venerdì 31 ottobre 2008

Le menzogne di Dalmaso e Dellai sull'I.T.E.A.

Trento, 30 ottobre 2008

SULL’I.T.E.A., DELLAI E DALMASO NON DICONO TUTTA LA VERITÀ

Con parallele ed identiche dichiarazioni su “Adige” e “Trentino”, il Presidente della Giunta provinciale ed il suo Assessore alle politiche abitative rilasciano dichiarazioni sconcertanti, su cui è doveroso intervenire, tantopiù da parte di chi in Consiglio e in Commissione ha avversato la legge sull’I.T.E.A. e formulato proposte per almeno ridurre il danno che la stessa ed il suo regolamento di esecuzione arrecano.

  1. Se i canoni sono stati rivisti al ribasso rispetto a pochi mesi fa, il merito è delle insistenti proteste del Comitato Inquilini I.T.E.A., costituitosi tre anni orsono, e dei pochi Consiglieri provinciali di minoranza che hanno dato battaglia in Consiglio e in Commissione.
  2. Gli assegnatari di alloggi I.T.E.A. non hanno mai messo in discussione una razionale revisione dei canoni, bensì gli aumenti sconsiderati che la legge e il regolamento propongono.
  3. Essi sanno benissimo che per loro il pericolo di perdere la casa è concreto, più che un’ipotesi è una realtà. Infatti Dellai e Dalmaso non dicono che oltre 3.500 inquilini anziani, per effetto di avere qualche metro quadrato di superficie in più secondo i parametri considerati di alloggio standard, si vedranno fare la proposta di cambiare alloggio. Lo stesso non dovrà più trovarsi nella stessa costruzione, ma vagamente nelle vicinanze. Se poi decidessero di rimanere nell’alloggio in cui vivono da 20 o 30 anni dovranno pagare, oltre al canone, i metri quadrati in eccedenza, però a prezzo di mercato! Con la conseguenza che molti di loro si vedranno costretti a rinunciare al loro alloggio per l’eccessivo costo che comporta quell’eccedenza.

  1. Agli inquilini soggetti a trasferimento verrà cambiato il contratto d’uso di cui fino ad ora fruivano; verrà sostituito dal contratto secondo la legge 431/1988, considerata la trasformazione di I.T.E.A. in S.p.a. e quindi la disciplina privatistica dei canoni. Alla stregua di detta legge, è garantita la permanenza nell’alloggio per soli 8 anni (4 + 4 rinnovabili), decorsi i quali spetterà ad I.T.E.A.. S.p.A. decidere se far continuare o meno quella permanenza, rinnovando il contratto. In tal modo si perde il diritto d’uso per un’esigenza di riordino che ha voluto l’ITEA S.p.a. e non l’inquilino.

  1. L’accanimento di Dellai e C. continua contro anziani e pensionati: basti pensare che il reddito da lavoro dipendente per il calcolo del canone viene considerato al 90%, mentre il reddito da pensione è calcolato per intero al 100%.

  1. In questi mesi è in corso la verifica dei requisiti per la permanenza negli alloggi I.T.E.A.; all’inquilino viene rilasciato l’indicatore ICEF risultante dalla documentazione prodotta. La Giunta provinciale assicurava che unitamente ad essa sarebbe stato comunicato l’importo del canone relativo che si doveva pagare. Nulla di tutto ciò, per cui nessuno sa cosa pagherà a gennaio del prossimo anno e tutto è lasciato all’immaginazione di I.T.E.A. S.p.a.! Dov’è il rispetto per i cittadini e la tanto declamata trasparenza che l’ente pubblico sostiene di avere?



                Cons. Pino Morandini


giovedì 30 ottobre 2008

Risposta a Postinghel

Trento, 27 ottobre 2008

Sfidando le cesoie, colgo l'occasione offertami da una lettera indirizzata provocatoriamente al sottoscritto, per tentare di chiarire per l'ennesima volta, alcuni aspetti inerenti alle elezioni del 9 novembre. Claudio Postinghel, il redattore della missiva, pone dei quesiti molto diretti al sottoscritto. Lo fa in maniera costruttiva, mostrando tuttavia di avere una percezione erronea del quadro politico trentino.

Il lettore infatti cita alcuni punti del programma del partito “Lega Nord”, chiedendosi come faccia il sottoscritto, da sempre uomo di centro che si batte per la salvaguardia e l'affermazione del valore inviolabile della persona umana, ad avvallarli. E' evidente che la domanda è sbagliata in partenza. Non me ne voglia Postinghel, ma il quesito è realmente “fantapolitico”: vengono citati dei punti del programma di un partito, la Lega; ma ci si scorda che il programma del sottoscritto non é il programma della Lega! Per il semplice fatto che appartiene ad un'area con sensibilità diverse.

