Caro de Battaglia,
leggo dal suo interessante “diario” un interevento di Casanova, prigioniero degli schematismi “razzisti” nel rappresentare la realtà politica.
La sua argomentazione è la seguente: il centrodestra (di cui sono parte, non essendo in alcun modo parte di una “destra”) caricaturale cui si fa riferimento, anche se a livello locale difende l’ambiente, non può essere un soggetto con il quale gli ambientalisti debbono avere a che fare, perché la cultura ambientalista c’è solo a sinistra. Anche se la sinistra sostiene l’inceneritore, non si può, per postulato, sostenere il centrodestra…e solo a pensarlo…fa schifo.
Ci sarebbe da sbellicarsi dalle risate…
Come candidato a sindaco per il centrodestra alle ultime elezioni amministrative, ma, da sempre, nel mio attivismo socio – politico, mi sono battuto per la difesa dell’essere umano, degli animali, dell’ambiente sia che lo si voglia chiamare “creato”, sia che si lasci il campo ad un più politicamente corretto “ecosistema”. Ahimé, spesso nella coalizione che governa ormai da tre legislature con un sistema di potere difficilmente scalzabile, ho visto e sto vedendo forti disattenzioni sia verso la persona che verso il creato.
Per l’inceneritore, poi, avendo a lungo studiato il problema, ho personalmente prospettato un’alternativa reale, che considero ecologica ed economica. Ma chi governa il Comune ha fatto orecchie da mercante. E l’amministrazione, non mi pare di centro – destra!!
Certo, nella caricatura della situazione politica che la livorosa penna del mio interlocutore ha vergato, vi entrano aspetti e questioni diversissime tra di loro. Personalmente, ad esempio, considero assai importanti la salvaguardia della fauna e quella dell’ecosistema in tutte le sue forme, in modo che gli insediamenti umani possano integrarsi armonicamente con l’ambiente, come dovrebbe essere…
Ma ritengo che fulcro di tutto debba essere l’essere umano. Ad esempio, sperperare risorse pubbliche nel progetto “Life Ursus” è una prassi che si commenta da sola, specie poi quando, da parte della Giunta, ci si sente rispondere spesso che dindini per gli esseri umani…non ce ne sono.
A volte, poi, è accaduto che un certo conservatorismo ambientalista si opponesse ad una strada di fondovalle – oggi unanimemente lodata - e lasciasse ingolfarsi i paesi di smog e le strade d’incidenti mortali, causando effetti ben più deleteri di quelli d’una strisca d’asfalto. Il che più che conservatore in senso stretto è francamente pazzesco.
Ciò che mi preme più di tutto, tuttavia, è porre in luce come non si possa lasciare uccidere gli esseri umani per salvare uno scoiattolo, come paventerebbe invece il mio interlocutore. Credo che la via da seguire sia quella di tutelare entrambi, in un’armonica convivenza. Che poi ciò sia proprio della sinistra con il suo industrialismo feroce o della destra con il suo capitalismo, almeno storicamente, è una favoletta cui è francamente impossibile credere, a meno che non si contempli accanto a ciò una visione antropologica svalutativa dell’essere umano.
E che sia così mi pare è sotto gli occhi di tutti.
D’altronde, rifiutare coloro che in Trentino difendono l’ambiente soltanto perché gli stessi partiti nel resto d’Italia si comportano diversamente, non ha alcun senso. In primo luogo perché tale ragionamento potrebbe esser agevolmente ribaltato in danno alla sinistra, ma soprattutto perché se si ha a cuore l’ambiente, bisognerebbe cercare di dare una mano a chi realmente lo tutela, non a chi lo tutelerebbe secondo un ordine cosmico personale e del tutto avluso dalla realtà.
Ma, si sa, è un vetusto problema della sinistra, ben espresso dal marxista Marc Bloch: “Se i fatti contrastano con le teorie, peggio per i fatti”.
Pino Morandini
venerdì 23 ottobre 2009
mercoledì 14 ottobre 2009
A proposito del povero Dante in trincea
Il povero Alighieri nella piazza che da lui stesso prende il nome ne ha viste di ogni genere. Tra guerre mondiali, sommosse, gestioni disastrose della Provincia insediata a due passi da lì, il toscanaccio con la manona puntata a nord ne sa una più di Bertoldo.
Sarà per questo che è stato messo in castigo?
Infatti che una trama di sacchi di sabbia, impalcature e scandali metallici è sorta, sotto forma d’installazione ed a spese del contribuente, tutt’intorno alla statua del poeta ed ai gironi infernali ivi richiamati.
Dante è in trincea, e noi paghiamo, insomma.
Sono passati circa novant’anni da quando gli ultimi trentini scontarono l’orrore ammassati nelle trincee, ed il contribuente, al solito, pagava..
Del resto, oggi come allora, il mondo è scosso da crisi globali che, con accenti drammatici spettrali vagano per i continenti.
La disoccupazione sale, la povertà cresce, i redditi medio – bassi sono falcidiati, bombardati da tutt’una congerie di fattori, le strutture socio – assistenziali reclamano più sostegno e mancano di personale, la previdenza sociale è sottoposta a cesoie e….udite, udite… una parte del gettito fiscale raccolto nella nostra Provincia serve per rinchiudere un monumento fra impalcature e sacchi di sabbia.
Un altro bel giro nell’assurdo, insomma. Ma, forse che tutto quel fiorire di trinceramenti attorno all’immortale figura dell’Alighieri non serva a celare al suo udito le abissali topiche che va compiendo l’amministrazione provinciale?
Chissà cosa avrebbe da dire in proposito, il nostro.
Intanto, lo sperpero continua nell’indifferenza dei molti che, in vario modo, hanno sostenuto e sostengono questa coalizione che governa Trento ed il Trentino
Forse, nemmeno una cantica dantesca servirebbe ad aprire gli orecchi di chi, per ragione di varia convenienza, s’ostina a non sentire.
Sarà per questo che è stato messo in castigo?
Infatti che una trama di sacchi di sabbia, impalcature e scandali metallici è sorta, sotto forma d’installazione ed a spese del contribuente, tutt’intorno alla statua del poeta ed ai gironi infernali ivi richiamati.
