la terzietà e l’indipendenza del giudice; dall’altro la necessità di eliminare qualsiasi connotazione ed applicazione incongrua o pericolosa della norma. Anche se la nomina di giudici laici da parte di un organo politico non induce di per sé stessa ad esiti comunque negativi, cionondimeno un pericolo di inquinamento e di condizionamento politico è sempre presente.
Giustificare tale disciplina sull’esigenza di valorizzare l’autonomia e di garantire alla giustizia amministrativa una maggior vicinanza e conoscenza delle realtà e delle norme locali è argomento interessante ma di per sé non sufficiente a superare le obiezioni fondamentali ed i pericoli sopra indicati,
L’inopportunità della previsione della nomina politica balza agli occhi soprattutto in relazione all’ipotesi in cui la scelta del Consiglio si orienti verso persone che sono state dipendenti dalla pubblica amministrazione locale; né è sempre certo che le altre opzioni diano di per sé sicurezza di indipendenza, trasparenza, imparzialità, a fronte della forte discrezionalità di scelta dell’organo politico.
E’ arrivato il momento di riconsiderare questa disposizione, e di ripensare la norma di attuazione nel senso di eliminare la previsione della nomina politica dei due componenti del TAR di Trento, riservando la composizione di questo tribunale alla sola componente togata.
Trattandosi di intervenire in funzione d’una modifica di una norma di attuazione oggi in vigore, la relativa procedura è quella disposta dall’art. 107 dello Statuto di autonomia, che vede soggetti attori da una lato la Commissione paritetica, dall’altro il Governo cui spetta l’emanazione dei relativi decreti legislativi.

A questi soggetti il Consiglio provinciale può quindi ben indirizzarsi, al fine di sensibilizzare l’intervento, e di suggerirne un indirizzo di modifica. Tanto più che spetta al Consiglio provinciale – sempre in base all’art. 107 dello Statuto – nominare due componenti della Commissione paritetica.

il Consiglio provinciale

  1. esprime alla Commissione paritetica di cui all’art. 107 dello Statuto speciale di autonomia e al Consiglio dei ministri la necessità di rivedere la norma di attuazione contenuta nel D.P.R. 6 aprile 1984, n.426, per eliminare la previsione della nomina da parte del Consiglio provinciale dei due giudici non togati del Tribunale regionale di giustizia amministrativa di Trento;
  2. incarica il Presidente del Consiglio provinciale di trasmettere questa mozione al Presidente del Consiglio dei ministri, al Presidente della Commissione paritetica, ai componenti della Commissione paritetica nominati dal Consiglio provinciale, al Presidente della Provincia autonoma di Trento.







Cons.re Pino Morandini………………………
Cons.re Walter Viola………………………….
Cons.re Rodolfo Borga……………………….
Cons.re Mauro Delladio………………………
Cons.re Giorgio Leonardi……………………