Ciò che ho invece approvato, e cui ho dato il mio contributo, è il programma della coalizione, che differisce, e di molto, da quello della Lega singolarmente presa. E di certo, questo programma non contiene nessun accenno ai punti criticati da Postinghel. Lo legga, e se ne renderà conto.

Lo confronti poi con il programma del centro – sinistra ed analizzi razionalmente quale si pone più in contrasto con i valori che da sempre difendo. Senza contare che il decennio dellaiano è stato un disastro in quanto a violazione dei valori che tanto mi stanno a cuore. E ciò ha qualche rilevanza o no?

Alla base dell'onesta provocazione del lettore, sta tuttavia un'analisi assolutamente parziale del quadro politico odierno. In questo sistema di fatto “bipolare”, venuti meno i grandi partiti identitari (DC, PCI, PSI), la scena politica si presenta fratturata: alcuni partiti formano il centro – destra, altri formano il centro – sinistra. Per allearsi, i partiti non possono imporsi a vicenda i rispettivi programmi, bensì devono trovare una sintesi delle rispettive sensibilità nel c.d. “programma di coalizione”.

Ed e' ad esso che bisogna guardare quando si sceglie (si spera non sulla scorta di un'onda emotiva o delle boutade giornalistiche) se dare la propria preferenza all'uno oppure all'altro schieramento. Il resto, spiace, ma non conta nulla o quasi. E’ ovvio che il partito maggiore della coalizione influenzerà notevolmente il programma. Dunque, nell'alleanza che sostiene Dellai, la parte del leone spetterà al PD (e leggendo il programma lo si percepisce bene), nel centro – destra al PDL, formato da uomini di centro. Ed anche questo è bene ricordarlo....

E' per tali ragioni che ritengo che una lettura dei programmi di schieramento e sottolineo, di schieramento, sia molto costruttiva per appurare quale delle due coalizioni sia più fedele a quei valori cristiani citati da Postinghel nella sua lettera. Altrimenti, seguendo coerentemente il ragionamento del mio virtuale interlocutore, si dovrebbe affermare che, se io sostengo il programma della Lega, chi vota Dellai, sostiene il programma della sinistra becera (tipo Cogo, insomma) che appoggia il Governatore uscente.

E' evidente che ciò è una follia. Perché chi vota Dellai vota una coalizione con elementi sporadici di centro, e molto caratterizzata a sinistra, come denuncia il suo programma...ma non la sinistra.

Resta il fatto che solo un'analisi attenta dei punti programmatici dei singoli schieramenti può far riflettere in ordine ad una scelta non superficiale del prossimo Presidente della Provincia. Auspico non ci si faccia coinvolgere dall'antipatia verso l'uno o l'altro candidato, verso l'uno o l'altro partito. Ciò, che ancora poteva funzionare quindici anni fa, ora non regge più. Occorre guardare alla visione dell'uomo e della società espressa dal programma degli schieramenti.

Se si opta per una politica che guardi all'uomo, nella sua integrità, si adotti, pur con tutti i limiti del caso, la visione del centro – destra, e lo si voti domenica 9. Se, al contrario si preferisce il disastro nichilista degli ultimi dieci anni, con RU486 all’avanguardia, famiglie spesso dimenticate, e sperperi su sperperi, si appoggi ciò che ripropone Dellai con la sua sinistra – centro. Ma sia chiaro che non si sta giocando al simpatico o all'antipatico. E' in gioco il futuro del Trentino, dei trentini e della società trentina, mica balle.

Pino Morandini

Candidato PdL

sabato 25 ottobre 2008

Lettera aperta all’on. Pier Ferdinando Casini

Trento, 22 ottobre 2008

Lettera aperta all’on. Pier Ferdinando Casini

Caro Pier Ferdinando,

devo ammettere che fatico a comprendere le ultime mosse compiute dal partito di cui sei leader e che mi ha annoverato fra i suoi membri fino a poco tempo fa. Fino a quando, appunto, non si sono manifestate le scelte scellerate che tu ora difendi. Prima fra tutte, quella di appoggiare il Governatore uscente Lorenzo Dellai.

A Dellai ed alla sua sinistra, dunque, hai rilasciato una sorta di assegno in bianco. Non torno sui motivi che mi hanno spinto, per coerenza, a rimanere saldo nella mia posizione, senza unirmi a quella migrazione politica che il sottoscritto, e molti come lui, hanno vissuto come un tradimento. Tradimento non solo di un'alleanza, bensì di un ideale, di un progetto, di una storia e di una tradizione.

Allo scudo crociato, almeno, è stata risparmiata l'umiliazione di esser vilipeso fin nel segreto dell'urna, dopo esser stato svenduto per il corrispettivo di un assessorato.