Dante è in trincea, e noi paghiamo, insomma.
Sono passati circa novant’anni da quando gli ultimi trentini scontarono l’orrore ammassati nelle trincee, ed il contribuente, al solito, pagava..
Del resto, oggi come allora, il mondo è scosso da crisi globali che, con accenti drammatici spettrali vagano per i continenti.
La disoccupazione sale, la povertà cresce, i redditi medio – bassi sono falcidiati, bombardati da tutt’una congerie di fattori, le strutture socio – assistenziali reclamano più sostegno e mancano di personale, la previdenza sociale è sottoposta a cesoie e….udite, udite… una parte del gettito fiscale raccolto nella nostra Provincia serve per rinchiudere un monumento fra impalcature e sacchi di sabbia.
Un altro bel giro nell’assurdo, insomma. Ma, forse che tutto quel fiorire di trinceramenti attorno all’immortale figura dell’Alighieri non serva a celare al suo udito le abissali topiche che va compiendo l’amministrazione provinciale?
Chissà cosa avrebbe da dire in proposito, il nostro.
Intanto, lo sperpero continua nell’indifferenza dei molti che, in vario modo, hanno sostenuto e sostengono questa coalizione che governa Trento ed il Trentino
Forse, nemmeno una cantica dantesca servirebbe ad aprire gli orecchi di chi, per ragione di varia convenienza, s’ostina a non sentire.
Etichette:
Riflettendo sull'Assurdo
Interrogazione “ Com’è possibile che a Dasindo, in oltre tre mesi, non sia stata risolta la carenza idrica che minaccia l’integrità dei cittadini?”
Trento 13/10/09
Al Presidente del Consiglio Provinciale
Giovanni Kessler
SEDE
Interrogazione
“ Com’è possibile che a Dasindo, in oltre tre mesi, non sia stata risolta la carenza idrica che minaccia l’integrità dei cittadini?”
Quella degli abitanti di Dasindo, ultima frazione del Comune di Lomaso, è ormai un’odissea. Da oltre tre mesi, infatti, oltre centotrenta residenti, pressoché ignorati dalle istituzioni, hanno dovuto fare i conti con incessanti e continue sospensioni del servizio idrico, con conseguenti ed esasperanti disagi.
Anche perché, quando l’acqua nei rubinetti non è sospesa, spesso esce comunque con scarsissima pressione, rendendo gravemente deficitario e carente un servizio indispensabile e, per molti versi, più essenziale di quello dell’elettricità e del telefono.
A questi continui disservizi, che hanno messo a dura prova i nervi degli abitanti di Dasindo, si è aggiunto un apice di inaudita gravità: dalle 18 di sabato scorso, 10 ottobre, alle ore 4 di domenica 11 ottobre, i rubinetti sono rimasti interamente a secco, scatenando, com’è comprensibile, indignazione e nervosismo tra i cittadini della zona.
Quel che più sorprende, oltre alla gravità del singolo episodio, è la disattenzione delle istituzioni provinciali e comunali verso detto disservizio, perdurante ormai da oltre tre mesi.
Trattasi, infatti, non di una carenza accessoria per la vita dei cittadini di Dasindo, bensì di una gravissima deficienza che, tra le altre cose, mette a rischio l’integrità stessa dei cittadini; basti pensare agli innumerevoli utilizzi che l’acqua spesso riveste in situazioni di emergenza.
Si auspica pertanto che chi di dovere si prenda le proprie responsabilità e, una volta risolte le urgenze in parola, renda le ragioni di un disagio perdurante da mesi e colpevolmente ignorato.
Ciò premesso si interroga l’Assessore competente per sapere:
1) se è a conoscenza della situazione descritta in premessa;
2) in caso affermativo, come spiega che da oltre tre mesi gli abitanti di Dasindo patiscano, inascoltati, un disservizio così grave e pericoloso come quello della mancanza d’acqua;
3) per quali ragioni, senza il benché minimo preavviso, dalle ore 18 di sabato 10 alle ore 4 della domenica successiva, i rubinetti di centinaia di residenti sono rimasti a secco;
4) se non reputa urgente individuare delle responsabilità per una carenza di servizi così abissale ed inspiegabile;
5) come intende attivarsi per far sì che, in futuro, simili episodi non si ripetano più e soprattutto che agli abitanti di Dasindo sia garantito l’utilizzo normale di quella fondamentale risorsa che è l’acqua.
Al Presidente del Consiglio Provinciale
Giovanni Kessler
SEDE
Interrogazione
“ Com’è possibile che a Dasindo, in oltre tre mesi, non sia stata risolta la carenza idrica che minaccia l’integrità dei cittadini?”
Quella degli abitanti di Dasindo, ultima frazione del Comune di Lomaso, è ormai un’odissea. Da oltre tre mesi, infatti, oltre centotrenta residenti, pressoché ignorati dalle istituzioni, hanno dovuto fare i conti con incessanti e continue sospensioni del servizio idrico, con conseguenti ed esasperanti disagi.
Anche perché, quando l’acqua nei rubinetti non è sospesa, spesso esce comunque con scarsissima pressione, rendendo gravemente deficitario e carente un servizio indispensabile e, per molti versi, più essenziale di quello dell’elettricità e del telefono.
A questi continui disservizi, che hanno messo a dura prova i nervi degli abitanti di Dasindo, si è aggiunto un apice di inaudita gravità: dalle 18 di sabato scorso, 10 ottobre, alle ore 4 di domenica 11 ottobre, i rubinetti sono rimasti interamente a secco, scatenando, com’è comprensibile, indignazione e nervosismo tra i cittadini della zona.
Quel che più sorprende, oltre alla gravità del singolo episodio, è la disattenzione delle istituzioni provinciali e comunali verso detto disservizio, perdurante ormai da oltre tre mesi.
Trattasi, infatti, non di una carenza accessoria per la vita dei cittadini di Dasindo, bensì di una gravissima deficienza che, tra le altre cose, mette a rischio l’integrità stessa dei cittadini; basti pensare agli innumerevoli utilizzi che l’acqua spesso riveste in situazioni di emergenza.