Mi spiace dover dissentire così profondamente dalle tue posizioni, ma non posso tacere, non foss'altro per la schiettezza che ha sempre contraddistinto il nostro rapporto.

L’U.D.C. è stata condotta ad allearsi con chi, durante gli anni in cui ha seduto fra i banchi della Giunta (ossia...ancora oggi), non ha fatto che operare delle scelte in contraddizione rispetto a quei valori per cui fino a poco tempo fa ci battevamo insieme. Tu forse non puoi esserne al corrente, ma nessuno ha mai avuto la creanza di informarti sulla sequela interminabile di violazioni del diritto alla vita, di mancate tutele alle famiglie, ai lavoratori (specie del settore privato), agli anziani, che hanno contraddistinto questi due lustri di potere dellaiano? Nessuno ti ha mai reso partecipe del sistema – intreccio di potere e denaro che s'è instaurato nella nostra splendida regione e che persone da sempre a te vicine hanno definito “una magnadora”?

Credimi, Pier Ferdinando, non regge la motivazione che preferisci votare un democristiano piuttosto che un leghista. Si potrebbe immediatamente obiettare che tale scelta sarebbe velatamente razzista, ma è entrando nel merito della stessa che ne è svelata l'inconsistenza. Senza andare troppo a ritroso nel tempo, due anni fa, per le politiche 2006, la scelta era tra due candidati premier: Prodi e Berlusconi. Prodi veniva dalle fila della D.C., pur se di una corrente differente dalla tua. Eppure tu ti alleasti con Berlusconi (che democristiano non si può proprio dire che sia...), e girasti l'Italia sbeffeggiando Prodi. Non credo tu abbia compiuto quella scelta per ragioni “personali”: con Prodi, a livello meramente umano, saresti forse andato più d'accordo. Tu scegliesti Berlusconi perché ritenevi che in quella coalizione, grazie al suo programma, sarebbe stato molto più facile promuovere i valori cui si ispirava l'U.D.C.. E lo si poteva fare anche molto proficuamente, come testimoniano molti episodi, quali l'approvazione della l. 40/2004 in materia di fecondazione artificiale. Eri ben conscio inoltre che, data l'attuale situazione politica, è necessario optare per un'alleanza, invece che per un'altra, se si vuole servire efficacemente il Paese. E che l'alleanza di centro – destra, pur con tutti i suoi limiti, presenta molti più punti di contatto con i valori di noi moderati di quanto non faccia il centro – sinistra.

Potresti obiettarmi che, rispetto a due anni fa, è cambiato tutto: il centro – sinistra non annovera più tra le sue fila partiti che si richiamano esplicitamente al comunismo, che Dellai non è Prodi, ecc.. Potrei ribatterti che ci sono pur sempre i radicali, l'Italia dei valori con la sua inquisitoria moralistica, ecc… Ma ciò che forse è stato sottovalutato da te e da chi ha condiviso la tua migrazione, è che ci sono delle visioni di società inconciliabili tra una certa sinistra ed il centro di cui mi onoro, da sempre, di far parte. Sicuramente potranno trovarsi degli accordi sui singoli provvedimenti, ma sui valori “non negoziabili”, che a me stanno tanto a cuore, non si può. Eppure, come insegna la dottrina sociale della Chiesa, è a partire dalla difesa di quei valori che i cattolici dovrebbero ispirare le proprie scelte politiche. Sono essi infatti l’anima della politica.

Sono persuaso che la politica sia un servizio e che debba portare a risolvere i concreti bisogni delle persone. Tuttavia, ciò non è una scelta neutrale. Ogni provvedimento, per forza di cose, è sussunto in un quadro generale che ognuno ha per rappresentarvi la società, l'uomo. Una società che ponga la persona umana, come valore sacro ed inviolabile, al centro di ogni agire, oppure una che lo subordini al delirio soggettivistico o collettivistico. Per non prenderci in giro, è chiaro che non si parla di pericolo per la democrazia, bensì di indirizzare l'agire per il bene comune in un senso oppure in un altro. Allora emergerà subito, per tornare all'esempio fatto poc'anzi, cosa sia meglio scegliere.

Ti pare orientata alla persona una scelta che cancella la pensione alle casalinghe, è particolarmente risparmiosa sull'assistenza socio - sanitaria per gli anziani, sulle cure dentarie per i non abbienti, sugli assegni per i figli… ed invece così generosa per finanziare consulenze milionarie o il progetto sull’orso bruno? Per esempio, quest’ultima é una voce di spesa che dona a tutti lo spettacolo di un reality show con i plantigradi come protagonisti. E per un costo di qualche milione di euro!