Si auspica pertanto che chi di dovere si prenda le proprie responsabilità e, una volta risolte le urgenze in parola, renda le ragioni di un disagio perdurante da mesi e colpevolmente ignorato.
Ciò premesso si interroga l’Assessore competente per sapere:
1) se è a conoscenza della situazione descritta in premessa;
2) in caso affermativo, come spiega che da oltre tre mesi gli abitanti di Dasindo patiscano, inascoltati, un disservizio così grave e pericoloso come quello della mancanza d’acqua;
3) per quali ragioni, senza il benché minimo preavviso, dalle ore 18 di sabato 10 alle ore 4 della domenica successiva, i rubinetti di centinaia di residenti sono rimasti a secco;
4) se non reputa urgente individuare delle responsabilità per una carenza di servizi così abissale ed inspiegabile;
5) come intende attivarsi per far sì che, in futuro, simili episodi non si ripetano più e soprattutto che agli abitanti di Dasindo sia garantito l’utilizzo normale di quella fondamentale risorsa che è l’acqua.
Etichette:
Interrogazioni
Interrogazione sulla Valdastico
Trento12/10/09
Al Presidente del Consiglio Provinciale
Giovanni Kessler
SEDE
Interrogazione
“Qual è il reale intendimento della Giunta provinciale in ordine alla realizzazione dell’A31 della Valdastico e agli eventuali pedaggi?”
I continui tentennamenti non piacciono più ai sindaci della Valsugana, che ora chiedono a gran voce a chi amministra la Provincia di darsi una mossa: nel senso prolungamento dell’A31, strada che, favorendo uno strategico collegamento viario col Veneto, contribuirebbe non poco al decongestionamento del traffico della Valsugana, che da tempo sta scontando pesanti conseguenze: sia in termini di vite umane vittime d’incidenti automobilistici (dell’ordine di otto o nove all’anno), sia in termini di inquinamento.
E’ chiaro che per procedere alla realizzazione della Valdastico occorre, prima di tutto, che la Giunta provinciale metta in chiaro ai cittadini della Valsugana e non solo, quali forme di accordo si intendono stipulare o si stanno per stringere col la regione Veneto, accordi che com’è evidente potrebbero riguardare anche un eventuale pedaggio.
Infatti, uno dei nodi critici che in molti, inascoltati, stanno sollevando, è proprio quello degli eventuali e futuri pedaggi.
Gli amministratori del Veneto, già due giorni fa, hanno fatto sapere della realizzazione di un collegamento a pedaggio verso il Trentino ma, a questa notizia, non è corrisposta alcuna smentita o conferma da parte dei nostri amministratori.
Il che, com’è comprensibile, accresce la tensione tra i sindaci della Valsugana, già ansiosi, come si rammentava poc’anzi, di conoscere i tempi della realizzazione di un progetto che agli occhi loro, come a quelli di tutti i trentini, assomiglia sempre più ad un rebus.
Si fatica infatti a comprendere per quali ragioni il Presidente ed il vicepresidente della Giunta provinciale con delega alla viabilità, già ampiamente sollecitati dai primi cittadini della Valsugana, non diano risposte chiare ai quesiti che vengono loro sottoposti.
L’urgenza della realizzazione del prolungamento del’A31, giorno dopo giorno, si fa più grande, così come aumenta la curiosità su modalità e criteri con i quali questa verrà realizzata.
Trattandosi di un progetto che, se realizzato, potrebbe conferire sollevare da una serie di disagi una zona , quella della Valsugana, ampiamente vessata da incidenti, traffico ed inquinamento, non si fatica a comprendere l’ansia di chi, a proposito di questo progetto, è stanco di non avere risposte.
E’ tempo pertanto che chi di dovere faccia chiarezza, e lo faccia il prima possibile.
Tutto ciò premesso si interroga l’Assessore competente per sapere:
1) qual è il reale intendimento della Giunta provinciale in ordine al prolungamento dell’A31, che dovrebbe collegare Trentino e Veneto;
2) in caso di orientamento positivo, a che punto è il progetto relativo a detto prolungamento;
3) entro quali termini pensa che i lavori di realizzazione di detto progetto avranno inizio;
4) entro quali scadenze stima che siffatti lavori saranno terminati;
5) se saranno o meno predisposti pedaggi per coloro che, imboccando il prolungamento dell’A31, vorranno recarsi in Veneto partendo dal Trentino;
6) in caso affermativo a quanto crede ammonteranno tali pedaggi;
7) se reputa che detti pedaggi siano necessari.
Al Presidente del Consiglio Provinciale
Giovanni Kessler
SEDE
Interrogazione
“Qual è il reale intendimento della Giunta provinciale in ordine alla realizzazione dell’A31 della Valdastico e agli eventuali pedaggi?”
I continui tentennamenti non piacciono più ai sindaci della Valsugana, che ora chiedono a gran voce a chi amministra la Provincia di darsi una mossa: nel senso prolungamento dell’A31, strada che, favorendo uno strategico collegamento viario col Veneto, contribuirebbe non poco al decongestionamento del traffico della Valsugana, che da tempo sta scontando pesanti conseguenze: sia in termini di vite umane vittime d’incidenti automobilistici (dell’ordine di otto o nove all’anno), sia in termini di inquinamento.
E’ chiaro che per procedere alla realizzazione della Valdastico occorre, prima di tutto, che la Giunta provinciale metta in chiaro ai cittadini della Valsugana e non solo, quali forme di accordo si intendono stipulare o si stanno per stringere col la regione Veneto, accordi che com’è evidente potrebbero riguardare anche un eventuale pedaggio.
Infatti, uno dei nodi critici che in molti, inascoltati, stanno sollevando, è proprio quello degli eventuali e futuri pedaggi.
Gli amministratori del Veneto, già due giorni fa, hanno fatto sapere della realizzazione di un collegamento a pedaggio verso il Trentino ma, a questa notizia, non è corrisposta alcuna smentita o conferma da parte dei nostri amministratori.
Il che, com’è comprensibile, accresce la tensione tra i sindaci della Valsugana, già ansiosi, come si rammentava poc’anzi, di conoscere i tempi della realizzazione di un progetto che agli occhi loro, come a quelli di tutti i trentini, assomiglia sempre più ad un rebus.
Si fatica infatti a comprendere per quali ragioni il Presidente ed il vicepresidente della Giunta provinciale con delega alla viabilità, già ampiamente sollecitati dai primi cittadini della Valsugana, non diano risposte chiare ai quesiti che vengono loro sottoposti.
L’urgenza della realizzazione del prolungamento del’A31, giorno dopo giorno, si fa più grande, così come aumenta la curiosità su modalità e criteri con i quali questa verrà realizzata.
Trattandosi di un progetto che, se realizzato, potrebbe conferire sollevare da una serie di disagi una zona , quella della Valsugana, ampiamente vessata da incidenti, traffico ed inquinamento, non si fatica a comprendere l’ansia di chi, a proposito di questo progetto, è stanco di non avere risposte.
E’ tempo pertanto che chi di dovere faccia chiarezza, e lo faccia il prima possibile.
Tutto ciò premesso si interroga l’Assessore competente per sapere:
1) qual è il reale intendimento della Giunta provinciale in ordine al prolungamento dell’A31, che dovrebbe collegare Trentino e Veneto;
2) in caso di orientamento positivo, a che punto è il progetto relativo a detto prolungamento;
3) entro quali termini pensa che i lavori di realizzazione di detto progetto avranno inizio;
4) entro quali scadenze stima che siffatti lavori saranno terminati;
5) se saranno o meno predisposti pedaggi per coloro che, imboccando il prolungamento dell’A31, vorranno recarsi in Veneto partendo dal Trentino;
6) in caso affermativo a quanto crede ammonteranno tali pedaggi;
7) se reputa che detti pedaggi siano necessari.
Etichette:
Interrogazioni
“Occorre predisporre specifiche campagne di formazione ed informazione contro l’abuso di alcolici per i più giovani”
Trento, 8/10/2009
Al Presidente del Consiglio Provinciale
Giovanni Kessler
SEDE
Proposta di mozione
“Occorre predisporre specifiche campagne di formazione ed informazione contro l’abuso di alcolici per i più giovani”
Come ogni dipendenza, anche quella da alcolici rappresenta una minaccia sociale molto seria, soprattutto per i più giovani.
Se infatti l’alcolismo è purtroppo piaga nota, decisamente inedite sono invece le forme mediante le quali detta dipendenza sta prendendo piede, andando a colpire in modo consistente fasce di giovani un tempo estranee a questo problema, come per esempio i giovanissimi e il pubblico femminile.
Ad aver determinato questo devastante fenomeno sono diversi fattori.
Certamente non ha giovato un’ormai decennale cultura dello sballo, che ha promosso, anche a scapito della stessa tutela della salute, una sfrenata rincorsa alla trasgressione in quanto tale ed al rifiuto sistematico del buon senso, additato come imposizione autoritaria dalla quale prendere le distanze, in nome di una non meglio definito senso della ribellione.
A questo si aggiunga la distribuzione commerciale, sempre più capillare, dei cosiddetti “alcopops”, le bevande a basso tasso alcolico, il cui aumento, dal 1997 al 2001, è stato del 32,7%.
Trattasi di bevande che, pur contenute nelle ricadute che possono arrecare, rappresentano ugualmente una pericolosa minaccia per i più giovani, che ricorrendovi vengono, anche in età giovanissime, iniziati agli aperitivi, rituali da tempo trasformatisi da occasioni di saluto preserali quali erano, a momenti di trasgressione.
Come accennavamo poc’anzi, anche il pubblico di utenti degli alcolici, cambiato rispetto a quello di pochi anni addietro, sembra diversificarsi: lo psicobiologo americano Robert Cloninger, studioso della Washington University, a questo proposito ha messo in luce come, mentre i ragazzi sarebbero più orientati al consumo di birra, le ragazze, le vere nuove protagoniste della crescita di diffusione dell’alcool, sarebbero più orientate al ricorso a vino e ad aperitivi, bevande aventi notoriamente una più elevata gradazione alcolica.
A smentire chi tenta di minimizzare il problema vaneggiando talora di presunti benefici che porterebbe l’uso di alcool, ci hanno pensato le stesse riviste scientifiche.
Sulle pagine dell’autorevolissima rivista inglese Lancet, Ian Gilmore del Royal College of Psysicians ha affermato testualmente:”Non è vero, o meglio non è dimostrato, nonostante che si provi da molti anni a dar credito alla colorita diceria degli effetti benefici sul cuore e sui vasi. Non c’è un livello di alcolici scevro di rischi: nessuno lo ha scovato. E anche il privilegio, tutto francese, di non avere il colesterolo sopra le righe nonostante il gran numero di burro, attribuito al potere antiossidante dei polifenoli del vino rosso, è solo un’ipotesi affascinante”.
Se non abbiamo notizia di effetti benefici dell’alcool, conosciamo invece molto bene le devastanti conseguenze negative che arreca praticamente su quasi tutti gli organi e i tessuti del corpo: cirrosi epatica, epatiti alcoliche, varici esofagee anche sanguinanti, gastriti e ulcere, polinevriti a carico degli arti, infarto cardiaco, ipertensione e formazioni cancerose su bocca, esofago, stomaco sono solo alcuni di questi effetti.
Tornando alle mutate forme dell’alcolismo, Franca Beccaria dell’Università di Torino, in occasione del recente convengo “Alcol e generazioni: continuità e cambiamenti”, tenutosi nell’ex capitale d’Italia lo scorso 15 maggio, ha sottolineato con singolare chiarezza come le nuove forme rituali del problema siono riconducibili ad abusi di bevande che si consumano quasi esclusivamente in gruppo, che svolge simultaneamente il ruolo di nocciolo identitario e di nucleo di controllo, ad una sorta di nuova Sindrome di Stendhal che riconduce il disagio alla precarietà di scelte che investe l’attuale generazione di giovani, ed un ricorso ansiolitico e anestetizzante degli alcolici, che diventerebbero in questo modo l’estremo rimedio a squilibri affettivi e relazionali altrimenti percepiti come incolmabili.