Quello scudo crociato che ci ha accompagnato per tante battaglie, ha dovuto subire una metamorfosi che manco Kafka avrebbe pensato. Ora c'è solo un simbolo, un simulacro svuotato perfino di ciò che mai era venuto meno, pure negli anni in cui la D.C. agonizzava. Nel tuo laboratorio di politica, non riesco a pensare cosa potrai difendere.

Checché tu ne possa pensare, hai preso una colossale topica ad allearti alla demagogia populista che tenta di conservare il potere cavalcando i luoghi comuni ed inventando idiozie per screditare l'avversario: come quella concernente l’autonomia o l’accusa di razzismo. Guarda ai programmi concreti e ti renderai conto del contrario.

Hanno perfino inventato i neonazisti. Forse scordandosi che bocciare ogni proposta tendente a ridurre gli aborti, è espressione di una cultura di morte che si commenta da sola, tanto per fare un esempio. Stai appoggiando una sinistra greve ed antistorica, caro Pier. Esamina i relativi provvedimenti e te ne renderai conto...

Cordiali saluti.

dott. Pino Morandini

Consigliere regionale candidato PdL

mercoledì 22 ottobre 2008

Risposta ad Eccheli

Trento, 20 ottobre 2008

Egregio Direttore,

mi meraviglio di come si possa arrivare ad una percezione così irreale della realtà politica tridentina, pure dopo i mutamenti che l'hanno attraversata negli ultimi anni. Dovrebbe essere chiaro ormai come nel bipolarismo di fatto vigente anche nella nostra Provincia, il programma è della coalizione, non di un partito. Ed è ben diverso da ciò che tanto spaventa Eccheli, nell’attacco che mi rivolge.

Accenno solo al fatto che il regime messo in piedi dal Governatore ha allontanato anche molti elettori di sinistra. La coscienza limitata di ciò che la Giunta uscente (non) ha compiuto non è che un sintomo di questo. Per non parlare del tam tam insopportabile che tenta di trasformare le elezioni in una sorta di epica lotta del bene contro il male. Ma si può?

A prescindere da ciò, il PdL, a differenza della coalizione di Dellai, al suo interno comprende per lo più persone che provengono dalla Democrazia Cristiana o da altri partiti di centro. Se Divina dovesse vincere, infatti, i suoi assessori avrebbero in larga maggioranza quest'estrazione. Dellai, al contrario, avrebbe il PD (spostato ancora più a sinistra dalla nascita dell'UPT) come azionista di maggioranza.

E non c'è bisogno di rimarcare ancora una volta tutti i danni commessi dai membri della compagine del Governatore rispetto a quei valori inviolabili che stanno cuore al sottoscritto e, spero, pure ad Eccheli, il quale è invitato cortesemente a prendere visione di tutto ciò, prima di salire in cattedra a dare lezioni di democrazia o di etica politica.

Tuttavia, il mio virtuale interlocutore, forse, di ciò è ben al corrente. Infatti non entra mai nel merito di ciò che riguarda la tutela della vita umana, della famiglia e della libertà di educazione.

Quanto ai programmi, - ciò che conta realmente - se lei prova a nominare ai componenti dell'alleanza per Dellai un qualsiasi tema di quelli sussunti nell'art. 2 della Costituzione sotto il nome di “diritti inviolabili”, ne avrà circa venticinque risposte diverse.

Nel centro destra, al contrario, pur con i possibili limiti di questa coalizione, c'è un'unità totale su questo fondamentale aspetto. Noi siamo tutti, senza distinzione, per una cultura rivolta verso la persona in carne ed ossa. Siamo per una tutela totale di ogni essere umano, dal concepimento alla morte naturale, della sua integrità fisiopsichica, dei suoi bisogni economici, sociali.

Si guardi un po' la differenza tra i provvedimenti proposti da me e da miei colleghi e li paragoni con la mannaia utilizzata da coloro che si riconoscono nella coalizione che a lei sta tanto a cuore. Ne trarrà conclusioni che la sorprenderanno.

Sono da sempre a favore di una politica di integrazione, per il mero fatto che il valore principe della mia azione sono gli esseri umani. Credo che ciò vada perseguito realmente però. Non formalisticamente, cedendo ad un “volemmose ben” che non può che causare frizioni sociali. La politica deve governare il processo d'integrazione, agevolandolo attivamente. Ponendo dunque attenzione a quegli aberranti fenomeni culturali che tendono a svellere le fondamenta della nostra società civile. Mi riferisco al terrorismo o all’istigazione ad esso, alle culture che in qualche modo propagandano una discriminazione della donna vista come essere “inferiore”.

E’ un discorso complesso, ma sono da respingere sia le conclusioni “razziste” sia quelle che eludono il problema trincerandosi dietro slogan utopistici: entrambe infatti si rivelano, nei fatti, come sopraffazione dei più deboli a danno dei più forti. Il fallimento dello stato liberale puro ne è il paradigma storico. I problemi vanno affrontati interrogandosi razionalmente su come risolverli in un'ottica di salvaguardia della dignità della persona.