Nel medesimo convegno, il professor Franco Prina si è interrogato su un altro aspetto spesso poco considerato dalle istituzioni, ovvero un orientamento che enfatizza, a scapito di un progetto educativo più organico e compiuto, la sola dimensione prescrittiva come disincentivo al ricorso all’alcool.
Del resto, se si lancia uno sguardo al panorama internazionale, si segnalano numerosi tentativi, taluni anche assai originali, per arginare la diffusione dell’alcolismo.
Il più curioso fra questi è certamente la Security Feel Beer, conosciuta come “bibita anti-sbornia” e già diffusa in Francia, Germania, Svizzera, Russia e Cina.
Trattasi di una bevanda al gusto di mela e pera e a base di acido asorbico e acido citrico, che sarebbe in grado di ridurre addirittura del 50% in soli 40 minuti.
Ma promuovere soluzioni come queste, com’è evidente, significa solo riconoscere una pesantissima sconfitta educativa che le istituzioni non devono per nessuna ragione accettare.
Anche perché in gioco non ci sono astratte considerazioni, bensì la vita dei nostri giovani che, in seguito all’uso di alcool, mettono sempre più a rischio la loro vita e quella di chi come loro si mette al volante.
A questo riguardo, come si dice, sono i numeri a parlare: in Trentino, nel solo primo semestre del 2009, sono stati 47.196 le infrazioni registrate in seguito a guida in stato di ebbrezza.
Nel medesimo periodo, gli incidenti mortali sono stati ben 16: un vero bollettino di guerra per una Provincia con un contenuto numero di abitanti, anche perché molto spesso si tratta di vittime giovani, con davanti a sé tutta la vita nonché risorse insostituibili anche per il Trentino, oltre che per l’affetto dei loro cari.
Ragion per cui urge l’immediata predisposizione di un progetto educativo che sappia, entro breve, potenziare in modo efficace la finora troppo debole campagna di sensibilizzazione su queste tematiche.
Un esempio da imitare, a questo proposito, è quello posto in essere dalla Asl di Milano, che ha deciso di inviare i propri operatori nelle scuole al fine di insegnare ai giovani come affrontare e motivare gli opportuni rifiuti all’alcool.
Ecco come Riccardo Gatti, direttore del dipartimento Dipendenze dell’Asl di Milano spiega detto piano educativo:”Noi abbiamo messo a punto un metodo che si basa sulla drammatizzazione delle situazioni […] il problema maggiore è sapere dire di no ai suoi amici senza per questo sentirsi discriminato o isolato dal gruppo. Noi insegniamo questo, a rifiutare l’offerta e a proporre alternative. Insegniamo a dire di no”.
E’ evidente come siffatti progetti rispondano in modo molto più diretto di molta cartellonistica, anche perché mirano ad intercettare direttamente i giovani, senza affidarsi a strategie esterne quali sono le campagne di sensibilizzazione, troppo spesso ignorate.
Di qui l’esigenza, anche per il Trentino, di mobilitare i propri esperti secondo un programma ed un calendario prestabilito che possa consentir loro di portare nelle scuole e non solo, le ragioni che un giovane dovrebbe far proprie per dire di no allo sballo, e per seguire una crescita ed una maturità più piena e lungimirante.
Anche perché, accanto a quelle sopraccitate, ci sarebbero diverse modalità con le quali promuovere una sensibilizzazione a questo tema, talune anche gradevoli per gli stessi alunni, come ad esempio l’organizzazione di concorsi dove si premiano i temi ed i disegni migliori in ordine alla prevenzione di alcool.
Così facendo, infatti, si potrebbe ampliare l’opera di prevenzione anche agli alunni più giovani, rinforzando di molto quel progetto educativo del quale le istituzioni dovrebbero farsi carico, in modo da non lasciare alle sole famiglie - che pure ne sono le prime interessate – e alle comunità che operano già da decenni nel settore, l’onore e l’onere di far capire ai giovani l’importanza di una vita sana, nella quale i valori principali non siano la trasgressione e lo sballo, ma l’amore per sé stessi e per il prossimo.
Benché possa apparire un’opera titanica, la posta in gioco è troppo alta per rinunciare preventivamente a questa scommessa: ne va del nostro futuro, oltre che del nostro presente.
Ciò premesso il Consiglio della Provincia Autonoma di Trento impegna la Giunta a:
1) predisporre quanto prima un calendario organico e completo di lezioni ed incontri formativi ed informativi secondo le linee di cui in premessa all’interno di scuole, gruppi di volontariato, oratori, per divulgare con forza il messaggio di rifiuto e di prevenzione nei confronti dell’abuso di alcolici ;
2) accrescere le misure di sostegno alle comunità che seguono ragazzi con problemi di alcolismo;
3) indire appositi concorsi presso le scuole che, mediante premi per i migliori temi e disegni, valorizzino anche tra i più giovani la cultura della vita e dell’amicizia in antitesi alle culture della trasgressione e dello sballo.
Al Presidente del Consiglio Provinciale
Giovanni Kessler
SEDE
Proposta di mozione
“Occorre predisporre specifiche campagne di formazione ed informazione contro l’abuso di alcolici per i più giovani”
Come ogni dipendenza, anche quella da alcolici rappresenta una minaccia sociale molto seria, soprattutto per i più giovani.
Se infatti l’alcolismo è purtroppo piaga nota, decisamente inedite sono invece le forme mediante le quali detta dipendenza sta prendendo piede, andando a colpire in modo consistente fasce di giovani un tempo estranee a questo problema, come per esempio i giovanissimi e il pubblico femminile.
Ad aver determinato questo devastante fenomeno sono diversi fattori.
Certamente non ha giovato un’ormai decennale cultura dello sballo, che ha promosso, anche a scapito della stessa tutela della salute, una sfrenata rincorsa alla trasgressione in quanto tale ed al rifiuto sistematico del buon senso, additato come imposizione autoritaria dalla quale prendere le distanze, in nome di una non meglio definito senso della ribellione.