Il 9 novembre si tratterà di scegliere un modello di società più orientato alla tutela della dignità umana, come espresso dal programma della nostra coalizione, o più legato ad un'ottica strumentale della stessa, quella propugnata dal Governatore uscente. Dal canto mio, come uomo di centro (qualità che lei mi riconosce, e la ringrazio), la mia scelta, coerente anche se non indolore, è stata fatta, con l’unico criterio della centralità della persona, a partire dai valori non negoziabili. Cercando di usare lo strumento laico della ragione.

Cons. Pino Morandini

domenica 19 ottobre 2008

Lettera agli iscritti UDC

Trento, 14 ottobre 2008

Si parlava recentemente della nostra lista, del PDL. La si tratteggiava anche con qualche malcelata frecciata. Dopodiché, del sottoscritto, si descriveva l'avventura politica, alludendo a fantomatici “salti” che io stesso avrei compiuto.

Sono costretto a confutare del tutto quest'affermazione che, onestamente, reputo offensiva. Come già ho avuto modo di osservare, il mio percorso politico è stato totalmente votato alla coerenza, come pure mi riconoscono gli avversari.

Ho pagato di persona la fedeltà al mio elettorato ed ai miei ideali. E per perseguire codesti ideali i partiti sono lo strumento: per un servizio ai cittadini ed ai valori. Servizio che non svolgo certo per profitto. Grazie al concorso pubblico di magistratura, ho il mio lavoro sicuro e perfino più remunerativo dell’attuale.

Ma non è ciò che mi importa. Credo in certi ideali: per questi ho sacrificato gran parte del mio tempo, pagando di persona la mia scelta e ad essi ho cercato di essere sempre coerente.

Ho creduto che la collocazione politica più idonea per perseguirli fosse quella situata al centro. Così militai nella Democrazia Cristiana, dopo il suo tramonto, nei Popolari.

Dopo che i popolari si scissero, optai per un partito di centro che si alleò con il centro destra, ed a livello locale il Centro - UPT. E ciò perché, nel nuovo quadro politico, con il tramonto dell'egemonia dei grandi partiti storici (DC, PCI, PSI), iniziarono ad assumere importanza vitale le alleanze elettorali. Ritenevo, e ritengo tuttora, che la collocazione migliore per difendere e propugnare i valori in cui credo sia una coalizione che, pur rappresentando sensibilità diverse, trovi una propria radice nella tradizione popolare e liberale basata sulla libertà e responsabilità individuale e sull'intangibilità della persona. Molto più rispetto al centro- sinistra, ove convivono ancora pesanti gravami della tradizione legata da un lato al materialismo dialettico, dall'altro canto al soggettivismo sfrenato, ad un'ottica più strumentale ed ideologizzata nell'osservare la persona umana. Ed i fatti lo confermano.

Per fedeltà ai miei ideali feci questa scelta, tutt'altro che indolore per un uomo di centro quale il sottoscritto.

Mi fu naturale, dunque, rimanere al centro, pure allo sfasciarsi del Centro – UPT.

E’ forse sfuggito un fatto: da quei partiti dovetti andarmene io, dovettero andarsene tutti gli iscritti...perché i partiti cessarono di esistere. Ed io, tenendo salda la mia collocazione nel centro che riteneva di collocarsi nel centro – destra, mi accasai nell'UDC.

Al tempo, partito centrista e con determinate alleanze (diverse da quelle odierne). Che, almeno a parole, conservava nella sua ragione sociale la tutela e la salvaguardia di molti valori.

Poi, allo sbocciare della sciagurata alleanza tra UDC e Dellai, me ne andai. Dovetti andarmene. Per coerenza: con me, i miei elettori e, soprattutto, i miei principi.

Ma chi fu il saltimbanco?

Il sottoscritto che, dopo anni di militanza e servizio ai propri ideali e dopo dieci anni di opposizione alle Giunte Dellai proprio perché tali ideali calpestavano, è rimasto fedele alle sue convinzioni ed al mandato conferitogli dagli elettori? Oppure piuttosto chi, (si legga: l'UDC) dopo aver sbandierato ai quattro venti dei valori, si allea il giorno dopo con chi di essi ha fatto spregio?

Una volta che un partito abbia operato contorsionismi tali da snaturarsi ed abbandonare la propria collocazione, è il partito che tradisce.

Devo peraltro far notare che l'UDC detiene un ben triste primato nella mia vita di rappresentante del popolo trentino: mentre gli altri partiti si sciolsero e lasciarono ai singoli libera scelta, pur di non doversi snaturare cedendo alle correnti che si agitavano al loro interno, l'UDC ha scelto il tradimento della propria tradizione, rinnegando se stessa.

Di colpo ha rinnegato se stessa.

Cons. Pino Morandini

Candidato nella lista del Popolo della Libertà

venerdì 10 ottobre 2008

E' l'UDC il vero transfugo

Trento, 6 ottobre 2008

Da quando ho annunciato la mia scelta di abbandonare l’U.D.C., per cui ho profuso tanto impegno, alcuni suoi esponenti soprattutto di vertice, ripetono che sarei il traditore, il transfuga, ecc.

Lo fanno in continuazione, specie quando possono godere della visibilità loro offerta dai media...

Qualche seguace di Freud potrebbe forse azzardare simpatiche interpretazioni. Azzardando, ad esempio, che forse tentano di addossare al sottoscritto il peso d'una scelta che essi sentono traditrice nei confronti del loro elettorato e della storia simboleggiata fino a ieri dal simbolo di cui si fregiano. Presumibilmente, è possibile sia così. Tuttavia, non voglio indulgere a dietrologia.

Comunque, i fatti sono fatti. Ed è innegabile che nella legislatura che volge al termine il sottoscritto (al tempo ancora nell'U.D.C.) si sia battuto tenacemente, facendo opposizione al Governatore Dellai ed alle sue scelte sbagliate.

Più precisamente, il sottoscritto s'è battuto. Il Collega invece, pregustando già la ventura luna di miele con il Governatore ed i partiti della sua coalizione, s'è distinto per l’opposto.

Ad ogni modo, i valori che io propugno, e che fino alla svolta a sinistra dell’U.D.C. mi portavano a far parte di questo partito, sono quelli stessi che si rappresentano incompatibili con le scelte della coalizione di Dellai. La tutela della persona umana, della maternità, della famiglia, del reddito, dei lavoratori, dei malati, degli anziani, sono stati calpestati a più riprese dall'esecutivo di centro sinistra al potere da dieci anni in Provincia.

Dal momento che l'U.D.C. s'è accodato allo sfascio cui ho accennato non ho potuto che andarmene. Fieramente. Conscio che solo così sia possibile perseguire i valori in cui credo e che animano la mia azione politica. Prima nell'U.D.C., ora nel P.D.L..

Non certo per interesse. Grazie ai miei studi ed al concorso vinto in magistratura avrei infatti un impiego stabile e pure più redditizio dal punto di vista economico dell'attività consigliare. Quest'ultima infatti l'ho scelta esclusivamente per passione e per spirito di servizio affinché i valori in cui credo potessero trovare attuazione concreta nei provvedimenti.

E per attuare tale scopo, i partiti sono solo strumenti.

Chi crede che sia io il transfugo, in quanto passato al P.D.L., dovrebbe vergognarsi dei propri vaneggiamenti. Essi contemplano la coerenza come ossequio formalistico ad un partito. Che quest'ultima un giorno porti a compiere scelte fortemente incoerenti, come l'alleanza con Dellai, certo a loro non importa. Si segue la linea del partito, e tutti dietro.

Com'è evidente, ciò è inaccettabile. Dal canto mio, so di essere in politica per i principi in cui credo ed in cui credono i miei elettori. A questi principi ed agli elettori rendo conto. Questi sono ciò a cui sono sempre rimasto fedele ed a cui sempre rimarrò fedele. Gli unici arbitri della mia azione politica. Prima nell'U.D.C., ora nel P.D.L.

Il metro delle mie scelte non è il partito, bensì l'uomo. E cosa succede quando s'inquadra la politica come attività partitocratica, lo narra perfettamente la storia.

Pino Morandini


lunedì 6 ottobre 2008

L'esclusione (temporanea) dell'UDC

Trento, 2 ottobre 2008

Ok che l'esclusione (almeno fino a contrari pronunciamenti del T.A.R.) dell'U.D.C. dalla competizione elettorale ha suscitato, persino nei neo – alleati una ventata di risate mica da ridere. Non lo diranno mai, chiaro, ma con ogni probabilità ciò è successo...

Ok che un po' di sano umorismo alleggerisce l'anima, ma umoreggiare come fa il Principe Vescovo Dellai dalle pagine de “L'Adige” di mercoledì scorso, mi pare eccessivo.

Quantomeno, manca del dono della sintesi: per riassumere ciò che il suo esecutivo (non) ha fatto di buono in politica famigliare, si potevano usare sei lettere, anziché quella lunghissima teoria di righe. Bastava dire “niente”, ed ecco bella pronta un'esaustiva radiografia dell'ultimo paio di legislature.

Ad essere sinceri, temo d'essere eccessivamente drastico. Non è stato fatto proprio “niente”. Sono stati fatti danni con comportamenti commissivi, che è anche peggio.