A questo si aggiunga la distribuzione commerciale, sempre più capillare, dei cosiddetti “alcopops”, le bevande a basso tasso alcolico, il cui aumento, dal 1997 al 2001, è stato del 32,7%.
Trattasi di bevande che, pur contenute nelle ricadute che possono arrecare, rappresentano ugualmente una pericolosa minaccia per i più giovani, che ricorrendovi vengono, anche in età giovanissime, iniziati agli aperitivi, rituali da tempo trasformatisi da occasioni di saluto preserali quali erano, a momenti di trasgressione.
Come accennavamo poc’anzi, anche il pubblico di utenti degli alcolici, cambiato rispetto a quello di pochi anni addietro, sembra diversificarsi: lo psicobiologo americano Robert Cloninger, studioso della Washington University, a questo proposito ha messo in luce come, mentre i ragazzi sarebbero più orientati al consumo di birra, le ragazze, le vere nuove protagoniste della crescita di diffusione dell’alcool, sarebbero più orientate al ricorso a vino e ad aperitivi, bevande aventi notoriamente una più elevata gradazione alcolica.
A smentire chi tenta di minimizzare il problema vaneggiando talora di presunti benefici che porterebbe l’uso di alcool, ci hanno pensato le stesse riviste scientifiche.
Sulle pagine dell’autorevolissima rivista inglese Lancet, Ian Gilmore del Royal College of Psysicians ha affermato testualmente:”Non è vero, o meglio non è dimostrato, nonostante che si provi da molti anni a dar credito alla colorita diceria degli effetti benefici sul cuore e sui vasi. Non c’è un livello di alcolici scevro di rischi: nessuno lo ha scovato. E anche il privilegio, tutto francese, di non avere il colesterolo sopra le righe nonostante il gran numero di burro, attribuito al potere antiossidante dei polifenoli del vino rosso, è solo un’ipotesi affascinante”.
Se non abbiamo notizia di effetti benefici dell’alcool, conosciamo invece molto bene le devastanti conseguenze negative che arreca praticamente su quasi tutti gli organi e i tessuti del corpo: cirrosi epatica, epatiti alcoliche, varici esofagee anche sanguinanti, gastriti e ulcere, polinevriti a carico degli arti, infarto cardiaco, ipertensione e formazioni cancerose su bocca, esofago, stomaco sono solo alcuni di questi effetti.
Tornando alle mutate forme dell’alcolismo, Franca Beccaria dell’Università di Torino, in occasione del recente convengo “Alcol e generazioni: continuità e cambiamenti”, tenutosi nell’ex capitale d’Italia lo scorso 15 maggio, ha sottolineato con singolare chiarezza come le nuove forme rituali del problema siono riconducibili ad abusi di bevande che si consumano quasi esclusivamente in gruppo, che svolge simultaneamente il ruolo di nocciolo identitario e di nucleo di controllo, ad una sorta di nuova Sindrome di Stendhal che riconduce il disagio alla precarietà di scelte che investe l’attuale generazione di giovani, ed un ricorso ansiolitico e anestetizzante degli alcolici, che diventerebbero in questo modo l’estremo rimedio a squilibri affettivi e relazionali altrimenti percepiti come incolmabili.
Nel medesimo convegno, il professor Franco Prina si è interrogato su un altro aspetto spesso poco considerato dalle istituzioni, ovvero un orientamento che enfatizza, a scapito di un progetto educativo più organico e compiuto, la sola dimensione prescrittiva come disincentivo al ricorso all’alcool.
Del resto, se si lancia uno sguardo al panorama internazionale, si segnalano numerosi tentativi, taluni anche assai originali, per arginare la diffusione dell’alcolismo.
Il più curioso fra questi è certamente la Security Feel Beer, conosciuta come “bibita anti-sbornia” e già diffusa in Francia, Germania, Svizzera, Russia e Cina.
Trattasi di una bevanda al gusto di mela e pera e a base di acido asorbico e acido citrico, che sarebbe in grado di ridurre addirittura del 50% in soli 40 minuti.
Ma promuovere soluzioni come queste, com’è evidente, significa solo riconoscere una pesantissima sconfitta educativa che le istituzioni non devono per nessuna ragione accettare.
Anche perché in gioco non ci sono astratte considerazioni, bensì la vita dei nostri giovani che, in seguito all’uso di alcool, mettono sempre più a rischio la loro vita e quella di chi come loro si mette al volante.
A questo riguardo, come si dice, sono i numeri a parlare: in Trentino, nel solo primo semestre del 2009, sono stati 47.196 le infrazioni registrate in seguito a guida in stato di ebbrezza.
Nel medesimo periodo, gli incidenti mortali sono stati ben 16: un vero bollettino di guerra per una Provincia con un contenuto numero di abitanti, anche perché molto spesso si tratta di vittime giovani, con davanti a sé tutta la vita nonché risorse insostituibili anche per il Trentino, oltre che per l’affetto dei loro cari.
Ragion per cui urge l’immediata predisposizione di un progetto educativo che sappia, entro breve, potenziare in modo efficace la finora troppo debole campagna di sensibilizzazione su queste tematiche.
Un esempio da imitare, a questo proposito, è quello posto in essere dalla Asl di Milano, che ha deciso di inviare i propri operatori nelle scuole al fine di insegnare ai giovani come affrontare e motivare gli opportuni rifiuti all’alcool.
Ecco come Riccardo Gatti, direttore del dipartimento Dipendenze dell’Asl di Milano spiega detto piano educativo:”Noi abbiamo messo a punto un metodo che si basa sulla drammatizzazione delle situazioni […] il problema maggiore è sapere dire di no ai suoi amici senza per questo sentirsi discriminato o isolato dal gruppo. Noi insegniamo questo, a rifiutare l’offerta e a proporre alternative. Insegniamo a dire di no”.
E’ evidente come siffatti progetti rispondano in modo molto più diretto di molta cartellonistica, anche perché mirano ad intercettare direttamente i giovani, senza affidarsi a strategie esterne quali sono le campagne di sensibilizzazione, troppo spesso ignorate.
Di qui l’esigenza, anche per il Trentino, di mobilitare i propri esperti secondo un programma ed un calendario prestabilito che possa consentir loro di portare nelle scuole e non solo, le ragioni che un giovane dovrebbe far proprie per dire di no allo sballo, e per seguire una crescita ed una maturità più piena e lungimirante.
Anche perché, accanto a quelle sopraccitate, ci sarebbero diverse modalità con le quali promuovere una sensibilizzazione a questo tema, talune anche gradevoli per gli stessi alunni, come ad esempio l’organizzazione di concorsi dove si premiano i temi ed i disegni migliori in ordine alla prevenzione di alcool.
Così facendo, infatti, si potrebbe ampliare l’opera di prevenzione anche agli alunni più giovani, rinforzando di molto quel progetto educativo del quale le istituzioni dovrebbero farsi carico, in modo da non lasciare alle sole famiglie - che pure ne sono le prime interessate – e alle comunità che operano già da decenni nel settore, l’onore e l’onere di far capire ai giovani l’importanza di una vita sana, nella quale i valori principali non siano la trasgressione e lo sballo, ma l’amore per sé stessi e per il prossimo.
Benché possa apparire un’opera titanica, la posta in gioco è troppo alta per rinunciare preventivamente a questa scommessa: ne va del nostro futuro, oltre che del nostro presente.
Ciò premesso il Consiglio della Provincia Autonoma di Trento impegna la Giunta a:
1) predisporre quanto prima un calendario organico e completo di lezioni ed incontri formativi ed informativi secondo le linee di cui in premessa all’interno di scuole, gruppi di volontariato, oratori, per divulgare con forza il messaggio di rifiuto e di prevenzione nei confronti dell’abuso di alcolici ;
2) accrescere le misure di sostegno alle comunità che seguono ragazzi con problemi di alcolismo;
3) indire appositi concorsi presso le scuole che, mediante premi per i migliori temi e disegni, valorizzino anche tra i più giovani la cultura della vita e dell’amicizia in antitesi alle culture della trasgressione e dello sballo.
Etichette:
Famiglia e Giovani,
Mozioni,
Sanità e Assistenza Sociale
..a Proposito di Chico Forti
Caro De Battaglia,
Le scrivo per sottoporre all’attenzione del “Diario”, finestra attenta e quotidiana sul mondo trentino, un’importante e coraggiosa presa di posizione del nostro Consiglio Regionale che, in data 22 settembre, ha approvato all’unanimità una Mozione proposta dal sottoscritto con la quale ha inteso “adoperarsi, unitamente al Presidente della Giunta, presso le competenti Istituzioni nazionali - Capo dello Stato e Presidente del Consiglio - affinché possa essere chiesta alle Autorità statunitensi quantomeno una revisione del processo che ha visto la condanna dell'imprenditore trentino Enrico Forti”.
L’approvazione di questa mozione segna un importante passo in avanti per la vicenda di Enrico “Chico” Forti, imprenditore trentino implicato, processato e condannato come colpevole in una vicenda torbida quanto ambigua, che ha visto un processo assai sommario della cui trasparenza, per innumerevoli motivi, è oltremodo ragionevole dubitare.
A tutt’oggi, ed ormai da nove anni, Chico Forti è richiuso in un carcere della Florida, senza che più nulla si sia mosso. Lodevolmente sono sorte spontanee aggregazioni di cittadini sia negli Usa che in Italia – qui un apposito Comitato –ma le competenti autorità statunitensi, a tutt’oggi, non hanno ritenuto di riaprire il caso giudiziario, nonostante le molte ombre che lo hanno accompagnato.
Benché non si intraveda, quindi, un’immediata risoluzione dell’”odissea” dell’imprenditore, confesso d’aver provato immensa soddisfazione finalmente la politica impegnata in modo diretto, concreto e trasversale per la difesa dei diritti dei propri cittadini,in questo caso anche sul versante di questioni di rilievo internazionale.
In tempi di crisi economica e di comprensibile disaffezione sociale verso il mondo della politica, vedere un Consiglio regionale che approva all’unanimità una mozione atta a difendere la dignità e la vita di un proprio concittadino, è un segnale importante, che fa bene sperare. E che risponde concretamente a chi, per fede o per tenacia, non ha mai perso la speranza, come il sottoscritto. Auspico vivamente che i vertici nazionali tengano in somma considerazione il voto unanime della massima Autorità regionale, per il quale ringrazio ciascun componente.
Pino Morandini
Le scrivo per sottoporre all’attenzione del “Diario”, finestra attenta e quotidiana sul mondo trentino, un’importante e coraggiosa presa di posizione del nostro Consiglio Regionale che, in data 22 settembre, ha approvato all’unanimità una Mozione proposta dal sottoscritto con la quale ha inteso “adoperarsi, unitamente al Presidente della Giunta, presso le competenti Istituzioni nazionali - Capo dello Stato e Presidente del Consiglio - affinché possa essere chiesta alle Autorità statunitensi quantomeno una revisione del processo che ha visto la condanna dell'imprenditore trentino Enrico Forti”.
L’approvazione di questa mozione segna un importante passo in avanti per la vicenda di Enrico “Chico” Forti, imprenditore trentino implicato, processato e condannato come colpevole in una vicenda torbida quanto ambigua, che ha visto un processo assai sommario della cui trasparenza, per innumerevoli motivi, è oltremodo ragionevole dubitare.
A tutt’oggi, ed ormai da nove anni, Chico Forti è richiuso in un carcere della Florida, senza che più nulla si sia mosso. Lodevolmente sono sorte spontanee aggregazioni di cittadini sia negli Usa che in Italia – qui un apposito Comitato –ma le competenti autorità statunitensi, a tutt’oggi, non hanno ritenuto di riaprire il caso giudiziario, nonostante le molte ombre che lo hanno accompagnato.