Prescindo del tutto dalla concezione dellaiana che porta a bollare come “propagandistiche” certe manifestazioni popolari volte non solo a manifestare delle situazioni d'oggettivo disagio, bensì anche a proporre una cellula di società in contro tendenza rispetto a ciò che va tanto di moda al giorno d'oggi. E senza discriminare alcuno per le sue inclinazioni affettive e/o sessuali, ci mancherebbe altro!

Dellai, tuttavia, pare troppo intimamente intriso d'una concezione ideologizzata della famiglia, per ammetterlo. E qui temo molto pesino certe alleanze atrofizzate un pochino troppo a sinistra...

Il Governatore, comunque, non molla l'osso, e pacatamente, serenamente, tesse un idilliaco fotogramma della società tridentina. Brama di voti? Ottimismo ingiustificato?

Il sottoscritto vede con molta poca fiducia una Provincia che da brava pioniera delle mattanze, ha introdotto il veleno contrabbandato sotto la scritta “R.U. 486” . Dove la Giunta ha, ripeto per l'ennesima volta, abolito di fatto la pensione alle lavoratrici ed ai lavoratori casalinghi. Dove sono stati sistematicamente respinti tutti i miei provvedimenti volti a garantire le cure dentarie ai meno abbienti, un'assistenza socio – sanitaria di migliore qualità agli anziani...Dove ci s'è fatti beffe dei provvedimenti presentati dal sottoscritto, unitamente a molti colleghi, in materia di prevenzione dell'interruzione volontaria della gravidanza, in piena attuazione di quella sgangherata legge che è la 194/78. E molto altro ancora...

Forse, se si guardasse alle vittime del sabato sera, al consumo di droga, al numero degli aborti, alla solitudine in cui sono costrette coloro che intendono portare a naturale compimento una gravidanza difficile, la drammatica solitudine degli anziani, il menefreghismo che circonda plumbeo coloro che soffrono la crisi o a malattia, la vecchiaia, l'emarginazione in un modo che non è portato alla ribalta dagli stregoni dell'informazione...forse il quadro non sarebbe così ottimistico.

E credo che ciò abbia radici in si contingenze culturali, economiche, sociali. Ma ritengo che anche la classe politica abbia le proprie responsabilità. Chi ignora i provvedimenti urgenti a favore della popolazione per offrire consulenze a pioggia o per edificare faraonici templi della tecnica, per inondare gli occhi di fumo, implicitamente offre ipso facto un modello culturale. Rafforzato in più dall'affermazione d'un individualismo sfrenato che si fa beffe della tutela della vita umana e della dignità della persona, in ogni campo. E contrabbanda sotto un edulcorato pietismo socialdemocratico la mannaia del boia.

Per smentire ciò non basta un poco significativo dato sull'associazionismo giovanile, o su altri ammenicoli...Perché qui 'ode fin troppo forte l'inquietante affermazione dello storico Marc Bloch, allorquando sentenziava che “Se le i fatti contrastano con le idee, tanto peggio per i fatti..”.

Ed i fatti non sono proprio quelli elencati dal Governatore. Chi ha lottato con me in Consiglio, nel mondo associazionistico, per le strade, a contatto con i soggetti dimenticati negli ultimi dieci anni di dellaiana oligarchia, lo sa bene.

E sarebbe l'ora che si lacerasse questo menzognero velo.

Oppure gli illusionisti del “quarto potere” continueranno ad appiattirsi e ad appiattirci sulla “profezia” di Bloch?

Cons. Pino Morandini


Solidarietà a Dal Rì

Trento, 29 settembre 2008

La vicenda U.D.C. rappresenta davvero il paradigma di ciò che una certa gestione ha provocato all'interno del mio ex partito.

Non solo. L’epilogo, o quasi, sembra sia l’ora del regolamento di conti. Si sa, la struttura antropologica del capro espiatorio è da sempre presente nelle vicende umane, e Renè Girard ne sa qualcosa...Uomini fra gli uomini, alcuni esponenti U.D.C. non si sottraggono alla tentazione di scaricare addosso a qualcuno la responsabilità di quanto è avvenuto.

E così, è stato accusato il segretario Paolo Dal Rì d'aver distrattamente omesso l'autentica che ha dato causa all'invalidità della presentazione della lista.

Personalmente, non ho per nulla condiviso la gestione politica di Dalrì, apparsa complice di un’oligarchia che di fatto ha dominato il partito sino a condurlo ai recenti ben noti accadimenti.

Quando quell’oligarchia ha deciso il salto della quaglia, s'è accorto pure lui che il limite della decenza era stato oltrepassato. Da un bel pezzo, a dire il vero...

Probabilmente dopo le consultazioni di ottobre egli si sarebbe dimesso da segretario. Rimane, certo, il mistero di chiedersi come mai non lo abbia fatto prima.