Benché non si intraveda, quindi, un’immediata risoluzione dell’”odissea” dell’imprenditore, confesso d’aver provato immensa soddisfazione finalmente la politica impegnata in modo diretto, concreto e trasversale per la difesa dei diritti dei propri cittadini,in questo caso anche sul versante di questioni di rilievo internazionale.
In tempi di crisi economica e di comprensibile disaffezione sociale verso il mondo della politica, vedere un Consiglio regionale che approva all’unanimità una mozione atta a difendere la dignità e la vita di un proprio concittadino, è un segnale importante, che fa bene sperare. E che risponde concretamente a chi, per fede o per tenacia, non ha mai perso la speranza, come il sottoscritto. Auspico vivamente che i vertici nazionali tengano in somma considerazione il voto unanime della massima Autorità regionale, per il quale ringrazio ciascun componente.
Pino Morandini
Etichette:
Mozioni,
Riflettendo sull'Assurdo
“A Ciré urgono misure anti inquinamento per la Vetri Speciali Spa che tutelino i residenti della zona”
Trento 7/10/09
Al Presidente del Consiglio Provinciale
Giovanni Kessler
SEDE
Interrogazione
“A Ciré urgono misure anti inquinamento per la Vetri Speciali Spa che tutelino i residenti della zona”
La “Vetri Speciali Spa”offre certamente impiego a numerosi lavoratori e contribuisce i in modo determinante alla produttività industriale della provincia.
La ripresa della sua attività è quindi salutata positivamente considerate le numerose famiglie che vino sul lavoro presso detta azienda.
Quando, tuttavia, è in gioco la salute dei cittadini, che viene prima d’ogni cosa, è bene che le istituzioni si attivino con urgenza per appurare se effettivamente vi siano rischi per la loro salute ascrivibili ad emissioni inquinanti da parte di qualche attività industriale.
A ciò si collega l’iniziativa dei residenti di Ciré, che sono organizzati in un apposito gruppo denominato “Comitato residenti Ciré”avente come scopo quello di tutelare la loro salute.
Per far definitivamente luce sulla reale nocività di queste emissioni, i cittadini organizzatisi nel “Comitato residenti Ciré”hanno chiesto a gran voce delle verifiche da parte dell’Azienda sanitaria e dell’Agenzia provinciale per la tutela dell’ambiente.
Che la battaglia degli abitanti di Ciré non sia campata in aria lo dimostra la fase di fermo disposta dalla magistratura alla citata ditta, fase di fermo che a detta di qualcuno sarebbe riconducibile proprio alle sospette emissioni inquinanti.
E’ quindi urgente che la Giunta provinciale disponga dette verifiche. Non solo.
Ma pure di dare immediato ascolto alle problematiche sollevate dal “Comitato residenti Ciré”, e di disporre tempestivi controlli concernenti la contestata regolarità delle polveri emesse dalla “Vetri Speciali Spa”.
Ciò premesso, si interroga l’Assessore competente per sapere:
1) se era a conoscenza della situazione descritta in premessa;
2) se non reputa urgente disporre delle ispezioni o sollecitare chi di competenza a farlo, al fine di far luce sulle sospette emissioni di polveri da parte della “Vetri Speciali Spa”;
3) se non reputa prioritario attivarsi con immediatezza, visto e considerato che in gioco non ci solo semplici lamentale, ma la salute stessa dei cittadini di Ciré, che potrebbe risultare minacciata;
4) entro quali termini pensa di attivarsi;
5) qualora le emissioni di polveri da parte della “Vetri Speciali Spa” risultassero oltre i limiti consentiti, quali provvedimenti intende adottare.
Al Presidente del Consiglio Provinciale
Giovanni Kessler
SEDE
Interrogazione
“A Ciré urgono misure anti inquinamento per la Vetri Speciali Spa che tutelino i residenti della zona”
La “Vetri Speciali Spa”offre certamente impiego a numerosi lavoratori e contribuisce i in modo determinante alla produttività industriale della provincia.
La ripresa della sua attività è quindi salutata positivamente considerate le numerose famiglie che vino sul lavoro presso detta azienda.
Quando, tuttavia, è in gioco la salute dei cittadini, che viene prima d’ogni cosa, è bene che le istituzioni si attivino con urgenza per appurare se effettivamente vi siano rischi per la loro salute ascrivibili ad emissioni inquinanti da parte di qualche attività industriale.
A ciò si collega l’iniziativa dei residenti di Ciré, che sono organizzati in un apposito gruppo denominato “Comitato residenti Ciré”avente come scopo quello di tutelare la loro salute.
Per far definitivamente luce sulla reale nocività di queste emissioni, i cittadini organizzatisi nel “Comitato residenti Ciré”hanno chiesto a gran voce delle verifiche da parte dell’Azienda sanitaria e dell’Agenzia provinciale per la tutela dell’ambiente.
Che la battaglia degli abitanti di Ciré non sia campata in aria lo dimostra la fase di fermo disposta dalla magistratura alla citata ditta, fase di fermo che a detta di qualcuno sarebbe riconducibile proprio alle sospette emissioni inquinanti.
E’ quindi urgente che la Giunta provinciale disponga dette verifiche. Non solo.
Ma pure di dare immediato ascolto alle problematiche sollevate dal “Comitato residenti Ciré”, e di disporre tempestivi controlli concernenti la contestata regolarità delle polveri emesse dalla “Vetri Speciali Spa”.
Ciò premesso, si interroga l’Assessore competente per sapere:
1) se era a conoscenza della situazione descritta in premessa;
2) se non reputa urgente disporre delle ispezioni o sollecitare chi di competenza a farlo, al fine di far luce sulle sospette emissioni di polveri da parte della “Vetri Speciali Spa”;
3) se non reputa prioritario attivarsi con immediatezza, visto e considerato che in gioco non ci solo semplici lamentale, ma la salute stessa dei cittadini di Ciré, che potrebbe risultare minacciata;
4) entro quali termini pensa di attivarsi;
5) qualora le emissioni di polveri da parte della “Vetri Speciali Spa” risultassero oltre i limiti consentiti, quali provvedimenti intende adottare.
Etichette:
Ambiente,
Interrogazioni
Iscriviti a:
Post (Atom)