Ma da qui ad accusarlo di un sabotaggio, sia pure involontario, alle liste del partito, ce ne passa. Ed è un passaggio molto eloquente a proposito di certi sistemi.

Voglio comunque manifestare solidarietà, sincera e non ipocrita, a Paolo Dal Rì.

Personalmente, non credo ad una parola delle accuse che gli ha mosso chi di lui s'è servito fino a ieri. Non ci credo per nulla.

Tutto ciò non fa che avvalorare la scelta compiuta dal sottoscritto e dai suoi amici: quella di abbandonare quell'U.D.C ridotto a parodia di se stesso. Certo, non è stato indolore abbandonare il simbolo bianco - scudato a me caro da sempre.

Ma, dato che l'alternativa era vestire quel simbolo assieme a chi non fa che tradirne gli ideali, – al punto da aver fatto ingresso in una coalizione che si è spesso dimenticata dei principi che per decenni hanno incendiato gli animi dei militanti dello scudocrociato – oppure, scegliere di continuare a perseguire gli ideali in un partito dove sia concretamente possibile metterli in atto, non ho avuto esitazione.

Giacché le coalizioni non sono che strumenti per attuare un programma, e quest'ultimo è una sintesi delle anime delle stesse, è evidente come, in questo frangente, scegliere il centro – destra od il centro – sinistra non sia una scelta neutrale. E' una scelta di merito.

Ho scelto il centro – destra non per ideali astratti. Parlo infatti di tutela della vita umana in ogni condizione, della tutela della famiglia, dei lavoratori, degli anziani; dello sviluppo e delll'effettività dell'assistenza sociale, di una sanità a misura di persona sofferente... Tra un partito che ha tradito la propria storia e la possibilità concreta di continuare a lottare per questi valori, be’...non ho avuto dubbi.

E' per questo che ho scelto di candidare nel centro – destra. Convinto che l’apporto del sottoscritto e dei suoi amici e sostenitori possa giovare ad una coalizione che si propone alla guida del Trentino. Se premiato dal voto popolare, il centro – destra farà di tutto per invertire la rotta. Tutelando la vita umana, la famiglia, il lavoro, gli anziani, i malati, le casalinghe, gli ospedali periferici, le comunità esistenti nelle vallate; ...e non nel chiuso dei programmi o nei proclami. Bensì andando incontro alle reali esigenze della popolazione della nostra Provincia.

Per un Trentino più democratico.

Cons. Pino Morandini

Gilmozzi alla Desmontegada: un esempio di "tuttologia applicata"

Cavalese, domenica, 14 settembre 2008.

E' il giorno della cosiddetta “desmontegada”, ossia il ritorno degli armenti dall'alpeggio. Secondo una consuetudine che rimanda a tempi ormai lontani, la ricorrenza è festeggiata in pompa magna: nel sole di settembre di canta, si balla, si gioisce per il fieno che riposa nei covoni. Tutt'intorno, ali di folla seguono le mandrie e le greggi, che dalle altezze alpine fanno ritorno nelle loro stalle.

Tradizionale, in questo quadro bucolico cui io sono molto affezionato, data la mia provenienza “fiamazza”, è la rassegna delle capre. Più che rassegna, si tratta, in realtà, d'una vera e propria “gara”. Una sorta di “miss Capra 2008”, tanto per capirci, con tanto di giuria ad eleggere quella che sarà la più bella del reame. Almeno per quest'anno.

E non è uno scherzo, visto che in ballo non rientra di certo la “bellezza” sgambettante che va tanto di moda a Salsomaggiore, bensì entrano in gioco dei severi parametri zootecnici che, dopo attenta e ponderata valutazione, faranno pendere il verdetto della giuria a favore di una oppure d'un'altra candidata. Verranno così giudicate le stalle, le linee di sangue, i prodotti dell'allevamento di un'intera valle. Si getteranno in un certo senso pure delle direttrici per il futuro degli ovini, almeno a breve termine.

Orbene, della giuria depositaria di tale compito, domenica scorsa, hanno fatto parte degli esponenti del mondo zootecnico, coadiuvati dall'assessore all'agricoltura.

E fin qui, nulla quaestio.

Assieme a loro ha trovato posto pure l'assessore Gilmozzi. Assessore all'urbanistica.

Perplesso, son rimasto perplesso...

Ma, forse, a torto....si sa che ormai l'ingegneria genetica fa passi da gigante, e forse c'è davvero bisogno di dare un'occhiata al piano regolatore del DNA caprino, in modo da valutarlo con un occhio sempre attento ai destini della Cosa Pubblica....

Più probabilmente, l’Assessore all’urbanistica è un tuttologo ...

Competenze incredibili e quasi nessuno se n'è accorto.

Cons. Pino Morandini